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«Salti mortali per trovare un tessitore»: l'odissea di un'azienda per trovare manodopera

L'imprendotore tessile Maurizio Sarti

«Una volta c’era la fila per un posto di tessitore: non mi era mai capitato di impiegare venti giorni per trovare un lavoratore», racconta Maurizio Sarti, imprenditore tessile e coordinatore della sezione moda in Confindustria Toscana Nord che per trovare un operaio ha fatto i salti mortali

«Una volta c’era la fila per un posto di tessitore: non mi era mai capitato di impiegare venti giorni per trovare un lavoratore», racconta Maurizio Sarti, imprenditore tessile e coordinatore della sezione moda in Confindustria Toscana Nord che per trovare un operaio ha fatto i salti mortali. Eppure il suo lanificio, il Faliero Sarti, non è una fabbrica qualunque. Ha oltre settant’anni di storia e dá lavoro a una cinquantina di dipendenti producendo tessuti di alta moda. L’offerta di lavoro sembrava appetibile: non c’erano limiti di età nella ricerca del tessitore e quella che veniva richiesta era una minima esperienza. Alla fine quel tessitore Sarti lo ha trovato grazie a un’agenzia dopo mille tentativi. Anche il tessile del resto è uno di quei settori in cui non si trovano lavoratori per numerose mansioni ormai. Il neo tessitore è entrato in servizio nei giorni scorsi e, anche se si è fatto le ossa su telai diversi da quelli in dotazione alla Faliero Sarti, l’esperienza sul curriculum ce l’ha.

Per qualche mese starà sotto contratto con l’agenzia interinale dopodiché passerà sotto le dipendenze dirette del lanificio di Capalle. «Il rapporto con l’agenzia è solo una formalità. L’obiettivo è l’assunzione a tempo indeterminato. Figure come quella del tessitore ce le teniamo strette anche perché, nel giro di poco tempo, nel lanificio andranno in pensione quattro persone. E qui si apre un tema di cui discutiamo molto in Confindustria: il ricambio generazionale». Che con queste difficoltà di reclutamento va a farsi benedire. Lavorare nel tessile forse non tira più. E le scuole? Da quasi 140 anni l’istituto tecnico Buzzi sforna talenti nell’indirizzo moda. Ma chi si diploma qui poi va a fare soprattutto il tecnico del tessuto. Che è una figura creativa, un’altra cosa. «Quello del tessitore è un mestiere che permette di vivere dignitosamente – sottolinea Sarti – Chi lavora su tre turni può arrivare fino a duemila euro al mese».


La Faliero Sarti ne fa due di turni, dalle 6 alle 14 e dalle 14 alle 22. Il tessitore che aveva ultimamente lasciato non poteva fare più il turno pomeridiano. La nuova maestranza proviene da un’altra azienda ma in ogni caso lavorava già. «Spesso si sente dire che chi percepisce reddito il cittadinanza preferisce non lavorare ma non è questo il caso – osserva Sarti – È un problema di cultura, di mentalità. I giovani che sentono parlare di moda forse sognano di diventare influencer ma di Ferragni ce n’è una. A Prato l’età media della popolazione impiegata nel tessile è alta: tra dieci anni avremo seri problemi».

Quando Berta filava da ogni parte era tutto un battere di telai. Intreccio di trama e ordito: così nasce il tessuto che ha fatto la storia di Prato nel mondo. Questa è l’arte della tessitura che ha allevato il fior fiore di maestranze preparate. Ora, la Faliero Sarti ha un reparto di tessitura interno e può essere che tra qualche tempo ci sia bisogno di nuovi inserimenti.

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