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Assegno unico familiare, la beffa: se hai figli stipendio più leggero. Ecco cifre ed esempi

Dal primo gennaio via le detrazioni in busta paga, ma il nuovo sussidio non partirà subito. L'assegno unico rischia di diventare un danno. Lo pagherà l'Inps e serve l'Isee

Arriva fra tre mesi l’assegno unico familiare ed è già caos sulle cifre. I Caf lanciano l’allarme e il governo potenzia l’assegno ponte, ma salvo correzioni immediate, da gennaio per un po’ di tempo le famiglie saranno più povere (e oltretutto migliaia di esse rimarranno tali). Ecco perché: spariranno subito le sei differenti misure erogate per i figli a carico, ma l’arrivo del nuovo assegno non sarà immediato. Perché bisognerà prima fare domanda (dai primi di gennaio) e poi aspettare che essa sia approvata.

Il Governo sta studiando un passaggio morbido all’assegno unico proprio per evitare che le famiglie - parliamo di nove milioni di nuclei familiari con figli minori di 21 anni a carico - si trovino "scoperte" per mesi. Ma ad oggi questa è solo un’intenzione, non una certezza.

COS’È E COME FUNZIONA

L’assegno unico è la misura economica a sostegno di tutte le famiglie con figli a carico istituita dalla legge delega 46 del 2021. La sua entrata in vigore è prevista a partire dal 1° gennaio 2022, e la misura varrà dal settimo mese di gravidanza fino al compimento del 21esimo anno di ogni figlio fiscalmente a carico. L’assegno sarà corrisposto ogni mese per ciascun figlio, con un importo che diminuisce in base all’Isee e aumenta in base al numero dei figli. I maggiorenni a carico devono essere inseriti in un percorso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea, svolgere un tirocinio o un’attività lavorativa limitata, essere registrati come disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro, o infine svolgere il servizio civile universale. L’importo è maggiorato dal 30 al 50 per cento in caso di figlio disabile under 21, ed è maggiorato anche per le madri under 21. L’assegno spetta anche per i figli disabili a carico che abbiano compiuto 21 anni. La domanda potrà essere inoltata ad Inps a partire da gennaio, ma le modalità non sono state ancora rese note.

IL PROBLEMA

È presto detto: in attesa che il nuovo assegno unico diventi realtà in busta paga, si rischia un impatto immediato, dal primo gennaio, sullo stipendio mensile dei genitori beneficiari, anche se Elena Bonetti, ministra per la Famiglia e le Pari opportunità, ha assicurato che «daremo tutto il tempo necessario per presentare domanda, senza perdere gli arretrati. Accompagneremo la fase di transizione tra le vecchie misure e il nuovo assegno. È una misura storica che aumenta del 50% la spesa pubblica per la famiglia».

I CONSULENTI DEL LAVORO

Paola Mancini, della Fondazione nazionale Consulenti del lavoro, ha spiegato al Sole-24 Ore: «È plausibile che i beneficiari ricevano il nuovo sussidio con diversi mesi di ritardo. Oggi detrazioni e Anf vengono erogati direttamente in busta paga dal datore di lavoro, il quale provvede poi al recupero, con un meccanismo che consente al dipendente di fruirne immediatamente. In futuro, l’ente erogatore sarà l’Inps che rischia di non riuscire a corrispondere le somme in tempi rapidi, anche perché necessita prima dell’Isee». Il filtro dell’Isee, inoltre, rischia di «penalizzare i redditi familiari rispetto a quelli individuali a cui sono ancorate le detrazioni».

COME CAMBIA LA BUSTA PAGA

L’assegno rimpiazza sei attuali misure erogate alle famiglie: detrazioni Irpef sui figli a carico, assegni al nucleo per figli minori, assegni per le famiglie numerose, bonus Bebè, premio alla nascita e fondo natalità per le garanzie sui prestiti. Senza queste misure, chi a fine gennaio riceverà la busta paga troverà uno stipendio con più "uscite" verso il Fisco e senza più le "entrate" dal datore di lavoro. E visto che la domanda per l’assegno si farà a gennaio e che l’erogatore unico sarà Inps, per avere l’importo potrebbero passare anche dei mesi.

L’ALLARME DI ACLI

«L’assegno unico può essere un ottimo inizio per superare la logica dell’emergenza e della frammentarietà che spesso accompagna le politiche sulla famiglia, perché garantisce l’universalità a prescindere dal reddito e dal patrimonio del nucleo ed estende la platea dei beneficiari a categorie di lavoratori, come gli autonomi, che non avevano diritto a questa misura» premette Giacomo Martelli, presidente regionale delle Acli Toscane, che però avverte: «L’aumento di risorse previsto dal governo per coprire l’allargamento non è sufficiente. Secondo le nostre stime nazionali, circa un milione e 350 mila famiglie in Italia vedrebbero diminuire la quota di aiuti di cui oggi beneficiano, e a rischiare di più sarebbero proprio le famiglie con reddito medio-basso e con figli piccoli».

Il problema, indica Acli, sta nel combinato disposto fra l’attuale normativa collegata alle detrazioni Irpef e alle addizionali regionali. «Per una famiglia con detrazioni pari a 0 le addizionali vengono annullate, ma se con l’assegno unico si superano le detrazioni allora le addizionali tornano e determinano una diminuzione del netto percepito. Serve una riforma graduale per garantire maggiore equità mantenendo l’universalità coniugandola con la progressività», spiega il presidente, che ribadisce la proposta dell’associazione per scomporre l’assegno in tre parti: «In attesa di una riforma Irpef chiediamo di mantenere le detrazioni per i figli a carico prevedendo un aumento del limite di reddito, di lasciare una franchigia nell’indicatore di situazione patrimoniale (cioè nella componente Isee che tiene conto del patrimonio, ndc) per salvaguardare i piccoli risparmi, e di lasciare la terza parte universale e indipendente da tutti i fattori economici, come già previsto dal legislatore».

CAF SOTTO ASSEDIO

Quel che è certo è che la platea dei beneficiari si allarga, e migliaia di famiglie italiane si riverseranno presso Caf e patronati. I centri di assistenza fiscale infatti possono aiutare a calcolare l’Isee (che va rinnovato ogni anno) , mentre i patronati a gestire i passaggi burocratici per inoltrare la domanda. Il 1° gennaio 2022 cade però di sabato. Il 2 gennaio sarà dunque una domenica seguita da una Befana a metà settimana.

I giorni utili per trovare gli sportelli aperti quindi si riducono già a vista d’occhio. Ecco perché agli addetti ai lavori sembra altamente improbabile che la misura possa entrare in vigore quando previsto, ma che piuttosto si proceda con un prolungamento dell’assegno ponte, per altro recentemente potenziato.

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