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Rincaro del bollo auto o dell’Irpef. Le ipotesi di Giani per trovare i soldi che mancano alla sanità toscana

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani

Ecco a cosa sta pensando il presidente della Toscana per scongiurare un "disequilibrio" stimato nei conti della sanità che ormai ammonterebbe a circa 500-550 milioni. Il Pd avverte: «Guai, perdiamo nei Comuni»

FIRENZE. C’è già chi si sente franare addosso uno slogan facile facile. E per questo qualcuno, fra i più naif, racconta di avergli perfino scritto. «Eugenio, ma davvero stai pensando di coprire il buco così, con quella manovra?». Il partito del bollo, il bollo auto. «Ecco, non sia mai, non possiamo permetterci di affrontare il 2022 con questa etichetta, sarebbe ferale in vista di Comunali importanti. Dobbiamo riconfermare Lucca e riprenderci Pistoia e Carrara», ragiona uno dei big del Pd in consiglio regionale.

La mossa di Giani

Eppure Eugenio Giani conferma: «L’aumento del bollo auto è un’ipotesi ventilata da me in giunta, ma è un extrema ratio, sono convinto possiamo ottenere dallo Stato rimborsi sufficienti a scongiurare il disequilibrio», dice il presidente. Disequilibrio, riequilibrio. Ci tiene Giani. Guai a parlare di «buco». «Non è un deficit, non esiste nessun disavanzo, semmai un possibile disequilibrio generato dalla maggior spesa sostenuta per sopperire all’emergenza Covid». Fatto sta che il bollo non è neppure l’unica manovra su cui il capo della Toscana starebbe riflettendo per scongiurare un disavanzo stimato nei conti della sanità che ormai ammonterebbe a circa 500-550 milioni.

Lo squilibrio stimato
Numeri che oscillano e non possono essere precisi, proprio perché il 2021 neppure si è chiuso, ma calcolati con delle proiezioni dagli uffici sulla base dei conti economici presentati dalle Asl e dalle aziende ospedaliere al dipartimento di sanità. «Le aziende sanitarie tendono sempre a ingigantirli un po’, basano le loro previsioni proiettando sull’ultimo trimestre dell’anno la spesa sostenuta in quello precedente nella speranza di poter reclamare qualcosa in più. Quindi il deficit stimato potrebbe essere in eccesso, comunque siamo sui 500 milioni», conferma una fonte tecnica al Tirreno.

Auto o reddito?
Abbastanza appunto da aver convinto Giani a mettere nel pacchetto delle contromisure perfino la leva fiscale. Agli assessori nell’ultima giunta così ha accennato l’ipotesi di recuperare fra i 40 e i 44 milioni di euro aumentando le tasse automobilistiche, in particolare il bollo, del 10 per cento. Ma non è, appunto, l’unica mossa sui cui il presidente sta riflettendo. In fondo, un ritocco tout court del bollo colpirebbe in modo orizzontale i contribuenti toscani e in modo sensibile. Insomma, il balzello si sentirebbe a fronte di un risultato minimo rispetto al valore del bilancio complessivo della Regione, circa 11-12 miliardi. Negli ultimi giorni così Giani ha iniziato a vagliare anche la possibilità di un ritocco all’addizionale Irpef.

Tasse più eque
L’aliquota toscana produce un gettito da 750-800 milioni. Con un aumento del 5 per cento si otterrebbe il risultato. «Ma qui l’aumento potrebbe essere calibrato in modo proporzionale», ragiona il presidente, convinto però che si tratti di una possibilità remota. Insomma con l’Irpef si potrebbe chiedere di più a chi ha di più e meno a chi ha meno.

Renziani e Pd di traverso
Ipotesi però che rispedisce al mittente Italia Viva. «Non serve arrivare a tanto – dice il capogruppo renziano Stefano Scaramelli – Anche perché mi domando come si pensava di aumentare i costi della politica introducendo un assessore e due sottosegretari e ora ricorrere alle tasse. Noi abbiamo bloccato la riforma dello Statuto e si sono trovati 5 milioni. Domani (oggi, ndr) cominceremo a parlare di questa ipotesi, ma se il governo prova a ridurre le tasse non possiamo andare in direzione opposta in regione». Ma neppure il Pd vuole sentirne parlare. Il rischio che una misura impopolare si ripercuota sul voto delle amministrative è altissimo. Così le mosse di Giani agitano i dem. Appaiono un azzardo. Tanto che c’è chi crede che Giani sventoli lo spauracchio per convincere gli assessori a un sacrificio sui loro budget, e comunque per incassare in seguito il plauso dei suoi per aver sventato il peggio.

La fetta che manca
«Sto percorrendo tutte le strade per generare risparmi e quei 40 milioni servono», dice il presidente. Per ora, però. Perché il disequilibrio diventerà reale solo a fine anno, anzi a maggio, quando il governo confermerà le cifre del rimborso straordinario alle Regioni, ristorandole con un extra delle spese sostenuti per fronteggiare la pandemia. La Toscana per il bilancio 2020 ha ricevuto 240 milioni di risorse ordinarie destinate alla spesa Covid e 86 milioni di extra, a fronte di un rimborso aggiuntivo totale assegnato alle Regioni di un miliardo. Ora le Regioni invece chiedono 2,5 miliardi e Giani spera di poter ottenere almeno 170 milioni, magari anche 200. Anche perché nel 2021 i fondi ordinari stanziati per il Covid da Roma sono stati inferiori, da noi circa 160 milioni. Insomma, molto sottostimati rispetto a un impegno che è stato pari a quello del primo anno di pandemia. Qualcosa da Roma come 70-80 milioni potrebbe arrivare anche dal payback sulla spesa farmaceutica, ma è un’incognita.

I risparmi e l’austerità
Fra poco, poi, il presidente presenterà una variazione di bilancio da 67 milioni, soldi recuperati grazie a spese non sostenute o residui di bilancio non utilizzati. Infine, 200 milioni il presidente se li aspetta dai risparmi delle Asl. Ma finora ne avrebbero racimolati solo 100 congelando le assunzioni e tirando la cinghia su altri fronti. «Assunzioni – ribadisce Giani – che sono state il fattore primario di aumento della spesa». E anche dagli uffici confermano: sono quelle ad aver prodotto il disavanzo potenziale.

Dannazione Covid
Alla Toscana è toccata anche una specie di nemesi dell’eccellenza. Finora era una delle regioni più attrattive per la “mobilità sanitaria”. Cioè incassava molti milioni di rimborsi dalle altre regioni per cittadini che da fuori venivano a curarsi da noi. Per il 2021 stimava di poter mettere a bilancio 105 milioni di rimborsi di questo tipo, in realtà nell’ultima conferenza Stato-Regioni ha dovuto certificare una riduzione di 50 milioni. Il ritocco fiscale è un extrema ratio, ma per ora resta in ballo.

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