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Tv e decoder, si cambia: canali da risintonizzare. Le “prove” per capire se tutto funzionerà

Come non avere problemi nel passaggio: la rivoluzione delle frequenze dovrà completarsi entro il primo luglio 2022

Entrerà a pieno regime nel 2023 il nuovo digitale terrestre Dvb-T2, che tecnicamente porta un miglioramento della qualità visiva e dell’alta definizione di tutti i canali trasmessi rispetto all’attuale standard Dvbt. Già oggi però la transizione sta causando problemi in case e condomini. Le principali emittenti stanno invitando i consumatori che vedono peggio i vecchi canali, o non li vedono affatto, ad acquistare prodotti aggiornati, magari approfittando dei bonus governativi. E così spesso i telespettatori mettono mano al portafogli, con risultati non sempre all’altezza delle aspettative; anzi. Ecco il perché, spiegato dai lavoratori iscritti alla Confederazione nazionale dell’artigianato.

Nelle intenzioni del Ministero dello sviluppo economico, che redige il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze (tv e telefonia condividono lo stesso spettro), dovevano avvenire di pari passo e con uno scambio relativamente indolore due operazioni distinte: l’introduzione in tre fasi del nuovo digitale terrestre da un lato, e dall’altro la vendita e cessione di alcune frequenze per fare spazio al 5G.

A causa di ritardi attribuiti alla pandemia però la prima è stata differita, la seconda invece no e si dovrà comunque concludere entro il primo luglio 2022. A complicare le cose, nel frattempo, Rai e – in parte – Mediaset a partire dal 20 ottobre hanno avviato una cessione anticipata di alcune frequenze, aumentando artificiosamente la compressione di alcuni contenuti in definizione standard (passando da Mpeg2 a Mpeg4) per “spalmarli” su altre frequenze. Su una singola frequenza possono infatti viaggiare più contenuti, e contenuti compressi sono più leggeri da trasportare. Il passaggio di frequenza non comporta però necessariamente un trasferimento di canale, inteso come numero da digitare sul telecomando. E così, per molti telespettatori, alcune reti sono semplicemente scomparse dalla sera alla mattina: La7, in primis, ma anche alcune emittenti locali, creando situazioni difformi tra regioni, territori e zone, in particolare nelle aree isolate o rurali, magari al confine tra due ripetitori. Ed è così diventato difficile capire se il problema riguarda il televisore o l’impianto. Il primo passaggio per tutti diventa verificare se il televisore o il decoder sono compatibili con il nuovo standard: se il televisore non è compatibile serve un decoder da collegare ala Tv, se il vecchio decoder non è compatibile ne serve uno nuovo. In seconda battuta si procede con la risintonizzazione dei canali, a mano o in automatico a seconda del modello dell’apparecchio. Tutte le istruzioni, compreso un elenco descrittivo dei singoli dispositivi, sono disponibili sul sito nuovatvdigitale. mise. gov.it predisposto dal Ministero. Per verificare – in via preliminare – la compatibilità del dispositivo (televisore o decoder) è sufficiente andare sui canali 100 e 200: se sono visibili i test Hevc Main 10 il dispositivo è già predisposto per Dvb-T2, altrimenti si fa la risintonizzazione. È tuttavia possibile che, nonostante la risintonizzazione, i canali 100 e 200 non siano visibili; bisogna allora andare sui canali 501 (Rai 1 HD) e successivi, in particolare sul 507 (La7 HD). Se il telespettatore vede i canali 501 e successivi, o anche il solo 507, ma non il 100 e 200, può rimandare l’acquisto del televisore al prossimo anno; in caso contrario è necessario chiamare l’antennista. Dovrà essere infatti il professionista a capire se il problema dipende dall’impianto, suddiviso in antenna e centralina, distinguendo fra singola abitazione e condominio. In ordine di complessità e costi crescenti, le possibilità sono: reindirizzare l’antenna o intervenire sulla centralina installando nuovi filtri (cioè gli elementi che selezionano i pacchetti di dati da lasciar passare) , oppure sostituire in tutto o in parte l’una o l’altra. Nei condomìni i costi possono essere ripartiti fra i singoli condòmini, in caso di abitazione singola sarà invece il proprietario a doversi accollare tutta la spesa e quindi – preventivamente – valutare il rapporto costi-benefici dell’intera operazione.

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