Contenuto riservato agli abbonati

Lucca, cartiere in ginocchio per la stangata del gas: «Costa dieci volte di più»

Lucca: sei mesi fa il prezzo era di 16 euro a chilowattora, oggi ne servono 160. «Non siamo ai livelli della serrata, prima ci sarà un forte rincaro della carta». In Valdinievole l'impianto dove il metano costa la metà

LUCCA. La stangata sul gas non colpisce solo le tasche degli automobilisti: piomba dritta anche sulle aziende, in particolare sulle più energivore, come le cartiere.

Il distretto cartario lucchese guarda in questi giorni con grande preoccupazione ai costi energetici che lievitano in modo esponenziale: si cerca di contenere le perdite prima ancora di pensare al profitto.


«La situazione è estremamente critica – dichiara Tiziano Pieretti, industriale del cartario lucchese, vice presidente di Confindustria Toscana Nord e referente per il comparto energia –. Non siamo ai livelli della serrata, almeno per quello che mi risulta: ho parlato anche con i colleghi del Veneto, sono anche loro estremamente preoccupati. Il quadro è critico in tutto il mondo, ma in Italia lo scenario è più difficile: perché il nostro paese non ha infrastrutture e perché ci sono tensioni forti per gli approvvigionamenti, comprese le strategie di stoccaggio che dipendono da una serie di fattori, a partire dai traffici verso Oriente che si sono fermati durante la pandemia. Per le cartiere che producono tissue, il gas è la fonte energetica che alimenta gli impianti di cogenerazione usati per asciugare la carta».

Nelle ultime settimane i listini del gas sono schizzati alle stelle. Pieretti cita le quotazioni del Quotidiano Energia, dove ieri si riportava che «i contratti europei del gas con consegna a novembre sono cresciuti del 25 per cento, arrivando a 155 euro al megawattora, contro gli appena diciotto di sei mesi fa».

«La proporzione è proprio questa – sottolinea l’esponente di Confindustria –: fino a pochi mesi fa il prezzo al megawattora oscillava tra quindici e trenta euro, adesso fra 160 e 170. Nel corso dei giorni può passare anche da cento a 160, a dimostrazione delle forti speculazioni che esistono. Ma mentre il listino del gas si muove a questa rapidità, riuscire invece a muovere gli accordi sui prezzi di vendita dei nostri prodotti con la grande distribuzione è molto difficile».

Anche se questo, probabilmente, sarà in un tempo breve o medio, l’effetto “indotto” dell’aumento esponenziale del prezzo del gas: l’aumento del costo al dettaglio (a partire dai supermercati) dei prodotti del tissue: rotoli di carta per uso familiare, tovaglioli e quant’altro. «Certamente aumenteranno i costi dei prodotti anche per le famiglie – conferma Pieretti –. Dovremo ridefinire i costi dei prodotti del tissue con la grande distribuzione. Oggi i prodotti vengono venduti con un margine calcolato su un prezzo del metano a circa 25 euro al megawattora».

Il gas a peso d’oro costituisce un’aggravante sui bilanci in un settore già penalizzato da altri fattori, come l’aumento del costo della materia prima (la cellulosa) e dell’energia elettrica.

E ogni azienda è un caso a sé stante, come spiega sempre Tiziano Pieretti. «Difficile calcolare quanto, dopo l’aumento del metano, possano essere aumentati i costi complessivi per una cartiera. È un dato difficilmente generalizzabile: ci sono cartiere di varie dimensioni e con produzioni diversificate – sottolinea –. Ad esempio quelle che producono tissue subiscono un impatto più forte del costo del metano durante il processo produttivo delle cartiere che invece producono imballaggi. Le situazioni sono tante, ma per avere la misura del danno che stiamo subendo basti tenere presente il divario originato dall’aumento del l prezzo del metano, passato da sedici a 160 euro al megawattora. Credo che questi numeri siano sufficienti a chiunque per immaginare la portata dell’aggravio economico per le nostre aziende», conclude.



© RIPRODUZIONE RISERVATA