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Simonetta Cheli neo direttrice all'Esa: vigilerà sulla Terra con i satelliti. «Ai giovani dico, studiate. E riuscirete a realizzare i vostri sogni»

Simonetta Cheli (foto Esa)

Il primo gennaio assumerà l'incarico di direttrice dei programmi di osservazione del Pianeta all'Esa. «Da bambina volevo fare l'archeologa. Poi mi sono iscritta all'università di Yale e dopo la laurea ho fatto domanda all'Agenzia spaziale europea»

Diciamo che la Terra ha una nuova guardiana. Con un compito speciale. Anzi due: deve osservare (e sorvegliare) il Pianeta. E lo deve proteggere per consegnarlo nelle migliori condizioni possibili «ai bambini che oggi hanno sei anni». Per un compito così speciale, Simonetta Cheli, senese di nascita, un po' fiorentina di studi - liceo e anche Scienze politiche alla Cesare Alfieri, fra Yale e Parigi - usa strumenti speciali. No, non occhiali spaziali. No, neppure spade laser. Di più: usa i satelliti. Nei prossimi anni, dovrà assicurarsi che ne vengano lanciati in orbita 39 che già sono in costruzione. E lei lo può fare. È appena stata nominata direttrice dei programmi di Osservazione della Terra dell'Agenzia spaziale europea (Esa). Roba da non dormirci la notte.Simonetta Cheli, invece, ci dorme. Anzi ci sogna. Ma non troppo perché ha molto da fare prima di assumere il nuovo incarico dal 1° gennaio 2022, all'Esrin di Frascati. In queste ore sta volando verso Dubai, poi rientrerà a Parigi, dove al momento ha il suo ufficio sempre all'Esa, l'Agenzia che è la sua casa da 33 anni. Quasi una vita. Non quella che si era immaginata da piccola, in verità quando aveva in mente di diventare un'archeologa.

Dottoressa Cheli davvero da bambina non giocava con i razzi?
«Da bambina volevo fare l'archeologa perché ero affascinata dagli Etruschi. E proprio perché volevo fare l'archeologa, sin da piccola ho studiato il tedesco che mi sarebbe servito per questa professione. Non sono diventata archeologa, ma da lì ho sviluppato una passione, che ancora conservo, per le lingue, per i viaggi, per la storia, per scoprire nuove culture, per i rapporti internazionali. Già nell'adolescenza, ho supportato molte iniziative internazionali dal club Unesco alle campagne di Amnesty international: ho anche pensato di fare la diplomatica».

Come avviene il salto nello Spazio?
«Quando mi sono iscritta all'università a Yale in Usa ho studiato economia e legge; poi a Firenze, a Scienze politiche, al corso di Relazioni internazionali mi sono laureata in diritto internazionale con il professor Cassese con una tesi alle Nazioni Unite su "Diritto internazionale dello Spazio e delle telecomunicazioni satellitari". A quel punto mi sono avvicinata a questo tema perché mi piaceva e sono andata a lavorare a Bruxelles nel settore audiovisivo, comunicazioni e informazione. Non avevo vocazione per lo spazio. Poi, però, da Bruxelles presentai domanda all'Esa quasi un po' per caso: l'Agenzia spaziale europea aveva aperto molti posti e stava assumendo molti italiani, perché con la conferenza dell'Aja del 1987 l'Italia era diventata il terzo contribuente dell'ente. Io entrai nell'88, convinta di restare pochi mesi e di tornare alla Commissione europea dove mi trovavo bene».

Invece?
«Mi sono trovata benissimo e sono rimasta. I primi dieci anni li ho passati nei rapporti internazionali: ho avuto la fortuna di lavorare al negoziato per la stazione spaziale internazionale, di avviare il programma Galileo di navigazione satellitare europeo e di partecipare a molti programmi di osservazione della Terra perché nel 1991 abbiamo lanciato il primo satellite di telerilevamento dell'Esa».

In quale ruolo?
«Curavo tutti gli accordi internazionali per l'acquisizione dei dati dalle stazioni nel mondo dal Brasile alla Thailandia. Poi sono passata alla strategia, ai programmi, alle relazioni istituzionali. Gli ultimi 15 anni sono stata nel settore programma osservazione della Terra: non ho un background da ingegnere, astrofisico, scienziato, ma molto l'ho imparato durante il percorso. Sono stata 33 anni all'Esa e ho lavorato tutti i giorni con gli ingegneri, gli scienziati. Abbiamo lavorato insieme su progetti affascinanti come il lancio di satelliti con i giapponesi, colleghi straordinari».

