Una crisi politica e istituzionale per gli Stati Uniti

Hillary Clinton era candidata alla presidenza degli Stati Uniti per i democratici

Desta non poca preoccupazione leggere che un personaggio di primo piano come Hillary Clinton ritiene che «gli Stati Uniti sono già nel pieno di una crisi costituzionale. Siamo come la rana caduta nel pentolone. Stiamo bollendo a fuoco lento». Si potrebbe pensare che ragioni così perché è stata sconfitta alle precedenti votazioni, ma fa un esplicito riferimento a un prestigioso analista, Robert Kagan.

Lo stesso ha scritto: «Gli Stati Uniti stanno marciando verso una delle più grandi crisi politiche e istituzionali dopo la guerra civile. C’è una ragionevole possibilità che nei prossimi tre o quattro anni si verifichino violenze di massa, sparisca l’autorità federale, il Paese si divida in gruppi rossi o azzurri (repubblicani o democratici) in continuo conflitto tra loro». I motivi di questa analisi sono essenzialmente due. Donald Trump si presenterà alle votazioni per la presidenza del 2024 e lo farà forte di sondaggi che indicano una consistente massa di consensi e di ricchi fondi per la campagna elettorale.


Non si esclude il ricorso a contestare i risultati delle elezioni dopo averlo già fatto per quelle che hanno portato Joe Biden alla Casa Bianca. Alcuni esponenti repubblicani si stanno preparando a non accettare le votazioni previste nel 2022 se a loro non favorevoli e hanno già cominciato a eliminare quei repubblicani che avendo cariche istituzionali si sono rifiutati di falsificare i risultati che erano favorevoli a Biden.

Ci sono, inoltre, da tempo in molti Stati controllati dai repubblicani, azioni per ridurre la possibilità di votare a soggetti che sono loro poco favorevoli come gli afroamericani e i poveri.

Nel 2020, mentre il 71% dei bianchi ha votato, solo il 58% degli altri lo ha fatto.

Anche in Usa si stanno moltiplicando acquisti di voti.

Se questo è il panorama la democrazia americana è in pericolo. Sarebbe, per altro, troppo semplice attribuire a Donald Trump e ai suoi seguaci tutte le colpe.

Se egli raccoglie non piccoli consensi non si può pensare solo a una capace campagna propagandistica. Ci sono motivazioni sociali alla base del diffuso malcontento in larghi strati della popolazione e della conseguente ricerca di facili soluzioni. Anche prima che il Covid-19 sconquassasse tutte le nazioni e i mutamenti tecnologici privassero molti del posto di lavoro, lo scontento era molto diffuso e questo lasciava spazio ai populisti tipo Donald Trump o Matteo Salvini. Ora negli Usa Joe Biden sta cercando di modificare il sistema con politiche innovative e coraggiose. Dobbiamo sperare che ce la faccia perché se le istituzioni politiche ed-economiche Usa dovessero crollare anche noi in Europa ne pagheremo le conseguenze. Non possiamo votare contro Trump, ma migliorare strutturalmente economia e politica può contribuire a evitare crisi pericolose.