Così il ministro sta ostacolando il commissariamento della Tirrenica

Tirrenica: il casello a Vada

E sulla Fi-Pi-Li attacco di Forza Italia: spreco di risorse. Dal 2019 spesi 50 milioni ma «è tutta un cantiere»

FIRENZE. La Tirrenica avrebbe il commissario in pectore, ma ben che vada ha le mani legate. Massimo Simonini, amministratore delegato di Anas, in attesa della nomina, che avverrà ben che vada nel 2022, non può operare finché non sarà effettivo il passaggio della concessione tra Sat e la società del quale è il vertice, che si occuperà dell’adeguamento e gestione del corridoio tra San Pietro in Palazzi (Cecina) e Tarquinia (Viterbo). I tempi? «Chiedete al ministro Enrico Giovannini», risponde l’assessore regionale alle infrastrutture Stefano Baccelli. Sui quasi 50 milioni di euro spesi in due anni e mezzo per la Fi-Pi-Li, che per il consigliere regionale di Forza Italia Marco Stella sono «uno spreco inaudito di denaro pubblico», Baccelli glissa: «Non comprendo – dice – questo conteggio». Tirrenica e Fi-Pi-Li: le due grandi strade toscane restano questioni irrisolte. Tra ritardi, cantieri, attese infinite, rimpalli di competenze e responsabilità, incidenti e morti. «Il nodo da sciogliere è il passaggio della concessione da Sat ad Anas e il rinnovo dell’accordo di programma 2021-2025 con il ministero dei Trasporti – dice l’assessore regionale –. Che fosse un tema aggrovigliato era comprensibile quando c’era ancora il contenzioso aperto tra Aspi (gruppo Atlantia/Benetton, ndr) e Cassa Depositi e Prestiti, ma adesso che lo Stato ha acquisito la maggioranza della società per 9,3 miliardi non si capisce il ritardo sulla firma del contratto».



Insomma, Sat dalle carte risulta ancora la titolare della Tirrenica e Simonini «è il commissario designato senza però avere in mano lo strumento che gli consente di agire», sottolinea Baccelli. L’impasse perdura: già a settembre la questione doveva essere definita e l’ad di Anas doveva avere i pieni poteri. E invece contratto e nomina slittano ancora. Poi ci sarà da rivedere il progetto: la Tirrenica non sarà un’autostrada ma una “autostradina”. La variante Aurelia verrà cioè adeguata nei suoi 150 chilometri tra Cecina e Tarquinia, appena 19,4 a nord e 15 a sud sono stati completati. Diventerà una superstrada. E vanno anche trovati i soldi perché sono inutilizzabili i fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza e l’opera è stata esclusa dal decreto legge Semplificazioni, anche se un emendamento in discussione in Parlamento tenta di recuperarla con uno stanziamento di 50 milioni.

La strada a grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno è un pozzo senza fondo. Drena risorse all’infinito. Ma resta malmessa e pericolosa. E come la Tirrenica è una strada di morte. Secondo il consigliere regionale Stella, negli ultimi due anni e mezzo ha inghiottito quasi 50 milioni di euro «eppure continuano ad aprire e chiudere i cantieri, le buche vengono tappate e dopo due settimane si ripresentano. Con quei soldi la strada poteva essere sistemata in maniera definitiva». Circa 26 milioni sono stati stanziati nel 2019, quando assessore alle infrastrutture era Vincenzo Ceccarelli. Altri 2,5 milioni la Regione li ha concessi nel luglio 2020. Poi ci sono i 4 milioni di euro per la frana dello scorso gennaio tra Lastra a Signa e Ginestra Fiorentina. Poi bisogna aggiungere i soldi concessi per la manutenzione ordinaria della strada ad Avr, società che si occupa del servizio. Si tratta di 8, 5 milioni all’anno. Eppure la Fi-Pi-Li resta un colabrodo. Mercoledì è venuto giù un pezzo di corsia sempre a Lastra a Signa. Cedimenti e rattoppi sono all’ordine del giorno. La strada non regge più il peso dei 50.000 veicoli che la percorrono ogni giorno. La Regione per dare un taglio con il passato è pronta a costituire Toscana Strade spa. In modo tale da sottrarre la Fi-Pi-Li dalla gestione dei privati.

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