Morti in corsia, colpo di scena nel processo-Bonino: ammessi nuovi testimoni, slitta in extremis la sentenza

Ok della corte d'Appello alla “riapertura”. Condannata all’ergastolo per quattro omicidi, ora all'infermiera di Piombino gliene vengono contestati nove

Tutti aspettavano la sentenza, ma l’istanza delle difesa ha spiazzato tutti. Slitta la conclusione del processo di appello che si sta celebrando a Firenze a carico di Fausta Bonino, l’infermiera accusata di omicidio volontario plurimo in relazione ai decessi di alcuni pazienti dell’ospedale di Piombino, dove lavorava. Quando ormai si erano tenute sia la requisitoria dell’accusa che l’arringa della difesa, l’avvocato Vinicio Nardo, che assiste la Bonino, ha chiesto alla Corte di appello di acquisire nuove testimonianze. La Corte, dopo circa un’ora di camera di consiglio, ha dato parere favorevole, accogliendo l’istanza e dando di fatto il via libera a una parziale riapertura dell’istruttoria. La prossima udienza è fissata per 24 novembre.

In quell’occasione saranno ascoltati i nuovi testimoni, due medici e due infermieri che lavoravano nel reparto insieme all’infermiera. Tutti e quattro avevano già reso una testimonianza in passato nel processo civile per il risarcimento del danno che si è celebrato a Livorno. Le loro affermazioni però non sono mai state valutate in sede penale. Nelle intenzioni della difesa, il loro racconto potrebbe scardinare uno dei presupposti su cui si fonderebbe la sentenza di condanna di primo grado, ossia che dal reparto si potesse entrare e uscire solo strisciando il badge. L’esame dei nuovi testi aumenterà non di poco i tempi della sentenza. Dopo averli ascoltati infatti occorrerà riaprire anche la discussione: dunque una nuova requisitoria e una nuova arringa, anche se limitate ai temi affrontati in sede di esame dei quattro testimoni.


In primo grado, era il 19 aprile del 2019, l’infermiera di Piombino è stata condannata in abbreviato all’ergastolo per quattro delle morti sospette di pazienti in corsia e assolta per altri sei casi.

Nel processo di appello il procuratore generale Fabio Origlio ha chiesto la condanna sempre all’ergastolo, ma per nove dei dieci casi contestati.

Fausta Bonino venne arrestata il 30 marzo 2016 dal Nas dei carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia in carcere del gip di Livorno che, la accusava di aver provocato la morte di 13 pazienti (poi saliti a 14 e quindi ridotti a 10 alla chiusura delle indagini) nel reparto di rianimazione all’ospedale di Piombino dove l’infermiera lavorava. I decessi erano avvenuti per emorragie improvvise e letali che, secondo le ipotesi degli inquirenti, sarebbero da riportare alla somministrazione di massicce dosi di eparina, anticoagulante che a parte dei pazienti morti in corsia non risultava neppure prescritto dai medici. Le indagini del pm Marco Mannucci e del Nas dei carabinieri individuarono attraverso una serie di indizi Fausta Bonino come responsabile degli omicidi, in particolare attraverso circostanze concordanti: iniezioni di eparina, presenza in reparto della Bonino e morti avvenute poche ore dopo la somministrazione.

La donna tornò libera dopo poche settimane, il 20 aprile 2016, con scarcerazione decisa dal tribunale del riesame. Nel giugno 2018 la procura di Livorno chiuse le indagini, contestando all’infermiera, accusata di omicidio volontario plurimo, 10 decessi. Fausta Bonino, presente anche ieri all’udienza davanti alla corte di appello di Firenze insieme con il suo avvocato Vinicio Nardo, si è sempre proclamata innocente.

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