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I lavoratori Wass: «Ecco cosa facciamo. Sbagliato vendere ai franco-tedeschi»

L’azienda è leader per la produzione di siluri pesanti. «Vogliono le nostre competenze, non restare in Italia» 

Livorno. C’è un nuovo timore nel caso Wass Oto Melara. È quello che alla fine il punto di equilibrio possa essere uno spezzatino per tenere insieme tutte le esigenze. Da una parte lo sviluppo e la produzione degli armamenti terrestri, dall’altra la parte navale. Dividere e riassemblare potrebbe infatti rendere più semplice mettere insieme gli interessi portati avanti da un’ampia cordata politica che ritiene incedibili know how e produzione così strategiche per l’Italia e dall’altra l’obiettivo del Governo di tenere il Paese dentro la partita dei carri armato europei. Un risiko che si gioca ad altissimi livelli, si fa sempre più strada l’ipotesi che sia una partita seguita direttamente da Draghi e Macron, e che solamente il 24 novembre quando ci sarà l’incontro interministeriale al Mise potrebbe emergere ufficialmente. Le dichiarazioni del ministro della Difesa Lorenzo Guerini ( «il controllo italiano su questi asset non deve svanire») ha aperto una serie di ipotesi tra cui il coinvolgimento di altre realtà italiane, tra cui il gruppo Iveco già partner di Oto Melara per i sistemi terrestri.

“Chi va con chi” è una delle grandi preoccupazioni dentro lo stabilimento Wass di Livorno. I 350 dipendenti, tutti con qualifiche medio alte, temono di andare in mani straniere. Ritengono che difficilmente il consorzio franco-tedesco possa mantenere a Livorno lo stabilimento una volta che sarà entrato in possesso delle conoscenze che rendono l’azienda leader mondiale per i siluri marittimi pesanti.


Se Oto Melara, forte di una sottosegretaria alla Difesa spezzina Stefania Pucciarelli, si è attivata subito con un pressing dal basso, alla Wass si sta ancora a guardare sperando – ma non troppo – che si tratti dell’ennesimo “al lupo” di cui negli anni sono stati spettatori. Non c’è stato nessun presidio davanti alla fabbrica di via Levante ma soprattutto ancora non è stato fissato nessun incontro ufficiale a livello istituzionale. I delegati sindacali interni e le segreteria provinciali daranno il via oggi alla mobilitazione dopo una riunione tra sindacalisti delle Rsu e provinciali: si chiederà un intervento regionali e dei parlamentari locali più forte.

Mara Gentile, segue tra un call in francese e una in inglese, le trattative sindacali. È la rappresente interna della Fim-Cisl. «Non abbiamo ancora idea di quali siano i piani industriali alla base delle offerte di acquisto. Siamo più piccoli sia nel mare degli armamenti marini sia nel mondo del gruppo Leonardo. Ci siamo mossi meno di Oto Melara perché non c’è una grande cultura sindacale in azienda e non perché non ci sia preoccupazione. Temiamo che il nostro sito possa essere spostato: siamo consapevoli di avere grandi capacità per i siluri, ne possiamo progettare tenendo insieme sia la propulsione, le tattiche, il completamento acustico. Abbiamo concorrenti francesi e tedeschi ma siamo quelli a livello più avanzato per i siluri marini, quelli che si lanciano dai sommergibili. Abbiamo competenze che non si imparano all’università. Detto questo abbiamo l’handicap di non aver mai avuto una piattaforma per imbarcare i nostri sistemi».

Cosa significa ai fini della trattativa? Che una collaborazione con Fincantieri, che già a luglio ha visitato lo stabilimento, renderebbe più completi i progetti ma che oggi siamo meno ancorati al territorio. Conferma Maurizio Maddalosso di Uilm che con Gabriele Dolfi (Fiom) completa il gruppo dei sindacalisti aziendali con cui hanno un obiettivo comune: mantenimento dell’occupazione e del sito a Livorno.

«Con Finmeccanica – commenta – stiamo benissimo e la maggioranza dei lavoratori potesse scegliere resterebbe come siamo adesso. Se Fincantieri garantisce la permanenza dello stabilimento a Livorno e gli attuali livelli occupazionali non abbiamo alcuna pregiudiziale. Ci crea apprensione invece l’offerta franco tedesca. Non verrebbero certo qui per far crescere una produzione in Italia: acquisirebbero le nostre competenze e poi sposterebbero tutto nei propri paesi. Senza contare che la scelta di venderci da parte dell’Italia sarebbe incomprensibile. Sono dati riservati, come si immagina, ma vendiamo in tutto il mondo e stiamo crescendo anno dopo anno. Abbiamo pensato anche a uno spezzatino ma non si possono fare ipotesi su questo: si sa che Fincantieri è più interessata a investire sul navale e meno sul terrestre ma Oto Melara fa cannoni anche navali e in estate ha visitato entrambi gli stabilimenti. E poi: si dice ne parlino Draghi e Macron e che anche Leonardo non possa agire da solo. È un livello troppo alto per fare ipotesi».