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In pensione a 63 anni se il lavoro è gravoso. E l'elenco delle professioni si allarga

Al vaglio un ampliamento della platea e benefici anche per edili e disoccupati

Con il 31 dicembre termina l’operatività del cosiddetto Ape sociale, l’anticipo pensionistico – o meglio, l’assegno-ponte che porta alla pensione – garantito dallo Stato e pagato dall’Inps che consente – ad alcune categorie di lavoratori e a chi è impiegato in alcuni mestieri riconosciuti come gravosi – di andare in pensione a 63 anni (compiuti). Introdotto in via sperimentale con la Legge di Bilancio per il 2017 ed entrato in vigore dal 1° maggio 2017, l’Ape potrebbe essere a stretto giro (nuovamente) prorogato oltreché acquisire un carattere più strutturale. Non solo: di recente, dopo mesi di lavoro, una commissione in seno al ministero del lavoro, istituita dalla legge n. 160/2019, presieduta dall’ex capo di quel dicastero, Cesare Damiano, ha predisposto un’ipotesi di allargamento della platea di beneficiari dell’Ape sociale.

Oltre a disoccupati, invalidi e caregiver, a oggi possono accedere all’Ape sociale quei lavoratori dipendenti che abbiano svolto – per almeno sei anni negli ultimi sette oppure per almeno sette anni negli ultimi dieci – una o più mansioni incluse in 15 categorie di lavori definiti gravosi (undici individuate dalla legge 232/ 2016 e quattro dalla legge 205/2017): ebbene, la proposta della commissione punta a rivedere le categorie di lavori già assodati come gravosi – chi fa l’operaio edile, l’insegnante della scuola dell’infanzia e gli educatori degli asili, il macchinista di treni, l’operaio siderurgico, il marittimo, per esempio – incrementandole e individuando una trentina di nuove categorie. La proroga dell’operatività dell’Ape insieme all’estensione dei lavori considerati gravosi (e quindi l’ampliamento dei potenziali beneficiari) potrebbe rappresentare uno dei capitoli del pacchetto della futuribile riforma previdenziale e uno dei canali, dunque, per l’uscita anticipata dal lavoro, anche in vista dell’andata in soffitta – che sembra certa con la fine del 2021 – dell’opzione Quota 100, che mette a riposo chi ha 62 anni di età e 38 di contributi.

CHE COS'E'

L’Ape sociale non è una pensione: l’assegno infatti non è indicizzato e non è reversibile. È, piuttosto un assegno-ponte, che “copre” il lasso di tempo durante il quale il lavoratore matura i requisiti effettivi per il conseguimento della pensione di vecchiaia. Ammonta a non più di 1.500 euro lordi mensili, cioè, in media, a 1.150/1.200 euro netti. E durante il godimento dell’indennità non spetta contribuzione figurativa, né tredicesima mensilità.

I REQUISITI

Per poter accedere all’Ape è necessario appartenere alle categorie di lavoratori descritte, aver compiuto 63 anni di età e avere almeno 30 anni o 36 anni di contribuzione: 30 per disoccupati, invalidi e caregivers; 36 per i lavoratori dipendenti impiegati in lavori gravosi.

L’ALLARGAMENTO

La proposta che è uscita dalla commissione presieduta da Damiano punta a incrementare le categorie dei lavori definiti gravosi (da distinguere dai lavori usuranti che consentono di accedere anticipatamente alla pensione vera e propria); la filosofia è: utilizzare la previdenza (mediante un assegno ponte) per consentire la messa a riposo di quei lavoratori che rischiano di più, tenuto anche conto che il mestiere/la professione svolto è uno degli indicatori a maggior incidenza sul calcolo dell’aspettativa di vita. La commissione ha stilato una graduatoria di 92 raggruppamenti professionali, ordinata da quello più a rischio a quello meno a rischio sulla base di codici forniti da Istat (e anche mediante dati Inail e Inps) incrociando malattie professionali e infortuni, la gravità e la frequenza di essi. Al primo posto (con l’indice più alto di gravosità e rischio) ci sono i conduttori di impianti e macchine per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali; all’ultimo posto (gravosità e rischio zero) ci sono i membri di organismi di governo e di assemblea con potestà legislativa e regolamentare – tradotto con le parole di Damiano, «Chi compila verbali» – ma in fondo alla classifica ci sono anche professori universitari, giornalisti e notai: costoro non potranno mai accedere all’Ape. Se il governo dovesse accettare la graduatoria, le categorie dei lavori gravosi potrebbero aumentare: a quale altezza della graduatoria si fermerà l’asticella – l’ottimo, per Damiano, sarebbe includere tutta la trentina – dipenderà dalle risorse che ministero del lavoro e dell’economia vorranno mettere in campo.

