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Tornelli, controllori e scontrini: ecco come cinque grandi aziende toscane sono pronte al Green pass

Queste imprese dichiarano di affrontare la novità senza timori per l'operatività: i sistemi adottati per far rispettare le regole

Il giorno del Green pass nei luoghi di lavoro sta per arrivare. Da domani (venerdì 15) servirà la certificazione verde per entrare in azienda. Il governo nelle scorse ore ha diramato le linee guida, anche per rispondere ai dubbi dei datori di lavoro. Ecco come si sono organizzate cinque aziende di cinque diversi territori toscani.

HITACHI (PISTOIA)


I controlli sul green pass nello stabilimento Hitachi di via Ciliegiole a Pistoia saranno svolti ai tornelli di accesso. A eseguirli sarà il personale incaricato dall’azienda: cellulare con app ministeriale alla mano, scansionerà i codici Qr dei lavoratori. La spunta verde sarà il lascia passare che attesta l’avvenuta vaccinazione, la guarigione dal Covid oppure l’esito negativo di un tampone eseguito nelle 48 ore precedenti. Le verifiche riguarderanno ogni giorno oltre un migliaio di persone tra officina, uffici, lavoratori del cosiddetto “incentrato” (aziende dell’indotto i cui dipendenti lavorano dentro la fabbrica di Hitachi) , ditte di pulizie e tutte le altre persone che gravitano nello stabilimento, come gli autisti dei tir che transitano per il carico e lo scarico merci. I controlli sul personale saranno svolti, quindi, per ognuno dei tre turni di ingresso a lavoro. Secondo i sindacati i lavoratori non vaccinati in azienda non supererebbero l’ottantina.

PIAGGIO (PONTEDERA)

Tornelli con lettori automatici all’ingresso dei principali poli produttivi del gruppo, a cominciare da quello di Pontedera, e controllo manuale all’ingresso delle sedi minori. Piaggio è pronta all’esame del Green pass obbligatorio per i lavoratori. I tornelli sono stati installati a tutti gli accessi della fabbrica a Pontedera, dove lavorano complessivamente circa 3. 600 persone. Una scelta, quella dell’azienda presieduta da Roberto Colaninno, necessaria per non mandare in tilt il sistema degli accessi e per scongiurare le inevitabili code che si sarebbero create a inizio turno. Ci sarà dunque un lettore automatico. In altri casi, dove il numero dei lavoratori è molto più contenuto, la verifica sarà fatta manualmente da addetti incaricati di scansionare il Qr code con la app. Chi, invece, è sprovvisto di Green pass deve comunicarlo in anticipo, in modo da permettere all’azienda di organizzare i turni senza ripercussioni sulla produzione.

FABIO PERINI (LUCCA)

Il gruppo tedesco Körber con una settimana di anticipo sulla scadenza del 15 ha elaborato il protocollo da seguire per la Fabio Perini, suo stabilimento lucchese specializzato nella produzione di macchinari per l’industria cartaria. Il protocollo, distribuito tra i circa 450 dipendenti, prevede una scansione del Green pass prima di entrare in azienda, con uno scanner posizionato all’ingresso di ogni palazzina in cui è suddiviso lo stabilimento. Se il Green pass non risulterà valido il dipendente dovrà contattare l’ufficio risorse umane e quindi tornarsene a casa. In caso di errore di lettura, il lavoratore dovrà recarsi alla portineria centrale per farsi controllare il certificato manualmente.

Quando invece lo scanner darà il via libera all’ingresso rilascerà, in automatico, anche uno scontrino, che il lavoratore dovrà tenere con sé per tutta la giornata lavorativa. Nell’arco della giornata saranno anche previsti controlli a campione e, in caso di violazioni, l’ufficio del personale provvederà ai vari adempimenti di legge, compresa la comunicazione degli atti al prefetto.

Un ulteriore controllo del certificato avverrà al momento dell’ingresso in mensa.

SAVEMA (PIETRASANTA)

Controlli quotidiani, su tutti i 75 dipendenti, all’inizio del turno nello stabilimento. L’obbligatorietà del Green pass viene vissuta con relativa tranquillità dalla Savema, azienda leader su scala internazionale per la produzione e vendita di marmo, con sede a Pietrasanta. «In sostanza – fa sapere il consigliere delegato della società Fabrizio Palla – integreremo i protocolli Covid già in atto: controlleremo, non a campione visto che la nostra non è un’azienda con una dote di personale imponente, sia appunto i dipendenti sia i fornitori sia coloro che garantiscono servizi saltuari. I due punti di accesso all’azienda, come da accordi, saranno di conseguenza presidiati per il monitoraggio. Il tutto in un clima di collaborazione e condivisione. Se temiamo situazioni problematiche? Non abbiamo questa percezione, anche se non possiamo avere certezze visto che, parlando di dati sensibili, ovviamente non conosciamo le situazioni personali, in tema di vaccini, dei nostri dipendenti».

TECNOSEAL (GROSSETO)

La Tecnoseal di Grosseto e uno dei pochissimi produttori mondiali di “anodi sacrificali” in zinco, alluminio e magnesio per la protezione catodica di barche da diporto, navi, impianti industriali, piattaforme off-shore e reti di distribuzione. Azienda del comparto meccanico, che occupa oggi 60 addetti e sta per trasferire la propria produzione nei nuovi capannoni. Un investimento che tra parte edile e nuove attrezzature supera i 5,5 milioni di euro. «Noi – spiega l’amministratore delegato Filippo Soffici – per fortuna abbiamo solo tre dipendenti su 60 che hanno deciso di non vaccinarsi. La politica aziendale su questa vicenda è stata sin dall’inizio molto rigida. Ai dipendenti abbiamo comunicato che chi non si fosse vaccinato, avrebbe dovuto comunque presentarsi al lavoro col Green pass temporaneo che viene consegnato dopo aver fatto il tampone. Pena l’immediata sospensione dal lavoro senza il pagamento di stipendio, né la maturazione di ferie e Tfr. Come ci consente la legge». I non vaccinati presenti in azienda fin qui hanno tutti mantenuto le proprie mansioni originarie. «Se un addetto rispetta le regole per la sicurezza dei colleghi – conclude Soffici – non c’è motivo di spostarlo ad altro incarico».



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