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Sanità, richiamo da Roma sui conti della Toscana. Il precedente e dove Giani spera di recuperare soldi

Eugenio Giani

Il presidente: «Il governo è preoccupato per la spesa sul personale. Paradossali le proteste dei sindacati». E ora si confida nei tagli delle Asl

FIRENZE. «No, non una diffida. Una segnalazione. Sì, abbiamo ricevuto dal ministero dell’Economia e delle finanze una comunicazione in cui si rilevava una preoccupazione per la spesa sostenuta per il personale sanitario». È appena uscito dalla Sala Affreschi del Consiglio regionale, Eugenio Giani. Bersagliato di domande per un’ora dai membri della commissione sulle infiltrazioni mafiose e il Keu sperava di tirare un po’ il fiato. In fondo, quella è una storia al passato remoto, ormai, per il presidente.

I cronisti invece lo incalzano. Ma se c’è un assillo nelle giornate del capo della Regione è lo sbilancio causato dall’aumento dei costi per la sanità toscana. Un boom da 136 milioni che avrebbe contribuito in buona parte a generare un potenziale disavanzo da oltre 500 milioni per il 2021. Ecco, Giani la definisce «comunicazione», ma è costretto ad ammetterlo: la Toscana ha ricevuto un richiamo dal governo di Mario Draghi. Sui conti della Regione da tempo è scattato un alert da Roma. Sarebbe partito alcune settimane fa. «Un paradosso – confessa il presidente – vi rendete conto: i sindacati proclamano lo stato di agitazione contestandoci di congelare le assunzioni, mentre da Roma ci dicono che abbiamo speso troppo».


Il richiamo non un inedito nelle relazioni fra burocrazie centrali e periferiche, ma certo un campanello d’allarme. Perché quando è successo, per la Toscana scattò il rischio di un commissariamento. Ad aprile di tre anni fa toccò a Enrico Rossi. Fu Giuseppe Conte, allora capo del governo gialloverde, a strigliare la Toscana. L’esecutivo allora contestava 199 milioni di «perdite» accumulate nei 18 anni precedenti, 32 dei quali nell’ultimo trimestre 2018. Il messaggio era chiaro: non potevano più pesare come un fardello sui cittadini. Se entro il 31 maggio non avesse ripianato, sarebbe scattata una «gestione commissariale», scriveva l’ex presidente, con misure lacrime e sangue: blocco del turn over nelle assunzioni e aumento delle addizionali Irap e Irpef.

In parte ciò a cui è già stato costretto il servizio sanitario regionale, in parte ciò che potrebbe succedere per i contribuenti se non si trovassero le risorse necessarie a coprire il disequilibrio. Tant’è che Giani tiene ancora aperta l’opzione di un aumento delle tasse, soprattutto l’addizionale Irpef.

Solo che per Rossi si trattò in realtà di ripianare un buco inferiore. Erano perdite causate dagli ammortamenti sui mutui accesi per costruire gli ospedali e il Mef aveva accordato un dilazionamento del riequilibrio in 19 anni, che in pratica pesa per 9 milioni di euro annui sul bilancio. Ora, a causa della pandemia, Giani si trova a dover gestire una partita molto più complicata. Un paio di operazioni di recupero le ha già attuate o comunque sta per farlo. Sta per varare una variazione di bilancio da 67 milioni grazie a residui non utilizzatio e ha appena posticipato di un anno 90 milioni di finanziamenti previsti per progetti non esecutivi come quello per la tramvia per Bagno a Ripoli. Lui addirittura ora festeggia, perché è arrivata, dice, «la conferma che dal Pnrr riceveremo 370 milioni che servono per costruire le tramvia per Sesto e Bagno a Ripoli, quindi quei soldi li recuperiamo», anche se Dario Nardella li reclama.

Ma soprattutto spera che la Roma matrigna che lo ammonisce diventi benigna e invii almeno 160 milioni di rimborsi extra per le spese sostenute per fronteggiare l’emergenza. Inoltre 200 confida arrivino da politiche di rigore delle Asl. Non facilissimo, perché, con la cinghia da tirare a fine anno, l’austerità potrebbe tradursi in un taglio ai servizi.



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