Contenuto riservato agli abbonati

Il parco delle Apuane chiude cinque cave, ma Massa non vuole

Alberto Putamorsi

Il Comune vuole addirittura aprire altri sette siti estrattivi. Scontro istituzionale ed eterno dilemma: ambiente o lavoro?

MASSA. Si scrive marmo. Si legge guerra. Quando nei tribunali, quando nelle sedi politiche. Stavolta a litigare sono il Parco delle Alpi Apuane, all’interno dei cui confini si trovano attività estrattive, e il Comune di Massa. Enti con obiettivi, semplificando molto, opposti. Il Parco ha predisposto una bozza di piano integrato che prevede la chiusura di cinque cave. Il Comune ha adottato (è in corso la fase delle osservazioni) i così detti Pabe, cioè i piani attuativi dei bacini estrattivi, in base ai quali di cave, oltre a quelle esistenti, se ne andrebbero a riaprire sette. In mezzo ci stanno imprese, lavoratori, ambientalisti e semplici cittadini: l’interesse pubblico e quello dei privati. Intorno ai quali chi amministra questo pezzo di Toscana ancora una volta non riesce a trovare una mediazione.

LE PREMESSA DELLA CONTESA


Il Parco delle Apuane pochi giorni fa ha recapitato a tutti gli enti coinvolti il proprio piano attuativo che contiene una “rivoluzione”: per la prima volta si dispone la chiusura di siti estrattivi, ovviamente al termine del periodo di concessione in capo a ciascuno dei titolari delle attività. Destinate a chiudere la cava Focolaccia, battaglia storica delle associazioni ambientaliste e non solo, Columbraia (nel comune di Vagli di Sotto), due siti estrattivi che insistono su Casola in Lunigiana e cava Borrella. Di contro pochi mesi fa il Comune di Massa ha approvato la documentazione sui Pabe che definisce modalità e quantità di estrazione e, nel dettaglio, anche la riapertura dei siti di Piastramarina, Carpano di Sotto, Mucchietto, Puntello Borre, Cresta degli Amari, Rocchetta Saineto e Capriolo. Due visioni difficili da conciliare.

SUBITO LA RICHIESTA DI DIMISSIONI

L’iter del piano integrato del Parco è solo all’inizio. Ma le anticipazioni fornite dal presidente dell’ente, Alberto Putamorsi, hanno subito infiammato il dibattito e provocato la richiesta di dimissioni di Putamorsi, avanzata dal presidente del consiglio comunale di Massa nonché vice coordinatore provinciale di Forza Italia, Stefano Benedetti: «Il problema serio è la strumentalizzazione politica che evidenzia un comportamento inaccettabile da parte del Parco gestito dal centrosinistra, che in modo spudorato e contestabile utilizza uno strumento della comunità per boicottare il nostro Comune solo perché di centrodestra e nel farlo, però, forse non si rende conto di danneggiare seriamente tutta la comunità e l’ economia più importante della zona».

TUTELA AMBIENTALE O APPROCCIO IDEOLOGICO?

Quella di Benedetti è stata una delle prime ma non certo l’unica levata di scudi contro il Parco. Di «un approccio ideologico dell’ente» ha parlato l’amministrazione comunale di massa ritenendo che il Parco «non curante delle effettiva sostenibilità delle proprie previsioni» con il piano integrato di fatto determini «un taglio del 70% delle superfici già oggetto della pianificazione del Comune di Massa, di fatto stravolgendola». Non solo: l’ente di protezione ambientale “impedirebbe” al Comune di mettere in atto gli interventi di ripristino e valorizzazione previsti, ad esempio, proprio su cava Focolaccia. Un tema di cui però Putamorsi dice di non sapere nulla: «Ci domandiamo come mai nessuno, fino ad oggi, ne abbia parlato con il Parco delle Apuane. Della chiusura di cava Focolaccia parliamo dal 2002». Immediata la replica del sindaco Francesco Persiani: «Da Putamorsi dichiarazioni gravi e irresponsabili che certificano, se ancora ve ne fosse bisogno, la volontà di danneggiare il comparto estrattivo massese».

© RIPRODUZIONE RISERVATA