Scandalo concerie, sei mesi di imbarazzi

Il 15 aprile gli arresti con coinvolgimenti della ’ndrangheta e legami con la politica: un’inchiesta che fa tremare tante persone

FIRENZE. All’alba di sei mesi fa, era il 15 aprile, lo scoppio dello scandalo concerie: 15 arresti con coinvolgimenti della ’ndrangheta negli smaltimenti illegali degli scarti della lavorazione delle pelli. Ma, soprattutto, imbarazzanti legami con la politica. Sono stati sei mesi di pieno imbarazzo per questa inchiesta che fa tremare molte persone e, soprattutto, tanti equilibri politici.

Sei mesi fa, oggi, i carabinieri eseguivano sei arresti nell’ambito dell’inchiesta sulle irregolarità nel trattamento del Keu, le ceneri inquinanti derivanti dagli scarti di lavorazione delle concerie del distretto di Santa Croce. Adesso le indagini, coordinate dal pubblico ministero Giulio Monferini della Dda, Direzione distrettuale antimafia di Firenze, si avviano a conclusione. Stando alle previsioni, l’attività investigativa potrebbe essere chiusa entro Natale, con l’avviso di conclusione delle indagini notificato a tutti i personaggi coinvolti.


Le ceneri derivanti dalla lavorazione dei fanghi delle concerie contengono alte concentrazioni di inquinanti e per questo non possono essere riutilizzate in attività edilizie. E invece, erano inviate a un impianto di produzione di materiali riciclati che provvedeva a miscelarle con altri inerti e a classificarle materia prima per l’edilizia, con pericolo di contaminazione del suolo e delle falde. La tesi accusatoria mossa dalla Dda col passare dei mesi è diventata una certezza, con l’arrivo dei risultati degli esami effettuati dai consulenti. Cromo e altre sostanze chimiche inquinanti, rivelatori della presenza di Keu sono stati trovati in tutti i siti esaminati dai consulenti della Dda. I siti trovati inquinati da Keu sono un deposito a Massarosa (Lucca), il sottostrada della strada regionale 429 a Empoli (con valori che sarebbero anche 26 volte superiori la norma), l’area ex Vacis a Pisa dove sono state fatte opere stradali e di urbanizzazione (qui il solo cromo risulterebbe 50 volte oltre la soglia), un’azienda con maneggio ai Lecci di Peccioli.

Altri valori 20 volte superiori sarebbero stati rilevati nell’area di Crespina Lorenzana di Pisa nei pressi di cantieri dell’acquedotto. Inquinati anche i riempimenti di infrastrutture logistiche all’aeroporto militare di Pisa ma già rimossi subito dopo le indagini. Valori fuori quota presso i due impianti della ditta di movimenti terra e inerti Lerose srl, nei comuni di Bucine (Arezzo) e Pontedera (Pisa), rispettivamente nelle frazioni di Levane e Gello. A Bucine sostanze rivelatrici di Keu (ma anche di arsenico) anche nell’urbanizzazione di un’area dove sono in costruzione villette.

Questi dati sono solo quelli contenuti nella prima parte della consulenza chimica, la cui versione completa sarà inviata agli inquirenti a giorni. Una copia dei primi esiti è stata inviata a tutti i Comuni interessati e alla Regione per i provvedimenti necessari. Tanto che nei giorni scorsi sono iniziati i lavori di messa in sicurezza del rilevato stradale del lotto V della regionale 429.

Il 15 aprile scorso finirono agli arresti domiciliari Alessandro Francioni, in qualità di presidente dell’associazione conciatori e membro del consiglio di amministrazione di Aquarno, il direttore dell’associazione conciatori Aldo Gliozzi, il suo predecessore Piero Maccanti, Manuel Lerose, dipendente della Lerose srl e gestore di un impianto di riciclaggio inerti a Bucine (Arezzo) e Annamaria Faragò, ritenuta responsabile della gestione amministrativa di tutte le aziende facenti capo all’imprenditore Francesco Lerose, quest’ultimo destinatario all’epoca degli arresti in carcere. Tra gli indagati a vario titolo nell’inchiesta, anche Ledo Gori, all’epoca capo di gabinetto del presidente della Regione Toscana, il consigliere regionale del Partito democratico Andrea Pieroni e la sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda.

L’inchiesta ha avuto rilevanza politica anche per la famosa legge “aiutino” pro concerie che ha coinvolto il Pd toscano e lo stesso presidente della Regione, Eugenio Giani.

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