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Legge pro-concerie, Giani si smarca: «Così ne ho messe ai voti centinaia»

Giani e Rossi nel settembre 2020

Il presidente in commissione d’inchiesta: pronto a varare un codice etico sulle infiltrazioni mafiose

FIRENZE. L’ex non accusa il successore. «Non do giudizi sulla giunta attuale, ma che errore politico l’emendamento pro-concerie». Il successore ricorda, ma non precisa. Non elude le domande, ma non le risolve. Soprattutto se c’è da tirare in ballo l’ex. «L’emendamento? Lo misi in approvazione come con centinaia di altri atti simili. Nessuno votò contro e nei giorni successivi mi fece problemi». Ora però è «pronto a varare un codice etico per le aziende contro le infiltrazioni mafiose».

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Enrico Rossied Eugenio Giani si incrociano appena nella saletta d’attesa, un saluto veloce, freddo, ma questa volta niente schermaglie, nessun attacco frontale come avvenuto mesi fa, quando sui riflessi politici dell’inchiesta della Dda fiorentina sulle concerie e il Keu l’ex e l’attuale presidente della Regione non lesinarono stoccate reciproche.

I due arrivano a Palazzo Panciatichi nel pomeriggio, convocati uno dopo l’altro in consiglio regionale dalla commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose emerse proprio dalle indagini. A stare alle accuse dei pm, dalle concerie sono uscite oltre 9mila tonnellate di Keu, un composto di rifiuti tossici interrato illegalmente in tredici siti sparsi per la Toscana attraverso ditte legate alla ’ndrangheta. Le cosche avrebbero aiutato il consorzio Aquarno a smaltirlo contaminando il territorio, e le imprese di Santa Croce così avrebbero risparmiato soldi anche grazie alla complicità della politica, che le avrebbe favorite con deroghe e una legge ad hoc per scavalcare i controlli.

Proprio l’emendamento che a maggio 2020 porta in aula Andrea Pieroni, il consigliere regionale Pd indagato e accusato di corruzione per aver presentato la modifica alla legge regionale sulla gestione dei reflui facendo gli interessi dei conciatori in cambio di un contributo elettorale da 2.500 euro. «Gli ho detto: Eugenio, vai liscio e buttalo lì», racconta Pieroni a uno dei conciatori in una telefonata intercettata poco dopo il voto. L’emendamento pro-concerie? «Io ero presidente dell’aula, un notaio, mi fu presentato senza illustrazione e lo misi in approvazione come avevo sempre fatto con centinaia di altri emendamenti», dice Giani uscendo dalla Sala Affreschi ribadendo ciò che ha appena detto ai commissari. «Fu un errore politico enorme presentarlo senza parere tecnico della giunta e degli uffici legislativi del consiglio. Un errore politico commesso anche da chi non ha votato ed è stato zitto», tuona Rossi, bacchettando pure l’opposizione.

Se il ritocco al testo filò liscio davvero fu anche perché nessuno alzò un dito per mettersi di traverso. Rossi poi ricorda che è stata la Regione a diffidare per due volte i conciatori sugli sforamenti, a denunciare e a far partire l’inchiesta. E che gli uffici tecnici bocciarono una proposta simile all’emendamento Pieroni sottoposta alla giunta tempo prima. Non solo. Incalzato da Alessandro Capecchi, consigliere di Fdi e uno dei più battaglieri su questa storia, l’ex presidente ripete, così come aveva rivelato al Tirreno, di aver avvertito Pieroni nell’ottobre 2019 e avergli «detto espressamente che l’emendamento sarebbe stato bloccato dal governo». Che in effetti poi lo impugna di fronte alla Consulta. «Poi tutto si ferma a causa della pandemia e l’emendamento viene riproposto a giugno (in realtà maggio, ndr)portandolo in Consiglio in modo un po’ subdolo e senza che lo sapessi».L’ex presidente è netto: quella modifica sottraeva le aziende dall’obbligo di autorizzazione integrata ambientale.

Giani, come mesi fa, rivendica: «Sono stato io a promuoverne l’abrogazione. E comunque non ha mai avuto effetto». La giunta Rossi chiese la Via e l’Aia all’Aquarno. «Sono state audizioni interessanti e da approfondire – dice la presidente di commissione, la leghista Elena Meini – Giani ha avuto un approccio più politico, apparendo forse un po’ "confusionario" riguardo alla vicenda del famoso emendamento. Rossi invece ha affrontato tecnicamente la questione. Entro novembre, presenteremo infatti delle precise proposte, affinché, ad esempio, non succedano più episodi controversi come quello del famoso emendamento». Su Ledo Gori, l’ex capo di gabinetto silurato e indagato di corruzione con l’accusa di aver favorito i conciatori in cambio delle riconferma nel dopo-Rossi, Giani è lapidario: «Avevo scelto il profilo della continuità, ma visionando gli atti ho ritenuto di rescindere il rapporto».

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