Se dovesse dare un consiglio ai giovani, oggi che cosa direbbe?
«Studiate quello che vi piace fare perché se avete una vocazione, un interesse, una motivazione, riuscirete sempre a fare quello che vi piace fare. Ci sono oggi molte opportunità nel settore scientifico, tecnologico, dell'innovazione dell'informazione digitale (Con l'Agenda digitale) dell'ambiente, del clima, della decarbonizzazione: sono settori che toccano tutti i cittadini e tutte le iniziative private. Si può anche non essere ingegneri, si può essere informatici, fisici, ci si può specializzare in settori collegati, addirittura in economia e trovare lavoro. Oggi molto progetti vengono realizzati con l' accesso ai fondi garantiti dai venture capital e quindi è importante anche avere economisti in questo comparto. C'è una più ampia varietà di profili professionali rispetto a trenta anni fa».

Come spiegherebbe il suo nuovo compito a bimbe e bimbi di sei anni?
«Il mio nuovo compito: sorvegliare la Terra e tenere il polso del pianeta».

E come lo farà?
«Lo farò utilizzando tutti i satelliti che guardano la Terra e che vedono lo stato di salute del nostro pianeta. Lo farò guardando i mari, guardando le foreste, guardando i ghiacci, lo scioglimento dei ghiacci, guardando la qualità dell'aria che respiriamo. Tutto questo lo facciamo attraverso i satelliti e lo facciamo per la vita di tutti i giorni e per tutti quanti».

Accidenti. È un grande lavoro.
«Ma non è tutto qui. Svolgerò il mio compito anche costruendo e garantendo che si possano costruire i satelliti che abbiamo in cantiere. Ne abbiamo 39 nei prossimi anni da lanciare: sono tutti satelliti che servono a misurare (vedere) i parametri relativi al clima, alla meteorologia, allo stato dell'ambiente. In realtà noi vediamo con un occhio diverso, un occhio che va al di là dell'occhio visivo: con un altimetro vediamo lo spessore del ghiaccio. Vediamo attraverso le nuvole nelle zone remote e buie come quelle dell'Artico e dell'Antartico. Vediamo i ghiacci in posti dove l'uomo non arriva. Possiamo avere tante informazioni e dati per vedere non solo quale sia lo stato del nostro Pianeta oggi, ma anche di prevedere le evoluzioni dei modelli climatici. Così ci possiamo assicurare che si preservi il pianeta per i bimbi di sei anni e che ci dovranno vivere in questo pianeta che dobbiamo mantenere in salute».

Ma siete voi che fate le proposte o fornite i dati a chi avanza le proposte per far stare bene la Terra?
«L'Esa è un'agenzia tecnica, un'agenzia scientifica. Noi diamo degli strumenti, i dati a chi deve decidere, legiferare: ad esempio diamo le informazioni su temperatura o sull'innalzamento del mare. Fra due settimane saremo a coop 26 a Glasgow dove presenteremo quando è importante usare il dato del satellite per tutte le variabili climatiche. Però noi non siamo quelli che prendono le decisioni: le decisioni spettano ai governi».

Lei ha ottenuto un incarico di grande prestigio. Per arrivare fino a qui si è mai sentita discriminata?
«No. Quando sono entrata in Esa le donne erano pochissime. Oggi sono il 30% del personale. Ma da sempre il mondo in cui ho avuto la fortuna di lavorare è un mondo accademico di alto livello culturale, senza questi pregiudizi. Ritengo che come un professionista, uomo o donna, per conquistare il posto che vuole deve essere motivato, deve impegnarsi al massimo e avere energia sufficiente. Come donna, in più, devi combinare la vita professionale con quella privata. Io ho avuto figli che ora sono grandi ma sono stati anche piccoli. Nel mio caso lo sforzo più grande è stato conciliare vita personale e vita professionale. Ma ce l'ho fatta perché io e mio marito ci siamo sostenuti a vicenda, considerando che non avevamo neppure le nostre famiglie vicine».

Scusi, ma suo marito che lavoro fa?
«È un ingegnere dell'Esa. Costruisce razzi. È responsabile lanciatori europei».

C'è un sogno che ancora non ha realizzato?
«Quando avrò più tempo, vorrei fare una traversata dell'Africa, spero con mio marito».

Non ambisce a viaggiare nello Spazio?
«No. Ho anche paura di volare. Non sono la candidata adatta per fare l'astronauta».