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Spiagge all'asta, c'è un piano per tutelare i balneari. Escluso chi non paga il canone da anni

Nei bandi per la concessione delle spiagge conteranno elementi a salvaguardia delle piccole imprese: ecco quali. Indennizzi a chi dovrà lasciare. Alt alle sub-concessioni

Un meccanismo di premialità per proteggere le piccole imprese che hanno investito e eviti che vengano sopraffatte dai giganti. Oppure un indennizzo che copra le spese sostenute, i mutui accesi per rinnovare lo stabilimento, gli ombrelloni, le tende. Gare vietate però a chi non paga il canone da anni e stop alle sub-concessioni. Non è più il tempo delle “sabbie mobili” in cui è ristagnata la grande questione spiagge. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che annulla la proroga delle concessioni demaniali al 2033 e impone il rispetto della direttiva Bolkestein dal 2024, i balneari sono tornati una priorità dell’agenda di Mario Draghi. E a Palazzo Chigi i consulenti del premier, guidati dall’economista Francesco Giavazzi, stanno già pensando a una soluzione. Una “riforma” delle concessioni da inserire nel maxi-emendamento alla Finanziaria. In quel provvedimento dovrebbe essere inserita la norma per avviare il censimento delle concessioni pubbliche sul territorio nazionale, la mappatura che il premier ha previsto anche nel decreto legge Concorrenza con tempi però molto più dilatati, concordati con la Lega alla fine di un negoziato al ribasso. La decisione dei giudici amministrativi invece ha imposto un’accelerazione.

Ma c’è altro. Nel pacchetto dovrebbero finire anche norme che tutelino le piccole imprese. Perché se è vero che gran parte dei balneari paga canoni ridicoli da anni in un mercato ricco, è anche vero che c’è il rischio che in quel mercato si inseriscano grossi gruppi capaci di stravolgere un tessuto economico e perfino svalutarlo. Draghi poi non può permettersi uno scontro con i partiti. Tutti, o quasi, sono sensibili agli allarmi della categoria, che per anni ha foraggiato le campagne elettorali in cambio di garanzie su uno status quo sgretolato dai giudici amministrativi. In fondo, non tutti i titolari di bagni nuotano nell’oro. In Toscana sono 1.291, in Emilia-Romagna 910. Molte sono piccole imprese, spesso familiari. «E pensando di arrivare al 2033 hanno investito, acceso mutui – dice Fabrizio Lotti, vicepresidente Fipe Confesercenti – chi perde il bagno deve vedersi riconosciuto un indennizzo per strutture e attrezzature».


Così, la norma ponte arriverà in aula con l’emendamento alla legge di Bilancio a inizio dicembre. Due o tre articoli che prevedano clausole spesso utilizzate nelle procedure di gara: una per assegnare una premialità sulla base degli investimenti fatti e il numero di addetti, o comunque che prevedano un indennizzo in caso di subentro. Chi lascia un bagno dopo anni non lo farà a mani vuote. Una risposta, in qualche modo, a Giorgia Meloni, che chiedeva «un provvedimento d’urgenza che protegga le spiagge dagli effetti disastrosi della sentenza».

Certo, dall’obbligo di gara non si torna indietro. Le “aste”, come le chiamano i balneari, sono inevitabili. E il governo non può rimandare. Deve dare un segnale a Bruxelles, che a febbraio comunicherà anche quanto costerà all’Italia la procedura d’infrazione per aver ignorato la Bolkestein per anni. Non un caso che Matteo Salvini abbia cominciato a incontrare i sindacati. Promettere nuove proroghe è roba da libro dei sogni. Il ministro del turismo Massimo Garavaglia vi intravede perfino un’occasione: «C’è stata questa sentenza ma non fasciamoci la testa. Il problema si affronta e si risolve, anzi forse è la volta buona che si trova una soluzione definitiva». Nella stesura del testo, Draghi dovrà tenere conto di tutte le sensibilità nella maggioranza. Fra i dem le posizioni sono diverse ma in Toscana e in Romagna poco distanti dal centrodestra. Certo, i grillini ora chiedono un confronto con tutte le forze politiche. Difficile che ottengano il via libera tutti i desiderata. Il deputato livornese Francesco Berti, insieme a Sergio Bertelli, li ha messi in fila in un emendamento al dl Concorrenza: ridurre a 5 anni le concessioni a gara, aumento dei canoni sulla base della redditività delle zone, obbligo di 50% di spiagge libere. Ma il Movimento martedì è già stato a un tavolo a Palazzo Chigi. E su alcuni punti la rotta del governo è condivisa.

Un’idea è di escludere dalle gare i balneari-concessionari che non pagano il canone da anni. E non sono pochi: secondo le stime del Mef si tratta del 25%. Non solo. Palazzo Chigi prende in considerazione anche il divieto di sub-concessione, fenomeno che ha favorito rendite di posizione. Non è inusuale che un titolare di concessione affitti la gestione del bagno a un terzo incassando somme molto più alte del canone. «Ma importante – dice Berti – sarà anche la mappatura. E cioè un sistema informatico che renda trasparente l’accesso ai dati sulle concessioni. Finora sembra impossibile sapere quanto valgono i canoni. Almeno in Toscana. Ho chiesto l’elenco al Demanio e mi hanno risposto di non disporne».