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Portuali, a Livorno il pass è un'incognita. Tdt sceglie di pagare i tamponi

L'autorità livornese rassicura: nessun problema. Ma l'indotto resta un rebus e i sindacati sono sul piede di guerra

LIVORNO. In porti come Trieste s’incendia il fronte del porto sull’obbligo di Green pass per i lavoratori, ma dal quartier generale dell’Authority labronica si mandano segnali tranquillizzanti: in tutti gli scali sotto l’ala di Palazzo Rosciano – dunque non solo Livorno ma anche Piombino e le isole dell’Arcipelago – «non si registrano particolari criticità». È questo l’esito di un lavoro di ricognizione compiuto dagli uffici dell’istituzione portuale: «Le imprese che sino a oggi hanno risposto alle richieste di chiarimento hanno sostanzialmente fatto sapere di non avere particolari problemi operativi».

In realtà, esiste una quota di lavoratori che da domani dovranno procurarsi la certificazione verde per entrare al lavoro. Quanti? «Potrebbero essere una ventina su 170», dice Enzo Raugei , presidente della Compagnia portuale. «Non abbiamo dati precisi ma qui da noi si stima siano attorno al cinque per cento», aggiunge Marco Dalli dalla plancia di comando di Cilp, altro protagonista della scena imprenditoriale portuale. «A quanto si possa prevedere, non dovremmo avere contraccolpi sull’operatività», segnalano dal terminal Lorenzini (dove l’ultra-colosso Msc, seconda flotta al mondo, è presente col 50%). «Potrebbero essere meno di una decina su 135», avverte Jari De Filicaia , numero uno della coop Uniport. Qualcosa di più in casa Tdt, il principale terminal contenitori: forse 30-40 su un organico di 270. Il segretario generale dell’Authority, Matteo Paroli , ha ricordato alle imprese sia chi può essere esentato dalla campagna vaccinale («sulla base di idonea certificazione medica» come previsto dal ministero) sia l’invito del Viminale a farsi carico di sostenere la spesa per fornire ai lavoratori «test molecolari o antigenici rapidi gratuiti». È quel che ha fatto la Tdt: «Fino a fine mese saremo noi azienda ad accollarci i tamponi rapidi», conferma il direttore generale Marco Mignogna . «Sappiamo bene che è un momento difficile, potrebbero esserci conseguenze sull’operatività del terminal e dunque d’accordo coi sindacati ciascuno potrà andare nel laboratorio o nella farmacia di fiducia e poi rimborseremo i costi del tampone».

Ma il sindacato di base Usb non rinuncia ad andare all’attacco: lo farà domani alle 11 con un’iniziativa di lotta davanti alla sede dell’Authority livornese. «Sia ben chiaro, – precisa il leader Giovanni Ceraolo – sono favorevole al vaccino e non ho nessuna intenzione di mescolarmi ai “no Green pass”: è ovvio però che non possono essere i lavoratori a pagare per avere accesso al luogo di lavoro. Non salto fuori adesso a dirlo, è da una settimana che abbiamo inviato a imprese e Authority una mail con richieste chiare e ragionevoli a tutela dei diritti di chi lavora: nessuna risposta».

Il problema però sta nella particolare tipologia del settore. La logistica è una catena e basta far saltare un anello per mandarla in tilt o “contagiare” guai che finora sono rimasti altrove. Ecco perché le imprese sono sbigottite per come – a poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo – siano state cambiate le carte in tavola dicendo «l’opposto di quel che era stato detto fino al giorno prima», sbotta De Filicaia . Non basta: è questo un settore in cui si lavora 24 ore al giorno 365 giorni all’anno: e se il tampone bisogna farlo «di sabato pomeriggio o di notte per il quarto turno», chi si troverà aperto per fare il test? Di più: nella confusione finora si è parlato di lavoratori portuali ma, a esser precisi, tecnicamente questo riguarda solo una parte di chi lavora sulle banchine, dove operano tanti altri soggetti. Riguarda anche loro il “dietrofront” del ministero? E l’autotrasporto che spesso lavora sottobordo, è incluso? Questo è un altro rebus: stante l’alto numero di stranieri alla guida dei camion, potrebbero esserci problemi con chi ha un vaccino tra quelli non autorizzati in Italia. Quanti? Fino a un conducente su tre.

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