Quelle strade che ci separano dal futuro

Tirrenica: il casello di Vada

Buona domenica: l'editoriale. Il sottosviluppo della Toscana costiera andrà avanti. In tempi come questi, di soldi a pioggia che arriveranno quasi ovunque, chi è indietro resterà ancora più indietro. E sarà un bel problema da gestire

Come prima, più di prima, da queste parti l’unica opera eternamente in costruzione è il muro che divide il dire dal fare, che allontana la promessa dal nastro da tagliare. E dunque, non illudiamoci: il sottosviluppo della Toscana costiera andrà avanti. In tempi come questi, di soldi a pioggia che arriveranno quasi ovunque, chi è indietro resterà ancora più indietro. E sarà un bel problema da gestire.

Anche per chi ha responsabilità di governo e non sa più cosa dire, il festival delle promesse ormai è fatto di canzoni stonate. Unica nota positiva, a molti è passata la voglia di salire su quel palcoscenico. Non è più tempo di “annuncite” che non costa niente, non è più tempo di intestarsi meriti in anticipo sulla posa della prima pietra che non arriverà mai o arriverà con decenni di ritardo.


Prendete la famosa (o famigerata?) autostrada Tirrenica, nel frattempo – solo sulla carta – diventata “autostradina”, un ibrido fra ciò che avrebbe dovuto essere da oltre mezzo secolo e un aggiustamento di quel che già c’è. Abbiamo vissuto negli ultimi mesi una surreale, l’ennesima, riffa delle promesse, quella per l’arrivo di un commissario per gestire il progetto. La scadenza era stata fissata «al massimo, per settembre» e ora che anche ottobre volge al desio, siamo ancora lì ad attendere. Poco fiduciosi, perché c’è un enorme coperchio, quasi blindato, sopra tutto questo. Copre il pentolone delle ingiustizie, dei soliti pochi che riescono a tenere in scacco tutti gli altri, grazie al terribile mix di illusioni e false promesse. È pesante questo coperchio, blinda assuefazione e rassegnazione in un tempo che vorrebbe essere moderno e che invece ripropone l’antico rito del feudalesimo avvolto spesso in carte false e prepotenze spacciate per normalità.

Il Tirreno ha rimesso in fila le storie di tante colossali ferite inferte a questo territorio. Soprattutto due, oltre all’autostrada fantasma anche il tentativo di affossare lo sviluppo dell’aeroporto di Pisa, porta del cielo per una terra che non ha neppure ferrovie decenti e vive di progetti elemosinati rimasti sempre sulla carta o poco più in là.

E almeno un risultato lo abbiamo portato a casa. Se ne parla sempre di più e con maggiore realismo. Venerdì su questo giornale l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai trasporti, Stefano Baccelli, non ha usato mezze parole. L’ha spiegato con lodevole realismo: non fatevi illusioni, con i soldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza non si potranno realizzare grandi progetti stradali o ferrovie per la Costa.

Bene, anzi no. Si potrà spendere per progetti già in essere, per lavori da chiudere nel 2026 e così nella lista delle opere che splenderanno al sole del futuro ci saranno – casualmente? – molte cose dell’area fortunata della Toscana: la stazione Circondaria a Firenze e il people mover di collegamento fra la nuova stazione dell’alta velocità in viale Belfiore e Santa Maria Novella. E poi le tramvie da Firenze per Campi e Sesto. Sì, in teoria non tutto è perduto, ma è già cominciato il solito pellegrinaggio con il cappello in mano a questuare briciole per l’elettrificazione della Siena-Empoli o per il raddoppio della Lucca-Pistoia.

Insomma, in Toscana siamo ancora come Gastone e Paperino, cugini agli opposti fra colpi di fortuna e disgrazie. Solo che qui le cose non capitano mai per caso.

I fatti li abbiamo ripetutamente messi in fila. Quella che potrebbe essere una battaglia di giustizia, di riequilibrio di opportunità, rischia di essere persa in partenza: in giro ci sono quasi sempre volti e coscienze rassegnate.

Non ovunque, per fortuna. Fra tante opere che restano nel libro dei sogni, almeno per una presto vedremo aprire i cantieri: la Darsena Europa di Livorno. E sarà una grande opportunità di sviluppo per l’economia di un’area che sui traffici del mare fonda da sempre le sue solide basi. Ma anche questa è un’opera che rischia di nascere mozza, senza ancora le certezze per i collegamenti a terra, per ferrovie e strade in grado di rendere realmente competitive le nuove banchine.

Certo, è comunque un bel risultato, una base su cui fondare una speranza di rilancio. Ed è anche un segnale della possibilità di vincerle le battaglie per le infrastrutture. Oggi nessuno dice apertamente di non volere l’autostrada Tirrenica o la ferrovia ad alta velocità. Sono cambiati i tempi, chi avversa l’idea di una Toscana a doppia trazione trama nell’ombra, sabota, smonta le speranze da lontano.

Sì, certo, le istituzioni locali, almeno nelle ultimissime fasi, hanno tentato di smuovere qualche coscienza lontana. Ma i risultati quali sono stati? Zero, anzi meno di zero. L’esempio più grave ha riguardato Pisa, più o meno un anno fa. Il caso è quello che rappresenta un muro di arroganza, una sorta di ricatto morale. Ed è quello di Toscana Aeroporti che, a fine 2020, interruppe i rapporti istituzionali con il consiglio comunale di Pisa per la doverosa e sacrosanta approvazione di una mozione che esprimeva «l’assoluta contrarietà alla realizzazione di una nuova pista a Peretola». Nell’atto di Toscana Aeroporti c’era, e resta sullo sfondo, la protervia di un gruppo di potere e di interessi che vuole diventare padrone delle vite e dei destini degli altri al pari di quello che facevano i vassalli con i valvassini. Inaccettabile.

Il risultato è che adesso a Pisa la contrarietà allo sviluppo squilibrato dei due aeroporti resta molto sottotraccia, il sindaco Michele Conti non è più il Michele Conti battagliero della campagna elettorale e della prima fase del suo mandato. Il socio privato che gestisce Toscana Aeroporti ha ridotto il peso degli “oppositori” nel consiglio di amministrazione e da Firenze (consiglio regionale) arrivano sempre più “inchini” con mozioni che spingono per la costruzione di una seconda pista che comincia a essere sempre più avversata nell’area metropolitana.

Il problema è che in tanti, troppi, finiscono per dimenticare. In pochi hanno da dire, perché in pochi sono disposti ad ascoltare sul serio. Spesso il cittadino è quasi e solo poco più che carne da urne elettorali e l’obiettivo è di blandirlo con promesse senza impegno reale. Questo è e, purtroppo, questo rischia di essere ancora a lungo. Con una pesante differenza rispetto al passato anche recente. Se adesso lo squilibrio fra Costa e Interno della Toscana è devastante, nel prossimo futuro rischia di diventare un muro virtuale. Al punto da far sembrare folclore il tormento reale della Fi-Pi-LI, una vera roulette russa del tempo perduto, sai quando parti ma non quando arrivi.

Proprio la Fi-Pi-Li, la superstrada degli sprechi e dei pericoli. Quel nastro triste e tormentato è più che una metafora, specchio di una realtà che va oltre l’asfalto. È la strada che porta nella Terra dei Dimenticati.

Twitter: @s_tamburini

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