Contenuto riservato agli abbonati

Green pass, in Toscana le piccole aziende pagano i tamponi

Controlli del Green pass all'ingresso di un'azienda (foto Lapresse)

Accordo non scritto nelle imprese fino a cinque dipendenti per tutelare il lavoro. Diverso il discorso in grandi imprese e fabbriche

Le piccole imprese, fino a 4-5 lavoratori, lo fanno (ma non vogliono pubblicizzarlo). Pagano i tamponi ai dipendenti, per garantire il lavoro. Le aziende grandi, le fabbriche no. Il debutto del Green pass obbligatorio in Toscana mostra subito qualche problema. Rallenta la produzione, le consegne. Comporta richieste anomale: perfino il tentativo di ricorrere alla cassa integrazione da parte di qualche dipendente, pur di non sottostare al tampone o al vaccino.

Lo scenario è articolato. A cominciare dalla posizione netta di Confindustria (che applica la legge), ferma nella volontà di far pagare ai dipendenti non vaccinati il tampone per ottenere la certificazione verde. Affrontano in modo diverso l’obbligo molte piccole aziende (associate a Cna, Confcommercio e Confesercenti), persuase nel venire incontro al lavoratore, pagando in tutto o in parte il test molecolare.


PICCOLO E' MEGLIO
«Non possiamo permetterci di perdere ulteriori professionalità, che già troviamo a fatica», sottolinea il presidente toscano di Confcommercio, Aldo Cursano. Le decisioni dei singoli lavoratori sono poi tra le più differenti: chi ha preso malattia, chi ferie, chi un’aspettativa fino al 31 dicembre. Ieri c'è stato anche qualcuno che non è entrato in fabbrica perché ha scelto di iniziare a sottoporsi ai tamponi da lunedì, per risparmiare. I sindacati in alcuni casi hanno scritto alle imprese per cercare una mediazione sui dipendenti sprovvisti di certificazione anti-Covid: le lettere non hanno ricevuto risposta. Si avvertono inoltre rallentamenti di alcuni servizi: per esempio i fornitori di bar e ristoranti sono passati da dieci a tre consegne ogni ora.

IL FAI DA TE
DELLE PICCOLE IMPRESE
“Le piccole attività una soluzione la trovano, per evitare i mal di pancia dei dipendenti – aggiunge Cursano – Confcommercio a livello nazionale sta spingendo per ottenere la gratuità del tampone. Perché questo obbligo qualche problema lo crea e non ne avevamo bisogno». «I nostri associati, in generale, non sono disposti a coprire il costo dei tamponi ai lavoratori – afferma Matteo Conforti, responsabile sicurezza luoghi di lavoro per Cna Toscana Centro – ma ci sono casi di piccole ditte con massimo 10 persone tutte senza vaccino. I titolari, almeno in questi primi giorni, si faranno carico dei tamponi: scelta autonoma per poter continuare a produrre senza rallentamenti».

SCELTE E PREZZI
La libera scelta di non vaccinarsi ha un prezzo: è quello di far pagare il costo del tampone molecolare (che ha 72 ore di validità) o antigenico (48 ore) al lavoratore. È la posizione di Confindustria Toscana. «La nostra posizione è netta – spiega Daniele Matteini, membro del consiglio di presidenza regionale – le aziende non pagheranno i test. Ieri abbiamo registrato disagi minimi, ma ci vorrà una settimana di rodaggio per capire se eventuali assenze dal posto di lavoro e rallentamenti porteranno a una riduzione della produttività».

RICHIESTE BIZZARRE
«Noi dobbiamo tutelare tutti gli iscritti. Per questo il sindacato si è adoperato per chiedere ad alcune aziende di pagare il tampone al dipendente: la richiesta come immaginavamo non ha avuto seguito», dice Massimo Chirli della Cisl. Massimo Braccini, della Fiom Cgil Toscana, racconta che ieri «alcuni operai si sono presentati in fabbrica privi di green pass e non sono potuti entrare. C’è stato il calcolo di cominciare a fare i tamponi da lunedì risparmiando sul costo del test che doveva essere fatto giovedì o ieri, per utilizzarlo un solo giorno lavorativo, col fine settimana di mezzo».

A Cna altre richieste particolari. Riprende Conforti: «Una persona senza certificazione ci ha chiesto se era possibile attivare la cassa integrazione artigiani per il periodo di assenza dal lavoro. Un altro, tramite il sindacato, ha minacciato una causa di lavoro per l’assenza ingiustificata. Ma sono tutte questioni che finiscono lì».

LE RIPERCUSSIONI
Sui posti di lavoro qualche cosa è successo. In varie province della Toscana, per esempio, per l’assenza di autisti sono saltate alcune corse dei bus locali e le biglietterie in alcuni casi hanno ridotto gli orari di apertura. Ritardi poi nelle consegne delle merci ai locali pubblici: il controllo del Green pass ai corrieri ha provocato rallentamenti. Nelle aziende a ciclo continuo, organizzate su almeno tre turni, tempi più lunghi per gli accertamenti e un numero maggiore di delegati al controllo della certificazione. Il ciclo produttivo ha subito dunque intoppi.

Da gestire ci sono inoltre i trasportatori che arrivano dall’estero, che non hanno Green pass e magari sono vaccinati, ma con un siero non riconosciuto (come lo Sputnik). Questi camionisti non possono uscire dalla cabina e sono altri a dover scaricare. Ci sono poi tensioni tra colleghi: «Alcuni lavoratori, nominati dal titolare addetti al controllo, si sono rivolti a noi perché non vogliono assumersi questo compito. Hanno paura di ritorsioni», conclude Conforti di Cna.

© RIPRODUZIONE RISERVATA