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Prato, ucciso a 38 anni sulla porta di casa: le sue ultime parole, la testimonianza e i due killer in fuga

L’ingresso della casa dove si è consumato l’omicidio, a destra Gianni Avvisato che era stato titolare di una palestra di culturismo

L'agguato probabilmente dopo un litigio. Il rimorso del primo soccorritore

«Aiutatemi, mi hanno sparato!». Sono state queste le ultime parole di Gianni Avvisato, 38 anni, ucciso ieri pomeriggio sulla porta di casa a Comeana, una frazione del comune di Carmignano. Poco dopo ha perso conoscenza e a nulla sono serviti i tentativi di rianimazione del medico della Misericordia di Poggio a Caiano, mentre l’elisoccorso atterrato poco distante ripartiva in direzione di Firenze.

L’agguato, o forse una lite degenerata, è scattato intorno alle 15.30, quando i vicini di casa hanno sentito un colpo di pistola. Sicuramente Avvisato è stato colpito nella zona inguinale e la morte potrebbe essere sopraggiunta per un’emorragia interna, visto che c’è il foro di entrata ma non quello di uscita.


Nel giro di pochi minuti via Boccaccio, la strada senza sfondo sulla quale si affaccia l’abitazione del trentottenne, si è riempita di pattuglie dei carabinieri, che si sono messi sulle tracce degli assassini grazie ad alcune testimonianze. Una in particolare, quella di un residente che avrebbe visto due persone allontanarsi a piedi dall’abitazione di Avvisato e poi salire su un’auto che si è allontanata a grande velocità. Un altro testimone potrebbe aver visto anche il numero di targa e su questo stanno lavorando gli investigatori diretti dal sostituto procuratore Massimo Petrocchi.

In serata è trapelato un cauto ottimismo sull’esito delle indagini, ma non c’è ancora niente di sicuro. Ci sono però un sacco di occhi elettronici che potrebbero aver visto, perché il comune di Carmignano è dotato di una rete di 39 telecamere di sorveglianza, una anche sulla rotonda accanto a via Boccaccio, da dove potrebbe essere passata l’auto dei killer.

L’ipotesi che non si sia trattato di un vero e proprio agguato è basata sulla testimonianza di una donna che abita accanto alla casa della vittima. La donna era in casa quando ha sentito le urla di una lite molto accesa in strada, urla talmente forti che si è impaurita e ha pensato di chiamare il compagno, che lavora a un paio di chilometri di distanza, in via Lombarda. L’uomo si è precipitato sul posto insieme al fratello e ha trovato Gianni Avvisato accasciato nel giardino davanti all’ingresso (nel frattempo qualcuno aveva chiamato l’ambulanza). Mentre il fratello andava incontro al mezzo della Misericordia, lui è rimasto accanto al ferito fino a quando questo ha esalato l’ultimo respiro.

Sul volto di Avvisato sarebbero poi state trovate delle contusioni, ma che risalirebbero ai giorni precedenti, come se ci fosse stata una precedente lite, di cui l’aggressione di ieri potrebbe essere un seguito.

Gianni Avvisato era uno che difficilmente poteva passare inosservato, anche se molti di quelli che abitano nella sua strada dicono di non conoscerlo. Appassionato di culturismo fin da ragazzo, ha abitato anche all’Isolotto (Firenze) e si portava dietro un fisico imponente, uno di quelli con cui è meglio non mettersi a litigare.

Chi lo conosce se lo ricorda soprattutto come l’ex titolare di una palestra di Poggio a Caiano, che aveva iniziato a gestire insieme al fratello maggiore quando aveva poco più di vent’anni.

Poi il fratello maggiore è morto in un incidente stradale e anche Gianni ha ceduto la gestione dell’attività. Ultimamente sembra che facesse il cameriere in un locale.

I carabinieri confermano che aveva qualche piccolo precedente e non scartano alcuna ipotesi, da un regolamento di conti nel mondo della droga al delitto passionale. Sono attesi sviluppi nelle prossime ore.

La testimonianza: «Mi ha dato il telefono ed è morto»
Il rimorso del soccorritore: «Non ho fatto in tempo a chiedergli chi è stato»

«Gli ho tenuto la mano fino a quando ha smesso di respirare. Continuavo a dirgli di non mollare, di resistere, che presto sarebbe arrivata l’ambulanza, ma purtroppo non c’è stato niente da fare». È la testimonianza di uno dei due fratelli che hanno soccorso Gianni Avvisato qualche minuto dopo il colpo di pistola che alla fine è risultato fatale.

«Ho un solo rimorso - racconta il testimone, che chiede di non pubblicare il suo nome - È di non avergli chiesto chi era stato a sparargli, sul momento non ci ho pensato, era una situazione molto agitata. Lui continuava a dire "mi hanno sparato, non respiro". Poi a un certo punto mi ha passato il suo telefono cellulare. Forse lui stesso aveva chiamato il 118 e ho parlato in viva voce con una donna, credo una della centrale operativa. Ma alla fine non c’è stato niente da fare, purtroppo non ce l’ha fatta».

Quando è iniziata la lite davanti alla casa di Avvisato il testimone stava lavorando insieme al fratello a più di un chilometro di distanza. È stato chiamato dalla compagna che aveva sentito le grida in strada e si era impaurita. I due fratelli sono corsi in via Boccaccio e sono stati tra i primi a soccorrere il ferito.

«Lui lo conoscevo quando era più giovane - racconta il testimone, che è coetaneo della vittima - poi ci eravamo persi di vista e sulle prime non l’ho nemmeno riconosciuto perché aveva i capelli lunghi. Credo che in quella casa non ci stesse nemmeno, la stava mettendo a posto».

L’abitazione davanti alla quale è avvenuto l’omicidio è nella zona residenziale di Comeana, case cresciute come funghi negli ultimi venti anni per chi magari lavora a Prato o Firenze.

Anche il sindaco Edoardo Prestanti aveva conosciuto Avvisato tanti anni fa. «Andavo nella sua palestra a Poggio a Caiano - ha raccontato dopo avere fatto un sopralluogo davanti alla casa - Poi ci eravamo persi di vista e non sapevo nemmeno che abitasse qui in via Boccaccio. Questa è una zona tranquilla dove non erano mai accaduti fatti di sangue, al massimo qualche furto in abitazione. Non siamo abituati a queste cose. Per questo siamo tutti sconvolti».

Mentre i carabinieri stanno ancora lavorando per risalire agli assassini, lo stesso sindaco ricorda che il Comune di Carmignano si è dotato di un impianto di videosorveglianza che registra tutti i mezzi in entrata e in uscita dal territorio comunale. Potrebbero essere queste telecamere a dare la svolta decisiva alle indagini.