Le false convinzioni dei no-vax smontate una dopo l’altra dal virologo Pregliasco

Il noto professore: «Il siero è sicuro ed è l’unica arma contro il Covid». «In terapia intensiva su dieci ricoverati, 9,25 sono non vaccinati». Postumi gravi nei guariti  

«Il virus è ancora tra noi, è cattivo e uccide: l’unico modo per contrastarlo è il vaccino. I numeri parlano chiaro: in terapia intensiva per ogni ricoverato vaccinato ce ne sono 9,25 non vaccinati». La media è meno di 1 a 10. Una descrizione senza fronzoli, che va dritta al cuore del problema quella del professor Fabrizio Pregliasco, virologo di fama nazionale oltreché direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e ricercatore dell’Università di Milano. In Italia c’è un milione e mezzo di lavoratori che non ha praticato il vaccino anti Covid, e dal 15 ottobre, con l’obbligo di Green pass, dovrà effettuare il tampone ogni 48 ore. In alternativa sarà impossibilitato a lavorare. Il Tirreno ha intervistato il professor Pregliasco chiamandolo a spiegare agli scettici i motivi per i quali vale la pena vaccinarsi. È la prima intervista di un ciclo ai più importanti epidemiologi impegnati nella battaglia contro la pandemia. Un’intervista che trasforma in domande le false convinzioni maturate da quella parte di scettici convinti a non vaccinarsi dal flusso devastante di false notizie messe in giro ad arte.

Professore, che cosa vorrebbe dire a chi ancora non ha fatto il vaccino?


«Di sicuro che è l’unica arma per combattere questo virus che è ancora con noi, è cattivo e uccide. Non si può abbassare la guardia di fronte a una malattia così grave anche se stanno arrivando nuovi farmaci, nuove terapie di cura. Non vale la pena subire una problematica del genere, perché anche chi guarisce ha conseguenze e postumi importanti».

Ci spieghi meglio. Chi guarisce dal Covid ha comunque postumi gravi?

«Anche i più giovani guariti dal Covid, per un quarto hanno problemi di respirazione, perché il primo organo che colpisce il Covid è il polmone, hanno problemi neurologici e cardiologici. Questo è il messaggio che va trasmesso a mio avviso, perché bisogna avere contezza della malattia e della sua gravità».

Una delle obiezioni sollevate dai no vax, o anche dai ni-vax, comunque dagli scettici, è che ci si ammala lo stesso, anche vaccinandosi.

«Purtroppo passano dei messaggi non chiari, c’è una sorta di infodemia: si dice che il vaccino va bene ma poi si dà grosso risalto a un morto per vaccino. Questo è un caso rarissimo, su 80 milioni di dosi. Certo, il rischio esiste ma è molto, infinitamente inferiore rispetto al rischio di contrarre la malattia. E dovremmo dire che si possono avere rischi e controindicazioni anche da un’aspirina, ma questo fa meno notizia...»

Un’altra falsa notizia è che quello contro il Covid non sia un vero vaccino.

«Certo che è un vero vaccino, è un vaccino inattivato realizzato con una metolodogia conosciuta da dieci anni, quella a Rna. Siamo di fronte a una situazione paradossale: ci sono Paesi che chiedono i vaccini e non li hanno, e qui c’è chi protesta contro la vaccinazione. Questo virus rimarrà tra le scatole per un bel po’: dobbiamo renderci conto che ogni contatto è a rischio, anche tra due vaccinati a distanza di un metro e con la mascherina Ffp2, ma la probabilità in questo caso di contrarre il virus è quasi zero».

Altra obiezione: i rischi da vaccino.

«Nessun vaccino è una caramella, ma ripeto gli eventi avversi sono rarissimi. La copertura del vaccino anti Covid è oltre il 90%. Pensi che nessun vaccino copre al cento per cento. L’Oms ha in questi giorni dato il via libera al vaccino contro la malaria, che pure ha una copertura del 30 - 40%».

Come si supera la paura dell’iniezione?

«Si supera rendendosi conto della gravità della malattia, dei rischi e dei postumi che comporta anche in caso di guarigione. Il problema è che il vaccino si fa a freddo, quando non si è malati e alcune immagini che passano è che sia una sorta di trampolino altissimo, invece nella realtà questo trampolino è quasi raso acqua».

E poi c’è chi non si fida degli scienziati: si dice che il vaccino è stato fatto troppo velocemente, che intacca le cellule...

«Il vaccino anti Covid è stato fatto con una ricerca scientifica che ha messo insieme velocità e genetica. È un vaccino che utilizza un meccanismo conosciuto da dieci anni e – grazie ai grossi investimenti fatti dall’amministrazione Trump negli Usa, che pure all’inizio non è stato un bell’esempio – ha avuto un’accelerazione all’ultimo miglio, nella fase dell’industrializzazione. L’Rna è una sostanza instabile, invece con la ricerca tecnica in fase industriale si è migliorata la stabilità, la capacità di conservazione e di trasporto».

Rna è una delle parole al bando dei no vax.

«Invece è una metodologia ben conosciuta e studiata da dieci anni, che stimola il sistema immunitario, non va nel nucleo, non altera il genoma, non dà problemi di fertilità».

Altra obiezione: il vaccino non è stato abbastanza testato.

«Assolutamente no: la ricerca è stata veloce ma non frettolosa, ha potuto accelerare i tempi grazie alla consapevolezza della gravità della pandemia, anche la burocrazia è stata svecchiata. Ma nessun passaggio è stato saltato, ogni passaggio è stato reso noto e pubblico. Questo forse ha impressionato in modo negativo. Non si è perso tempo, i dati sono stati raccolti velocemente, il test è avvenuto su 40mila volontari che è il numero regolare».

Altra falsa notizia sparsa ad arte. Chi si vaccina è contagioso.

«Assolutamente no. Vaccinarsi serve a evitare di contrarre la malattia grave e l’infezione. C’è una riduzione oggettiva della probabilità di infettarsi e si è meno contagiosi. A oggi nell’80% dei casi il vaccino evita l’infezione e al 20% attenua gli effetti. In ospedale i casi gravi sono quasi soltanto non vaccinati».

Chiudiamo con un’altra falsa notizia: il vaccino è pericoloso per le donne incinte. Il virus non colpisce i bambini.

«Un vaccino inattivato come questo non dà nessun problema alle donne incinte. E lo abbiamo visto vaccinando sanitarie che non sapevano di essere incinta. Quanto ai bambini, è vero che la mortalità aumenta con l’età e la concomitanza con altre patologie ma purtroppo in Italia sono morti 32 bambini dall’inizio della pandemia, e ancora di più in altri Paesi esteri».

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