Contenuto riservato agli abbonati

Virus sinciziale, l'esperto del Meyer: i sintomi, i bambini più a rischio e le cure

Il professor Massimo Resti spiega la natura e la gravità dell’infezione: «In genere si cura facilmente, in certi casi serve il ricovero, allo studio il vaccino». Numerosi in casi in Toscana

«È un virus che conosciamo benissimo, c’è praticamente da sempre. La novità di quest’anno è che il picco dell’infezione è cominciato in anticipo, già dai primi giorni di ottobre». A parlare del virus sinciziale – un’infiammazione ai bronchioli, la parte finale delle vie respiratorie inferiori – è il professor Massimo Resti, direttore del Dipartimento specialistico interdisciplinare del Meyer di Firenze. La patologia colpisce soprattutto i neonati e i lattanti entro due anni di età: al Meyer nel solo mese di novembre ci sono stati 140 ricoveri, erano 24 nel 2020, un numero molto contenuto per effetto delle misure di prevenzione anti Covid-19. Quest’anno il virus sinciziale è tornato in circolazione e ha anzi anticipato l’infezione, che solitamente si verifica tra dicembre e aprile.

Professor Resti, come si riconoscono i sintomi di questo virus?


«Nei bambini più piccoli si verificano difficoltà respiratorie, affanni anche nel mangiare, frequenti colpi di tosse e il naso che cola, in alcuni casi può insorgere anche la febbre. Nei più grandi i sintomi sono soprattutto tosse e raffreddore, a volte anche in forma lieve. Va evidenziato che si tratta di un tipo di virus che può colpire tutti, a prescindere dall’età. Naturalmente i neonati e i lattanti sono i soggetti più esposti al rischio di conseguenze serie. La patologia può essere gravissima nei bambini fragili: i prematuri, gli immunodeficienti, i cardiopatici».

Cosa devono fare le famiglie per evitare conseguenze più gravi?

«In presenza dei sintomi, i genitori devono rivolgersi subito al pediatra che saprà indirizzarli. Non è necessario andare al pronto soccorso al primo raffreddore. Nella maggior parte dei casi il virus può essere debellato a casa, con dei semplici lavaggi nasali».

E nel caso di bambini più fragili?

«È probabile che si debba ricorrere al ricovero in ospedale e all’applicazione dell’ossigeno. In via preventiva, esiste poi una terapia con anticorpi monoclonali, che al Meyer utilizziamo dal 1998. È ancora molto costosa. Adesso è necessario sottoporsi a una puntura al mese durante il periodo invernale, ma è in sperimentazione una terapia che permette di proteggere il bambino per tutta la stagione con una sola puntura di monoclonali».

Esiste un vaccino per proteggersi dal virus sinciziale?

«Il vaccino da somministrare ai neonati è attualmente nella fase 2 della ricerca, e ancora non è in commercio. È poi in fase avanzata di studio anche un vaccino da inoculare alle mamme alla fine della gravidanza, prima che il piccolo sia nato».

Quali consigli darebbe ai genitori per prevenire l’insorgere dell’infezione?

«I bambini sani, e a maggior ragione quelli affetti da patologie, fino ai due anni di età non dovrebbero mai essere portati nei locali affollati, per esempio un supermercato o un centro commerciale. E vanno ridotte al minimo le visite negli ambulatori e negli ospedali, se non strettamente necessarie. Gli stessi familiari inoltre devono stare molto attenti ai contatti ravvicinati. Un semplice raffreddore, se attaccato a un neonato, può diventare qualcosa di molto più grave. Un consiglio lo rivolgo anche ai genitori: come fattore di precauzione, è auspicabile che si sottopongano alla vaccinazione antinfluenzale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA