Sanità toscana, corsa da super direttore. Gelli e Morello i contendenti

Federico Gelli e Paolo Morello

Ma il presidente della Regione ora sembra più propenso a pubblicare un bando. Meno certa la nomina diretta per il successore del professor Carlo Tomassini  

FIRENZE. Sembra una corsa a due quella per il posto da direttore generale della Sanità toscana. Posto ancora occupato dal professor Carlo Rinaldo Tomassini, ma ancora per poco. L’alto dirigente andrà in pensione il 30 novembre. E dal 1° dicembre la Regione vuole avere già il sostituirlo. In realtà il problema non è trovarlo. È sceglierlo: ci sono già due candidati a contendersi il ruolo: l’ex deputato Pd Federico Gelli, medico, che da parlamentare ha fatto approvare la legge che porta il suo nome (niente colpa medica in caso di decesso di un paziente alla fine di un trattamento eseguita secondo i protocolli sanitari); Paolo Morello, medico, manager della sanità di lungo corso, attuale direttore generale dell’Asl Toscana centro. La scelta (non facile) compete al presidente della Regione, Eugenio Giani. Che potrebbe optare per la terza via: pubblicare un bando per verificare se ci sono altre personalità della sanità nel resto d’Italia disposte a venire in Toscana a dirigere il settore che assorbe l’80% del bilancio regionale.

Detta così, la questione sembrerebbe risolta. Invece è appena iniziata. Infatti, sia Gelli che Morello sono due personalità di spicco della sanità toscana. Gelli, 59 anni, non è mai stato direttore generale di un’azienda sanitaria (dicono quelli che preferiscono Morello). Però è più giovane del collega, è presidente di una delle più importanti fondazioni sanitarie italiane “Italia in salute” (che ha nel comitato scientifico anche Walter Ricciardi, Istituto superiore di Sanità), è presidente del Cesvot, il Centro Servizi Volontariato Toscana. Paolo Morello, ha 70 anni, è più vicino alla pensione, ma vanta una lunga carriera da manager della sanità: direttore sanitario dell’ Asl Massa Carrara e dell’ospedale pediatrico Meyer (di cui è stato anche direttore generale); direttore generale dell’azienda ospedaliero universitaria “Le Scotte” di Siena e dell’Asl di Firenze.


Giani può scegliere il sostituto di Tomassini con nomina diretta. Solo che non riesce a decidersi, malgrado i solleciti dell’assessore regionale alla Salute: Simone Bezzini, infatti, reclama una riorganizzazione del dipartimento, per far fronte alla quantità di lavoro (e di emergenze) che si sono scaricate sulla sanità con la pandemia. E non nasconde una certa predilezione per Morello (sostenuto anche dalla ex assessora alla Salute Stefania Saccardi). Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ma anche Stefano Bruzzese, il Mazzarino della politica toscana, preferirebbero Gelli. Gradito pure al presidente del consiglio regionale, Antonio Mazzeo. Giani, però, temporeggia. Anche se c’è chi dà Morello in leggero vantaggio, pur considerando che l’attuale direttore dell’Asl Centro potrebbe restare a guidare il dipartimento della Salute in Regione per un anno o poco più: poi andrebbe in pensione. È anche vero che la nuova nomina di Morello, consentirebbe a Giani di liberare il posto da direttore generale dell’Asl Toscana Centro e di avviare una rotazione di direttori generali delle Asl che da un po’ ha in testa. Se Morello non venisse spostato in Regione, questo giro, in ogni caso sarebbe rimandato di un anno. Quindi?

Quindi le ultime notizie darebbero Giani convinto (o quasi) a percorrere la terza via. Quella del bando pubblico. In quel caso, però, poi si troverebbe con le mani legate: dovrebbe scegliere il nuovo direttore della sanità toscana fra i candidati che inviassero il proprio curriculum. Meglio, dicono in molti: procedura trasparentissima. Certo. Ma comporterebbe per il presidente l’obbligo (non formale, ma “politico”) di scegliere comunque fra Gelli e Morello, con un po’ di anticipo: prima della presentazione delle candidature. Giani dovrebbe invitare il meno “favorito” (nelle sue intenzioni) a non presentarsi alla competizione. Per evitare di farlo diventare un silurato ufficiale. E appiccargli addosso l’etichetta di scartato a tutti gli effetti.

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