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Bonus edilizia, professionisti nel caos: «Non sappiamo ancora chi deve fare-cosa»

Maurizio Paolini e Mauro Carri

Geometri e commercialisti bloccati dal nuovo decreto Antifrode

Varato con zelo dal Consiglio dei ministri dopo il dito puntato dal Fisco contro i furbetti delle fatture gonfiate – sarebbero 800 i milioni di euro di crediti “fittizzi” connessi ai bonus edilizi – il decreto legge Antifrode fa mettere le mani nei capelli a professionisti – dai geometri ai commercialisti – e imprenditori del mattone. Intervenendo sugli articoli 119 e 121 del decreto Rilancio (Dl 34/2020) , la nuova disciplina contro le frodi amplia notevolmente l’obbligo di richiedere il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto al beneficio. E estende a tutti i bonus edilizi l’attestazione di congruità delle spese per la cessione del credito o per lo sconto in fattura.
 

CHI FA COSA?


Cominciamo dal Superbonus: se prima il visto di conformità era richiesto solo quando si optava per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, ora è necessario anche quando la detrazione del 110 per cento è sfruttata nella propria dichiarazione dei redditi da chi ne ha diritto. Per tutti gli altri bonus edilizi, quando si optava per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, “il visto” non era necessario, mentre ora lo diventa per: recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica, adozione di misure antisismiche, recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, installazione di impianti fotovoltaici, installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici (diversi da quelli che danno diritto allo sconto del 110 per cento) . Parliamo di interventi che animano la quotidianità del lavoro nel settore edile, non l’eccezione. Ci si chiede, dunque, da chi deve essere apposto il visto per quei lavori per cui fino a ora non era previsto: «Non si sa – risponde Maurizio Paolini, geometra livornese – Se io sono il progettista di un lavoro, metto a punto il computo metrico estimativo (documento che permette di definire il costo di un’opera edilizia, ndr) e lo sottopongo all’impresa che decide di essere l’appaltatore unico, devo darlo io o l’impresa? Oppure, deve essere il collaudatore, una figura terza? O ancora: per il bonus 110 per cento era prevista la figura del commercialista-revisore: il visto di conformità deve o può darlo lui? ». Non è una questione secondaria sapere chi deve mettere il bollo di conformità in quanto un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 12 novembre mette nero su bianco che il modello di comunicazione dell’opzione per lo sconto o la cessione del credito deve adesso essere inviato esclusivamente dal soggetto che rilascia il visto di conformità, utilizzando il servizio web nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate o mediante gli altri canali telematici di essa. O si sa chi deve farlo, o si blocca tutto. L’Istituto nazionale tributaristi ha sollecitato chiarimenti rammentando che «gli intermediari fiscali abilitati, che fino al 10 novembre hanno gestito le comunicazioni telematiche per i propri assistiti, non sono ancora stati inspiegabilmente autorizzati all’apposizione del visto di conformità» e starebbero anche subendo «un danno economico non potendo più svolgere una loro specifica attività».

I PREZZI: QUALI?

L’estensione degli adempimenti riguarda non solo il visto di conformità ma anche l’attestazione di congruità delle spese con cui si punta a colpire le fatture “gonfiate”: per cessione o sconto è necessaria per tutti i bonus edilizi mentre prima era richiesta solo per le detrazioni delle spese agevolate dal Superbonus e per quelle per interventi di efficienza energetica con Ecobonus e Superbonus. All’articolo 1 il decreto Antifrode stabilisce che saranno non meglio precisati «tecnici abilitati» ad asseverare se le spese corrispondono ai lavori realizzati: «Io credo che dovrebbe piuttosto essere il direttore dei lavori – valuta Paolini – a asseverare che i prezzi sono “veri” e che i lavori sono stati realmente eseguiti». E c’è poi la “questione prezziari” da prendere a riferimento: la stragrande maggioranza delle imprese e dei professionisti già seguono il prezzario Dei: «È plausibile che vengano utilizzati prezzari di riferimento sia per l’Ecobonus che per il Sismabonus – nota Mauro Carri, direttore di Ance Grosseto – che oggi non sono previsti. L’auspicio è che i prezzari siano aggiornati ai prezzi di mercato; al momento tra le imprese c’è incertezza, che si spera venga meno sciogliendo alcuni dubbi».

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