Contenuto riservato agli abbonati

«E' un ingorgo globale:il sistema si è inceppato». Ecco cosa sta accadendo

Il porto di Los Angeles, uno dei simboli di questo periodo: tir e navi fermi in rada. Il professore di Economia Gaetano Aiello

Energia, materie prime, logistica, personale. Troppi ordini, la produzione non ce la fa. Il prof di economia  Gaetano Aiello spiega in sette punti e con estrema semplicità le motivazioni della "tempesta" che stiamo vivendo

Nelle mail delle aziende continuano ad arrivare gli ordini. Ma a una buona notizia spesso ne segue una meno buona che inceppa il meccanismo della produzione. Se da una parte la domanda è aumentata in modo generalizzato, dall’altra il sistema non è più in grado di rispondere alle richieste. Non si trovano materie prime tra le più utilizzate e se le aziende riescono a completare l’ordine accade a prezzi esorbitanti e senza garanzia di avere consegne in tempi accettabili. Se i rifornimenti sono una corsa a ostacoli pensare di trovare un camion o un container è quasi come trovare un ago in un pagliaio.

Senza parlare di costi ormai arrivati a livelli esorbitanti. Ma non è tutto. Aggiungiamo il caro energia: elettricità, gas, metano sono alle stelle. In alcuni settori poi si subisce la mancanza di personale specializzato o in grado di svolgere alcune mansioni anche non iperqualificate (gli autisti sono introvabili in tutta Europa). Ecco che il risultato è trovarsi davanti a un paese ingessato con aziende che non sono in grado di evadere gli ordini e costrette a fermarsi per alcuni giorni al mese. Il motivo? Iperlavoro.


Il professor Gaetano Aiello, docente di Economia e gestione delle imprese all’università di Firenze, è però tra gli ottimisti ed è pronto a scommettere che la situazione si sbloccherà per una semplice legge di mercato: se c’è tanta domanda e poca offerta (di qualunque cosa) il prezzo aumenta ma poi l’offerta di riorganizza e il sistema di riequilibra.

MATERIE PRIME

Professor Aiello, cosa sta accadendo?

«Quella che in molti chiamano “tempesta perfetta” è dovuta a due fenomeni. Uno contingente: l’uscita dal Covid e il fatto che l’economia sia ripartita molto rapidamente ha reso necessario riapprovvigionarsi dopo mesi e mesi di stop. Inoltre tutte le aziende avevano un livello di scorte basso dal momento che avevano imparato a ricevere i materiali rapidamente senza impegnare finanze nei magazzini. Quando siamo ripartiti tutti assieme ci si è trovati in difficoltà: materie prime e semilavorati semplicemente non ci sono per tutti coloro che li richiedono».

LOGISTICA

Non sembra solo un problema di scarsità di materiale. In alcuni casi ce ne sarebbe ma non arriva.

«Questo è il secondo fenomeno. Le fonti di materie prime o i semilavorati si trovano in luoghi lontani dall’Italia, soprattutto in Cina. Ciò vuol dire che devono arrivare con viaggi lunghi e scontrarsi con scarsità di mezzi per spostare il materiale, con politiche che privilegiano l’uso interno all’export, la speculazione per alzare i prezzi delle materie e dei traffici. Questi fenomeni insieme hanno avuto un effetto ovvio per il mercato: molta domanda, poca offerta, prezzi alle stelle. Non era mai accaduto in passato e ci eravamo abituati a lavorare in modo più snello. Facevamo ordini veloci e la logistica era pronta a fornirceli. Qui siamo difronte a un effetto determinato da un evento poco prevedibile: un 2020 “fuori dagli schemi».

CORSA ALLE SCORTE

Ci sono aziende che acquistano a prezzi esorbitanti per non fermare i macchinari.

«Stiamo vivendo una situazione di approvvigionamento eccessivo. Le aziende hanno paura di rimanere senza materie prime e se le trovano ne comprano in enorme quantità. È un fenomeno tipico nei momenti di crisi ma che oggi è particolarmente rilevante perché tutti temono di rimanere senza qualcosa. E tutto si annoda ancora di più: un’azienda trova i chip e se ne approvvigiona ma poi non trova un altro componente qualunque, magari delle barre di metallo, e non riesce a consegnare il proprio prodotto. Un’altra contemporaneamente ha le barre ma non i chip. E la produzione si ferma in entrambi i casi».

PRODOTTO INTERNO LORDO

Questa situazione cosa provoca?

«Il nostro prodotto interno lordo non crescerà perché ci mancano alcuni prodotti e non riusciremo a consegnare. Io confido che questi fenomeni si riequilibreranno: quando un’economia riparte c’è sempre una domanda in crescita ma chi offre si riorganizza e quindi produce di più».

FILIERE E DELOCALIZZAZIONE

L’Italia ha però un problema strutturale: non ha materie prime.

«Ci sono almeno due preoccupazioni importanti: la prima, noi abbiamo spostato verso la Cina e l’Asia anche filiere intere e sarebbe bene riportarle in Italia e in Europa. Ricostituire un’industria di produzione potrebbe avere senso. L’abbiamo già fatto per alcune cose (pensiamo al fenomeno di cui si parla da anni ormai, quello del reshoring) , gli industriali sono capaci di farlo, hanno già cominciato e si deve continuare.

Non possiamo non essere autonomi su alcune produzioni centrali per un Paese. La seconda preoccupazione è più italiana, il nostro sistema è costituito da piccole e medie imprese che non hanno capacità di immobilizzare finanze nelle scorte e quindi dovremo trovare soluzioni di politica industriale per riorganizzare la piccola e media impresa per renderla più efficiente e sicura di fronte alle sfide che stanno arrivando. Manteniamo le aziende piccole ma riorganizziamo le catene di subfornitura».

CHI SOFFRE DI Più

Ci sono settori, presenti in Toscana, che stanno soffrendo più di altri?

«Non è semplice avere dati diversi per settore a livello regionale. Di sicuro soffre chi fa meccanica di precisione, che si occupa di elettronica: ci sono problemi seri di approvvigionamento dei semilavorati. Un altro settore che soffre è quello dell’edilizia: non si trovano le materie prime e i costi stanno aumentando molto».

IL COSTO DELL’ENERGIA

Materie prime, logistica, semilavorati. Ed energia.

«La caratteristica dell’energia è che è orizzontale: serve a tutti. Storicamente le quotazioni in alcuni periodi oscillano: in alcuni momenti salgono, in altri vanno a picco. Noi importiamo gas, petrolio, elettricità. Tradizionalmente i costi dell’energia per noi sono più elevati. Vediamo cosa accadrà, non si può ancora dire se il periodo di prezzi alle stelle sarà ancora lungo. Abbiamo scelto di concentrarci su energie rinnovabili e abbiamo una struttura di piccole imprese che hanno imparato anche a essere efficienti Vanno sostenute le aziende in termini di transizione ecologica e poi, come doveva essere da tempo, sulla transizione digitale. Non possiamo fare altro al momento».

LA MANCANZA DI PERSONALE

Le aziende in questa fase hanno altre difficoltà come la mancanza di manodopera.

« Sembra assurdo perché c’è una notevole quota di disoccupazione, ma è così. Quando si riparte si verifica spesso una carenza di operatori specializzati. Penso alla moda, alla pelletteria, al mercato del lusso che già prima avevano una carenza di subfornitori. È paradossale ma se non trovi i tagliatori di cuoio non puoi fare altro che non fare le scarpe anche se tutti le chiedono».

© RIPRODUZIONE RISERVATA