L’EQUIVOCO DEL MACELLAIO

Alcune anticipazioni sulla nuova graduatoria hanno aperto discussioni e dibattiti. In prima battuta s’è detto, per esempio, che tra i nuovi lavori con indice di gravosità significativo era compreso quello del macellaio: non è così; si parla piuttosto di artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari: secondo la commissione è un lavoro gravoso la macellazione, che si fa stando in piedi per lunghi turni a basse temperature.

LE NOVITA': EDILI E DISOCCUPATI

Oltre alla graduatoria, dal lavoro della squadra di Damiano sono emerse altre tre proposte. Primo: secondo l’ex ministro sarebbe opportuno garantire al nuovo Ape un’operatività di almeno un quinquennio. Secondo: sarebbe necessario diminuire il numero degli anni di contribuzione – da 36 a 30 – richiesti per l’accesso all’Ape ad alcune categorie di lavoratori che hanno impieghi gravosi: per esempio, gli operai dell’edilizia (già compresi nelle 15 categorie assodate) per cui, passando da un cantiere all’altro, possono avere difficoltà a mettere insieme 36 anni di contributi. Terzo: garantire continuità di reddito a chi, disoccupato, accede all’anticipo pensionistico; oggi l’Ape prevede che chi è disoccupato (per licenziamento, dimissione per giusta causa, risoluzione consensuale) possa accedere all’anticipo dopo aver atteso tre mesi – senza ammortizzatori – dalla fine del periodo di disoccupazione. 

Artigiani, operai, riparatori: nuovi ingressi nella lista delle professioni gravose

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico annuncia che l’elenco dei lavori gravosi che danno accesso all’anticipo pensionistico, l’Ape sociale, potrebbe essere allungato, se il governo dicesse sì alla proposta uscita dalla commissione, in seno al ministero del lavoro, presieduta dall’ex ministro Cesare Damiano che ha lavorato a una revisione di quell’elenco individuando una trentina di nuove categorie professionali a rischio; attualmente sono 15.

IL QUADRO ATTUALE

Inail riconosce come gravosi i seguenti lavoratori: 1. Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; 2. Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; 3. Conciatori di pelli e di pellicce; 4. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; 5. Conduttori di mezzi pesanti e camion; 6. Personale delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; 7. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; 8. Insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido; 9. Facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati; 10. Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; 11. Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti; 12. Operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca; 13. Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative; 14. Lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del decreto legislativo n. 67 /2011; 15. Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.

LA PROPOSTA

In futuro potrebbero essere riconosciuti come gravosi i seguenti lavori e quelli eventualmente assimilabili:

1. Conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali/di impianti per la trasformazione dei minerali;

2. Fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica;

3. Vasai, soffiatori e formatori di vetrerie;

4. Fabbri ferrai costruttori di utensili e assimilati;

5. Personale non qualificato nella manifattura;

6. Attrezzisti, operai e artigiani del trattamento del legno e assimilati;

7. Operai forestali specializzati;

8. Conduttori di impianti per la trasformazione del legno e la fabbricazione della carta;

9. Conduttori di macchine agricole;

10. Conduttori di macchinari per tipografia e stampa su carta e cartone;

11. Meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (esclusi gli addetti alle linee di montaggio industriale);

12. Conduttori di macchinari per la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche;

13. Artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari;

14. Operatori della cura estetica;

15. Artigiani e operai specializzati del tessile e dell’abbigliamento;

16. Operai addetti a macchine automatiche e semiautomatiche per lavorazioni metalliche e per prodotti minerali/a macchinari in impianti per la produzione in serie di articoli in legno;

17. Artigiani e operai specializzati della meccanica di precisione su metalli e materiali assimilati;

18. Operatori di macchinari e di impianti per la raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi, per la chimica di base e la chimica fine e per la fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica;

19. Artigiani delle lavorazioni artistiche del legno, del tessuto e del cuoio e dei materiali assimilati/specializzati dell’industria dello spettacolo;

20. Artigiani e operai specializzati dell’installazione e della manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche;

21. Operai addetti all’assemblaggio di prodotti industriali;

22. Conduttori di impianti per la produzione di energia termica e di vapore, per il recupero dei rifiuti e per il trattamento e la distribuzione delle acque;

23. Operai dei rivestimenti metallici, della galvanoplastica e per la fabbricazione di prodotti fotografici;

24. Operai addetti a macchine confezionatrici di prodotti industriali;

25. Operai addetti a macchinari fissi nell’agricoltura e nella prima trasformazione dei prodotti agricoli/per l’industria alimentare;

26. Artigiani e operai specializzati delle attività poligrafiche;

27. Operai addetti a macchinari dell’industria tessile, delle confezioni e assimilati;

28. Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali;

29. Portantini;

30 addetti alla gestione dei magazzini.

E professioni inserite perché attinenti alle attuali 15 categorie di lavori gravosi. Non resta che attendere il risultato del confronto tra ministero del lavoro e ministero dell’economia anche in vista dell’architettura della nuova Legge di Bilancio.

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