Inchiesta Open, chiuse le indagini: «Matteo Renzi direttore di fatto della Fondazione». I reati contestati

Renzi e Boschi in parlamento in una foto di qualche anno fa

Indagate quattro società e 11 persone, tra cui Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti, l'ex presidente della Fondazione Alberto Bianchi e l'imprenditore Marco Carrai

FIRENZE. I pubblici ministeri di Firenze che coordinano l'inchiesta sulla Fondazione Open, il procuratore aggiunto Luca Turco e di sostituto procuratore Antonio Nastasi, hanno firmato gli avvisi di chiusura delle indagini. 15, complessivamente, gli indagati: quattro società e 11 persone fisiche, a cui sono contestati i reati di finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio e traffico di influenze.

Tra gli indagati figurano anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi, l'ex ministra Maria Elena Boschi, attuale capogruppo di Iv alla Camera, l'ex ministro e ora deputato dem Luca Lotti, l'ex presidente della fondazione Alberto Bianchi e l'imprenditore Marco Carrai. Gli altri indagati sono Patrizio Donnini, Alfonso Toto, l'imprenditore Riccardo Maestrelli, Carmine Ansalone, Giovanni Caruci, Pietro Di Lorenzo.

L'inchiesta su Open venne alla luce nel settembre del 2019, quando la procura delegò alla guardia di finanza decine di perquisizioni ai finanziatori della stessa Open in 11 città. All'avvocato Bianchi, che ne era il presidente, era stata sequestrata la lista dei finanziatori, molti dei quali poi risultati estranei all'inchiesta. Oltre alle spese per le convention della Leopolda, Open - considerata 'la cassaforte del renzismo' - raccolse finanziamenti per due campagne per le primarie del Pd (2012 e 2013) e per la campagna elettorale per il referendum costituzionale del 2016.

Agli indagati Bianchi, Carrai, Lotti e Boschi, in quanto membri del consiglio direttivo di Open e a Renzi è contestato il reato di finanziamento illecito continuato "perché in concorso tra loro, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso", utilizzavano la fondazione come "articolazione politico-organizzativa del Partito democratico (corrente renziana)", ricevendo "in violazione della normativa contributi di denaro che i finanziatori consegnavano alla fondazione Open", per un totale di circa 3,5 milioni di euro tra il 2014 e il 2018. Nell'avviso di conclusione delle indagini, i pm scrivono che Renzi avrebbe agito come direttore 'di fatto' della stessa fondazione.

"Finalmente arriva il momento in cui si passa dalla fogna giustizialista alla civiltà del dibattimento. E lì contano i fatti e il diritto. Alla fine di questa scandalosa storia emergerà la verità: non c'è nessun finanziamento illecito ai partiti perché tutto è bonificato e tracciato", ha dichiarato Renzi che promette di chiedere giustizia nelle aule della giustizia. "La Leopolda - ha ricordato Renzi - non era la manifestazione di una corrente o di una parte del Pd, ma un luogo di libertà, senza bandiere e con tutti i finanziamenti previsti dalla legge sulle fondazioni". Ora, hanno fatto sapere dal suo ufficio stampa, ha 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogato dal pm Turco: l'udienza per un eventuale rinvio a giudizio è attesa per la primavera del 2022.

Per quanto riguarda il filone dell'inchiesta relativo all'ipotesi di reato di corruzione, secondo la procura di Firenze Luca Lotti si sarebbe adoperato affinché in Parlamento venissero approvate disposizioni normative favorevoli al concessionario autostradale Toto Costruzioni spa. Per i pm Lotti, all'epoca dei fatti sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e segretario del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), avrebbe ottenuto in cambio finanziamenti per la fondazione.