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Virus sinciziale, impennata di casi in Toscana. Che cos'è, i sintomi e come si cura

Massimo Resti, esperto del Meyer: nel 2020 le misure anti-Covid hanno azzerato i ricoveri, ma nel 2021 la diffusione della malattia sta registrando un aumento

Non è nuovo, il virus respiratorio sinciziale. Né è una malattia nuova quella che causa ai bambini piccolissimi, una infiammazione (anche grave) ai piccoli bronchioli, la parte finale delle vie respiratorie inferiori. Non è una novità (purtroppo) neppure che, nei casi più gravi, possa anche essere mortale per i neonati o, comunque, per i bambini al di sotto di un anno: un bimbo di 11mesi a La Spezia, una bimba di 5 mesi a Castellamare, oltre a due decessi dubbi fra Siena e Lodi in pochi giorni. La novità, semmai, è che quest’anno la diffusione del virus ha registrato un’impennata. Ma non è una sorpresa, spiega il professor Massimo Resti, direttore del Dipartimento specialistico interdisciplinare dell’azienda ospedaliera universitaria Meyer.

2021 PIU' CONTAGIOSO


«Tutti gli anni – esordisce il dottor Resti – da novembre ad aprile vediamo i reparti riempirsi di bambini piccoli colpiti da bronchiolite. L’anno passato, grazie alle procedure di prevenzione del Covid (mascherine, distanziamento, isolamento, igienizzazione) per la prima volta non abbiamo avuto neppure un ricovero per virus respiratorio sincinziale. Non solo al Meyer ma neppure all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma né altrove. Quest’anno, perciò, si ammalano come sempre i bambini sotto l’anno di età, ma anche quelli fino a due anni. E soprattutto si ammalano prima. È da ottobre che vediamo ricoveri da virus respiratorio sinciziale: raramente questo accade».

IL CONTAGIO

Questo virus – spiega ancora il medico – è cattivo, perché è molto contagioso. La trasmissione«avviene per via aerea, come per il coronavirus e gli altri virus respiratori». Quindi bisogna stare attenti (o lontani) da chi starnutisce o tossisce, ad esempio. «I bambini possono trasmettere il virus agli adulti e viceversa. Ma se gli adulti hanno sviluppato gli anticorpi (come è più che probabile) anche se si contagiano con il virus sinciziale possono prendere solo un raffreddore o nulla. Discorso diverso, invece, vale per gli anziani con sistema immunitario deficitario o affetti da patologie gravi», ribadisce il professor Resti.

CURA A PREVENZIONE

I bambini più a rischio di contrarre l’infezione grave da virus respiratorio sinciziale – sottolinea Resti – sono i neonati o comunque i bimbi fino a un anno con co-morbilità (affetti da altre patologie), da cardiopatie congenite a problemi neuro-muscolari. Mentre gli altri bimbi sviluppano forme lievi che si curano a casa.

L’unica cura efficace per i casi gravi è l’ossigeno: quando il bimbo non riesce a respirare si porta in ospedale e gli si fornisce ossigeno. Tuttavia, la malattia nei bambini e neonati a rischio si può prevenire: con un’iniezione al mese (da novembre ad aprile) di «anticorpo monoclonale umanizzato, farmaco che esiste dal 1998».

LA NOVITA

Proprio in questi ultimi mesi – annuncia Resti – stanno uscendo «nuovi monoclonali che durano per tutto il periodo stagionale. Si fa un’unica iniezione a ottobre/novembre e basta, con un grande risparmio sulla spesa sanitaria che ci consentirà in futuro di ampliare la platea dei bambini che ricevono l’anticorpo monoclonale. Magari lo potremo dare a tutti i lattanti».

VACCINI

Non esistono, invece, vaccini per i bambini. Non ancora, sono in fase sperimentale, ma molto indietro. Sono nella fase finale della sperimentazione, invece, vaccini per gli anziani (ai quali il virus può creare problemi seri in caso di co-morbilità). «Esistono vaccini in sperimentazione per le mamme che passerebbero gli anticorpi ai bambini con la somministrazione nella fase finale della gestazione. Ma i risultati ottenuti finora non sono strabilianti. Anche perché lo studio è stato condotto quando non c’era un’epidemia».

PER APPROFONDIRE: 4 DOMANDE CHIAVE

Che cos’è il virus respiratorio sinciziale? Il virus cattivo che colpisce i piccolissimi

Il virus respiratorio sinciziale è un «virus molto cattivo» conosciuto da anni che colpisce soprattutto i bambini molto piccoli. E soprattutto nei bambini molto piccoli può causare le infezioni più serie.
Questo virus determina l’infiammazione dei “bronchioli”, le ultime diramazioni dei bronchi (le più sottili) e questo manda in difetto di ossigeno i bambini. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità provoca 64milioni di infezioni l’anno con 160mila decessi nel mondo. È la seconda causa di decesso nei bambini piccoli dopo la malaria.

Quando è mortale il virus respiratorio sinciziale? Uccide neonati solo se con altre patologie

Il virus respiratorio sinciziale è mortale solo in casi particolari. I bambini più a rischio di sviluppare forme gravi di infezione sono i neonati, da zero a sei mesi. Non tutti: soprattutto quelli affetti da altre patologie: bimbi nati prematuri, con sofferenza respiratoria, cardiopatia congenita; malattie neuro-metaboliche, neuromuscolari, difetti neurologici o tumori. In un caso su due, il virus sinciziale è responsabile della bronchiolite; negli altri casi, la malattia è causata da altri virus respiratori: bocavirus, influenza, para-influenza, rinovirus (virus del raffreddore).

Esiste la cura contro il virus sinciziale? Prevenzione con anticorpo monoclonale

Non esiste una cura per contrastare il virus sinciziale. «L’unica cura che esiste – spiega il pediatra Massimo Resti (Meyer) – è l’ossigeno. Quando i bambini boccheggiano bisogna dare loro l’ossigeno: ecco perché è necessario venire in ospedale». Tuttavia – sottolinea il medico – «esiste la possibilità di prevenire, con l’anticorpo monoclonale umanizzato che esiste dal 1998. Si tratta di un farmaco molto costoso garantito (fgratuitamente) a chi è più a rischio di sviluppare forme gravi della bronchiolite».

Quali sono i sintomi che fanno scattare l’allarme? Respiro faticoso occhi stralunati niente appetito

Nelle forme più gravi di bronchiolite da virus sinciziale – spiega il pediatra Massimo Resti (Meyer) – il bimbo «respira a fatica, diventa un po’ cianotico intorno alla bocca perché fa fatica a ossigenarsi, sta seduto perché cerca di far entrare aria. Il dottore auscultandolo sente rumori caratteristici della patologia, ma già l’osservazione clinica è sufficiente: sono bambini con occhi stralunati, intenti a respirare, saltano i pasti». Nelle forme più lievi i bambini mangiano e “sbuffano” perché nutrirsi con il naso tappato è faticoso. Il pediatra li segue a casa.