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Le cave, un set naturale. Così Carrara fa moda

Gabriel Giuntoni (al centro) durante un tour alle cave; Paolo Mazzi (in alto) e Giuseppe Baccioli (in basso)

Quel business parallelo oltre l’estrazione: tour turistici, spot pubblicitari ed eventi 

Oltre ai numeri, ai dati, con un trend che racconta di un buon momento in termini di turismo secondo gli addetti ai lavori, ci sono le storie e le chiavi di lettura: «Vengono qui e mi chiedono, quali sono i vostri competitors? E lì parto con una sfilza di artisti di fama mondiale passati da qui nei secoli», replica Gabriele Giuntoni della “Cave di marmo tours”. Il nome “clou”, è ovvio, è quello di Michelangelo Buonarroti, ma nella nutrita lista il grande scultore non è il solo. È la prima fotografia che arriva in quella più ampia di ciò che va nel settore lapideo: aspetti che abbiamo provato a individuare in qualche punto. Partiamo dal turismo, il suo lato “vip” con le cave pronte a prestare gli scenari mozzafiato a personaggi famosi, spot pubblicitari e riviste patinate (ma non solo) fino alla didattica e il marmo, passando per i progetti del presente e del futuro: quelli “green”, fatti di sostenibilità ed economia circolare con il riutilizzo degli scarti e quelli che portano in tutto il mondo il marmo di Carrara e, decennio dopo decennio, lo fanno con modalità nuove, al passo con i tempi.



TRA "VIP" E "POP"

«Sì, il momento congiunturale è ottimo, grazie alla lungimiranza di alcuni imprenditori che hanno capito che il marmo non è solo una faccenda tra addetti ai lavori e che i turisti non sono un intralcio, anzi. Sta cambiando la percezione, guardate cosa è successo con gli show-room che in poco tempo sono decollati. Anzi, sta prendendo corpo la concezione per cui i turisti, i visitatori, una volta qui apprezzano di più la qualità del materiale e della sua lavorazione. E quando finisco i tour in cava c’è chi mi dice che non dirà più che il marmo è troppo caro dopo aver visto come si lavora e dove», riflette ancora Giuntoni. Lo fa mentre, annuncia, nelle prossime settimane sono già fissati un paio di set marmorei per altrettante aziende italiane che operano nell’ottica e nell’abbigliamento. «Siamo una città di marmo e del marmo. Ma solo le cave hanno un richiamo unico. È un dato incontrovertibile: quali sono le cave di marmo più famose e più grandi? Devo rispondervi io? Bisogna capire che il turismo ora cerca l’unicità; la tipicità è superata. E diciamo che il brand cave di marmo di Carrara funziona parecchio perché tutti, giustamente, lo associano a un’eccellenza che andrebbe utilizzata come tale, con tutte le sue peculiarità, con tutti i suoi sviluppi per la città su cui si potrebbe lavorare ampiamente. Come la “Ferrari”, lo champagne e via così». Turismo, dunque, spesso dall’estero, e poi quello “vip” che culmina con la tre giorni in cava di Belen Rodriguez, con la sorella Cecilia, delle scorse settimane, ma non solo. «Sono sempre di più quelle aziende di livello che ci scelgono per spot pubblicitari, anche fuori stagione, dalla moda, al glamour e altri settori», fa notare ancora Giuntoni.

ECONOMIA BERDE E ARCHISTAR

Se uno spicchio, sicuramente corposo, del “ciò che va” nel distretto marmifero rientra in quel grande capitolo del turismo e in quella dimensione del marmo in grado di garantire una visibilità fuori portata per una città di poco più di 60mila abitanti, un altro spicchio finisce alle grandi lavorazioni che da sempre accompagnano le cronache carraresi. «Il marmo è unico al mondo, è il pittore che dipinge le tele dei grandi progetti», ha detto il giovane imprenditore Paolo Mazzi di Furrer, dallo stand della azienda di famiglia nei giorni veronesi di Marmomac. I loro lavorati finiranno nella torre progettata per la Banca centrale dell’Iraq dall’archistar Zaha Hadid. Una torre alta 170 metri progettata da quest’ultima, scomparsa una manciata di anni fa. Un suo ultimo progetto con il lapideo carrarese dell’azienda Furrer protagonista nelle finiture, con la pietra naturale scelta per sostenibilità. Un esempio, tra tanti in quella storia secolare fatta di scaglie, blocchi, sculture e dibattiti. Poi c’è l’economia circolare. Negli ultimi anni specialmente si assiste a un incremento delle imprese apuane del settore che investono nel riutilizzo degli scarti come scelta “green” e di business. Una tendenza tradotta una manciata di anni fa nella srl Carrara Marble Way. Obiettivo del nuovo consorzio con all’interno varie imprese carraresi? Dare nuova vita agli scarti dell’escavazione, terre e scaglie, da utilizzare in settori come l’agro-alimentare o l’arte, per citarne alcuni. «La nostra missione sta tutta qua. E cioè nella scommessa imprenditoriale di dare vita a materiali che un tempo erano considerati solo uno scarto della coltivazione delle cave e che adesso, invece, potrebbero aprire nuove opportunità di investimenti e di posti di lavoro», spiegava il presidente di Carrara Marble Way Giuseppe Baccioli. Stonethica – progetto lanciato tre anni fa dall’azienda apuana Petris spa – , ma anche “Made in Stonedust”, due tra gli altri casi dove il riutilizzo degli scarti della lavorazione del lapideo diventa un business e spesso destinato anche ai mercati del lusso.

LA VISIONE DE FUTURO
Parte della sfida futura si chiama invece didattica. Trasmettere il “know-how”, abbinare i saperi, far dialogare tecnologia, mercati e tradizione. E uno degli ultimi appelli in questo senso è quello arrivato pochi mesi fa dai vertici di Fondazione marmo onlus e dalla Confindustria apuana. Quell’idea ambiziosa di rendere Carrara la «capitale mondiale nello studio della pietra naturale nella sua lavorazione», dalla meccanica alla geologia, passando per l’arte. A fare da apripista, ma anche quasi da esperimento, l’Executive master in Ingegneria mineraria applicata alle cave di pietre ornamentali della Scuola di Master e Formazione permanente del Politecnico di Torino promosso dalla Fondazione Marmo e con tappe a Carrara. Un’idea, quella del rapporto didattica-marmo, che i promotori dettagliavano così in estate: «Ci troviamo di fronte a una svolta epocale che ridisegnerà il destino della nostra comunità. A nostro avviso, una delle leve da spingere ora con più forza è quella della formazione e della scuola». Le collaborazioni con altre università (Milano-Cattolica e Siena, oltre al già citato Politecnico torinese) come esempi di formazione. Poi quelli da coltivare, sviluppare, far crescere e non solo suo territorio: l’Accademia di Belle Arti di Carrara con studenti da tutto il mondo, altra eccellenza. Poi gli istituti superiori della città: il liceo artistico e la scuola del marmo.

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