Materie prime alle stelle e semilavorati che non arrivano: il racconto degli imprenditori toscani

Raffaella Pinori, Marcello Magagnini, Antonella Capaccioli, Stefano Frangerini

Logistica, edilizia, moda e plastica: gli ordini ci sono e da record ma la produzione si ferma perché mancano le materie prime e anche il personale

Nelle mail delle aziende continuano ad arrivare gli ordini. Ma a una buona notizia spesso ne segue una meno buona che inceppa il meccanismo della produzione. Se da una parte la domanda è aumentata in modo generalizzato, dall’altra il sistema non è più in grado di rispondere alle richieste.

Quattro imprenditori raccontano la loro esperienza e cosa accade nelle aziende.

MODA/RAFFAELLA PINORI

«Compro la lana, la pago cara e rischio che si fermi in porto»

 

"Pinori" azienda produttrice di filati per maglieria acquista l’alpaca dal Perù e la lana dal Sud America. Tutta la materia prima utilizzata nel tessile «ha avuto aumenti tra il 20 e il 25 per cento ma - dice la titolare Raffaella Pinori - il problema vero non è certo questo per noi». E quindi qual è il problema?

«Io trovo l’alpaca, la ordino a un prezzo aumentato e non arriva. Se riesco a ordinare la materia prima non è detto che trovi l’imbarco e nessuno si impegna sui tempi di spedizione. Ogni volta quindi pago di più la materia prima, pago di più il costo del container ma non ho certezza sulla consegna». E tra l’altro se tutto arriva in ritardo le aziende non sono in grado di far fronte al picco di lavoro in poco tempo. «Non trovo manodopera specializzata, impossibile assumere nuovi operai filatori», spiega Pinori. Una sommatoria di "guai"che portano a far lievitare il costo di quello che indosseremo. «Se non ho il filato devo andare a cercarlo nel sistema del "pronto": lì lo trovo ma lo pago ancora di più e quindi sono costretta a scaricare parte dei miei costi sulla filiera. Tra energia, spedizioni e materiale con i listini che non posso alzare in modo esponenziale, altrimenti sarei fuori mercato, sono costretta a rivalermi sull’indotto. E cosa succede? Il tintore, per fare un esempio, mi dice che nei costi non ci sta e preferisce non evadere il mio ordine».

E alla fine di tutto questo circolo vizioso come finirà? «Ognuno cerca di arrangiarsi e, come consumatori, ci troveremo con tutto quello che acquistiamo con i prezzi aumentati. C’è da starne certi. È già cominciato».

LOGISTICA/MARCELLO MAGAGNINI

«Sono su un ring e combatto: manca tutto tranne il lavoro»

«Da quale parte devo cominciare?», Marcello Magagnini ha un’azienda di trasporti che fa servizio all’interno del porto di Livorno e per tratte nazionali: ottanta camion come operatore portuale, venti che invece girano per tutta Italia. «Il gasolio per i camion lo pago 20mila euro in più al mese».

«E se questo almeno è un costo certo, per tutto il resto sembra di essere in un suk», aggiunge Magagnini. «Vado dal meccanico e il pezzo di ricambio non sa se arriva, quando e quanto lo pagherò. Ho trovato i pneumatici, io ne cambio 700 all’anno, e ho deciso di comprarne subito 180: costavano "solo" il 20 per cento in più. Se mi fermo i costi fissi mi distruggono e quindi devo far viaggiare i camion tanto più che c’è un’esplosione di lavoro e non ho mezzi sufficienti per fare tutto. Non li posso neppure comprare perché mancano i chip e non li costruiscono: fai il contratto oggi, poi non ti arriva il mezzo. Tir usati non se ne trovano più. Aggiungo: non avrei neppure gli autisti per farglieli guidare. Non se ne trovano in tutta Europa. Alla nostra associazionedi categoria ho anche chiesto di farli arrivare dall’Africa...»

E quindi come si è organizzato?«Quando mi chiedono di fare un viaggio aumento il prezzo, in modo da tenere dentro i costi. Il cliente non mi vuol dare quanto chiedo e comincia una trattativa: alla fine visto che offerta non ce n’è riesco a recuperare un 7-8%. Sono su un ring e combatto. Ogni giorno».

CHIMICA PLASTICA/ ANTONELLA CAPACCIOLI

«Senza semilavorati i nostri operai fermi sette giorni al mese»

Gli operai della Mac autoadesivi non lavorano più per tutto il mese, in genere si fermano a tre settimane ciascuno. Il lavoro ci sarebbe ma gli ordini vengono rimandati indietro. «Il prezzo delle materie prime che utilizziamo - spiega AntonellaCapaccioli, amministratrice dell’azienda e presidente della sezione chimica e plastica di Confindustria Firenze - è aumentato ma è il male minore: noi non troviamo i semilavorati che ci servono. Quando proviamo a ordinarli ci rispondono che ce ne possono dare meno: con aumenti di prezzo che oscillano tra il 65 e il 70% non otteniamo mai più del 60% di quanto ci servirebbe. Noi produciamo nastri adesivi, anche per la grande distribuzione, ma la situazione è simile per tutto il settore della plastica. Non c’è pvc per chi fa film per uso alimentare. È fermo tutto il settore delle pellicole».

Il motivo? «Ci sono anche aziende che producono in Italia e in Europa ma manca la materia prima, gli scarti del petrolio, per produrre i semilavorati. Questo è un monopolio di pochi grossi gruppi che ci hanno speculato e riforniscono meno per alzare il prezzo».

Una situazione che, almeno in questo caso, però dovrebbe avere un termine, non crede? «Doveva cessare con l’inizio dell’estate, poi a fine anno. Adesso sappiamo che per i primi quattro mesi del 2022 la situazione resterà questa. E pensare che domanda ce ne sarebbe davvero parecchia».

EDILIZIA/STEFANO FRANGERINI

«Prezzi record: facciamo preventivi validi solo 10 giorni»

Nel settore dell’edilizia si fa prima a dire cosa è rimasto accessibile. Le costruzioni sono tra i settori più penalizzati. «L’acciaio costa il 280% in più, l’alluminio il 120, i bitumi il 40. Il legno meglio non parlarne: aumenta ogni giorno. Poi ci sono le fibre di lana di vetro, di roccia...». È un elenco che sembra non finire mai quello degli aumenti stilato da Stefano Frangerini, presidente dei costruttori toscani. «Inoltre abbiamo una scarsissima capacità di reperire materie prime e semilavorati sul mercato: la domanda è alta a livello globale e l’offerta non è in grado di rispondere alle esigenze del mercato. Tutto il sistema è andato in tilt».

L’edilizia rischia di avere una brusca battuta di arresto. «La Cina ha fatto incetta per il proprio mercato - spiega Frangerini - e qui ci sono aziende di semilavorati che non producono più. I laterizi sono aumentati del 40% e aumenteranno ancora e anche i pavimenti, le tinture e le rifiniture sono alle stelle. In pratica tutto quello che serve. Sui preventivi liberi abbiamo più marginalità perché mettiamo i prezzi di mercato e se prima un preventivo aveva validità 60 giorni, adesso blocchiamo i prezzi solo per 10 giorni. Se il cliente accetta bene, se ci pensa di più è necessario rifare il preventivo. Il rischio di non stare nei prezzi è troppo alto. Diverso è per tutta la parte del bonus 110 che ha prezzi fissi: in questo caso l’azienda è costretta a fare il lavoro già preso ma rimettendoci ancora di più: era un incentivo per far ripartire il mercato e ci ritroviamo in una situazione che ha dell’incredibile».