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L’ultimo affronto in fiera. Spunta il falso Calacatta

Una cava di marmo bianco (Foto Dario Garofalo per Confidnustria Toscana Nord)

La contraffazione è la nuova piaga. Non è più l’era delle copie-chewingum 

Non è una leggenda. Erano gli anni Novanta quando uno dei più famosi imprenditori del marmo di Carrara, Franco Barattini (la sua cava, al Polvaccio, è quella scelta da Michelangelo per la Pietà) , per acquisire una maxi commessa internazionale staccò un pezzo di marmo turco e se lo mise in bocca. Masticandolo come un chewingum. Tutto per dimostrare come il bianco di Carrara fosse una garanzia come durata e “durezza”. Questo era solo qualche tempo fa. Ma la querelle oggi continua non solo nei confronti dei concorrenti per i grandi progetti. C’è una sorta di schieramento di fronti, da una parte il marmo, vero e di Carrara contro il marmo, finto e prodotto fuori Carrara, che riproduce, fin nelle più piccole venature, la pietra estratta nelle Apuane. Il casus belli (l’ultimo della serie) risale a poche settimane fa. E ha avuto come scenario la prestigiosa fiera del marmo e della tecnologia di Verona. Proprio in quella vetrina, lo ha segnalato il numero una della Confindustria apuana, Matteo Venturi, sono state esposte lastre di finto calacata in uno stand di una azienda indiana.

Questo è bastata per dare origine a una vera e propria levata di scudi degli imprenditori del settore lapideo apuani con tanto di minaccia di ricorrere alle vie legali per tutelare il made in Carrara. E proprio la guerra alle contraffazioni, come succede nella moda per le borse e le scarpe di nicchia, è uno dei nodi da sciogliere, o meglio una criticità, del comparto marmo di Carrara. La tutela del prodotto, la difesa del marmo contro chi, utilizzando quarzi o la ceramica, immette nei mercati internazionali materiali “falsi” e a prezzi stracciati. Un tema questo che parte da lontano. A lanciarlo sono stati, negli anni, gli imprenditori dell’area apuana mettendo in guardia da chi, studiando la tecnologia in grado di realizzare copie sempre più attente ai minimi dettagli, stava cercando di erodere terreno alla pietra naturale.


Dopo l’ultima fiera di Verona il malcontento si è organizzato e dalle polemiche il passo verso le carte bollate sembra davvero molto breve.

La controffensiva, in realtà e la difesa del marmo si era già organizzata nell’aprile del 2019. Un’offensiva apuana contro il “finto marmo” attraverso una maxi campagna pubblicitaria. Una istallazione design per dire che la pietra è meglio, stone is better. Di fronte all’invasione di prodotti ceramici che imitano (a volte anche in modo servile) il marmo e le altre pietre, Confindustria Marmo Macchine costituì appositamente una rete di imprese per lanciare una campagna promozionale a sostegno delle pietre italiane. In occasione della Design Week 2019 (Salone Mobile Milano) la rete di imprese PNA Pietra Naturale Autentica si era presenta al pubblico con un’installazione 4. 0 firmata Remigio Architects.

L’allestimento scenografico, in un’alternanza di marmi bianchi e graniti neri che producono illusioni ottiche, stimolava la curiosità e favorisce un dialogo con i visitatori che sono stimolati a scoprire prospettive diverse nello spazio fisico ed in quello online. #stoneisbetter, questo era il nome della installazione, un’opera di design concepita per raccontare la natura più intima della pietra e l’essenza stessa del brand PNA, nato per promuovere e l’utilizzo di una materia prima straordinaria, capace di resistere al trascorrere del tempo e di essere dall’uomo plasmata per raccontare la sua stessa storia ed evoluzione. Era stato un modo forte per guidare la riscossa del marmo. Della pietra naturale è pura, unica, versatile, eterna. Una mission che da Carrara va avanti. Con un altro guanto di sfida che adesso il comprensorio apuano lancia ai produttori di “falsi”. Proprio come fanno da sempre Gucci e Louis Vuitton. E il tema si lega alla necessità di una tutela, sempre più forte del marchio “marmo di Carrara”. La difesa della sua unicità che adesso punta anche sulla linea “green”, sull’ecosostenibilità. I dati, sfoderati dagli imprenditori apuani parano da soli: per la produzione delle ceramiche vengono utilizzate sostanze chimiche. Il marmo è naturale e non ha bisogno di sostanze aggiuntive.

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