L'editoriale / Il voto e le sfide nascoste dentro le urne

Buona domenica. Non avrà valore tanto il cinque a zero, il quattro a uno o il tre a due, ogni voto peserà sui difficili equilibri del "tutti contro tutti", in due coalizioni dove c’è ben poca stima interna e dove in qualche caso siamo molto oltre la diffidenza

Non sarà solo un semplice e nobile segno sulla scheda elettorale, quello che fra oggi e domani oltre 12 milioni di italiani potranno tracciare per scegliere in massima parte sindaci e consiglieri comunali.

Non lo sarà anche se dovrebbe esserlo, perché ormai da tempo anche dietro una semplice tornata amministrativa si nascondono prove muscolari di equilibri fra schieramenti avversi e, molto spesso, anche fra partiti o singoli esponenti della stessa coalizione.

Si dovranno scegliere 1.349 sindaci, un presidente di Regione (in Calabria), due deputati alle elezioni suppletive: uno a Siena-Arezzo e uno a Roma. Sì, certo, domani si conteranno i municipi conquistati o confermati, soprattutto nelle grandi città. Ma non avrà valore tanto il cinque a zero, il quattro a uno o il tre a due, ogni voto peserà sui difficili equilibri del "tutti contro tutti", in due coalizioni dove c’è ben poca stima interna e dove in qualche caso siamo molto oltre la diffidenza. Nessuno fra quelli che lo faranno lo confesserà mai, ma potrebbero esserci esultanze nascoste in caso di sconfitta della propria coalizione, se il candidato perdente non fosse del proprio partito.

Con questo scenario, non si sa chi possa essere più tranquillo in partenza. All’apparenza i problemi maggiori sono nel centrodestra, alle prese con le conseguenze mediatiche di festini a suon di droghe e ricatti o di imbarazzanti rigurgiti del nazifascismo ostentato con orgoglio. Ma, per rimanere in Toscana, c’è molto da dire anche sugli incredibili passi falsi del Pd regionale nel rendere nota la composizione di una nuova segreteria e vederla sconfessata immediatamente da una delle componenti interne. L’ennesima mossa tafazziana in un partito che fa fatica a tenere insieme i cocci incollati più volte con miscele di Vinavil e poltrone.»

Poi, certo, una vittoria convincente del segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, alle suppletive di Siena-Arezzo, regalerebbe al centrosinistra gioia e sorrisi terapeutici. E anche una salvifica tregua interna dalla durata incerta.

Stesso sentimento - anzi, peggiore - sull’altro fronte, nel centrodestra in vantaggio nei sondaggi sul piano nazionale. Certo, a pesare sono soprattutto le picconate interne e le sconfessioni del vecchio capo (Berlusconi) a proposito dei nuovi leader Meloni e Salvini che non riescono a nascondere i dissidi nonostante i selfie davanti a un muretto e gli abbracci a favore di telecamera. Ma a spaventare il fronte moderato, quello "contendibile", è la svolta alla rovescia, un ritorno al passato inquietante sia della Lega sia di Fratelli d’Italia che strizzano più di un occhio - fra tolleranza e giustificazionismo - ai nostalgici del ventennio. Tanto per fare un esempio, a candidati di Fratelli d’Italia come Vincenzo Cuomo, ex capo ultrà della Lazio, uno che sul braccio ha impressa la scritta Werwolf: il nome dell’operazione nazista che il comandante delle Ss, Heinrich Himmler, organizzò nel 1944 per contrastare gli alleati.

Personaggi inquietanti che non spuntano certo adesso. Oggi però riemergono dal sottosuolo perché hanno capito che nel partito di Giorgia Meloni e nella Lega di stampo salviniano si può tentare di fare questo e anche di peggio. Anche se alla scoperta di ogni caso imbarazzante, scatta la sconfessione di facciata. Ma inquieta l’aria da spallucce, fanno paura dichiarazioni che liquidano tutto con «è roba del Novecento».

No, non è roba del Novecento. Questi sono rigurgiti inaccettabili, sui quali purtroppo si fatica a far luce, a vedere scattare indagini serie che servirebbero a dare quantomeno serenità, a riportare il confronto su temi reali, che vadano oltre il rinfaccio agli altri delle cose che non piacciono.

A questo proposito i giornali di ieri, nelle pagine iniziali, mettevano bene in evidenza lo stridore che c’è, e continuerà a esserci, su gran parte dei temi utilizzati nella campagna elettorale e quelli che stanno a cuore alle nuove generazioni. Non dovrebbe sorprendere l’ampia partecipazione di ragazze e ragazzi all’iniziativa promossa a Milano da Greta Thunberg sui temi del cambiamento climatico e sulle cose da fare che non si fanno per invertire la tendenza. Loro, i ragazzi, hanno da tempo imbracciato e incoraggiato nuovi stili di vita: niente o poche auto, raccolta differenziata dei rifiuti con precisione certosina, riscaldamento e condizionamento al minino e altri comportamenti virtuosi.

I governi delle grandi potenze sono ancora indietro, certo non tutti con lo stesso livello di indifferenza. Ma è indubbio che dai primi allarmi del 1992 si sia fatto ben poco, anche grazie a spinte contrarie foraggiate da quelli che fanno i soldi con i combustibili fossili. Quasi nessuno ha il coraggio di dire che se non invertiremo presto la tendenza, il pericolo è quello di far diventare inabitabili grandi aree del pianeta, di renderlo molto vicino a un inferno non solo climatico, dove gli spazi stretti e le risorse carenti potrebbero scatenare il caos.

Le nuove generazioni sono più consapevoli e non solo perché hanno prospettive di vita più ampie. È evidente che sono riuscite a tenersi maggiormente alla larga dai balletti del potere per il potere, dalla rincorsa al consenso purché sia. Insomma, contrappongono il coraggio della consapevolezza alla vigliaccheria del "ci penserò domani".

Già, domani pomeriggio si tornerà a parlare quasi esclusivamente di voti, di preferenze, di municipi persi o conquistati. Ma anche e soprattutto di vinti e vincitori, di regolamenti di conti fra alleati e rivali.

Chi nel gruppo dei 12 milioni varcherà la soglia di un seggio elettorale, difficilmente avrà di fronte tutti questi retropensieri. In fondo, nella stragrande maggioranza dei casi, si dovrà eleggere un sindaco e un consiglio comunale, si dovrà pensare alle cose di casa e dintorni, alla vita della propria comunità. E nel momento della scelta, si dovrà rivolgere l’attenzione soprattutto al contesto del voto, non alle altre valutazioni che saranno fatte in altri luoghi.

Presentarsi ai seggi è importante. La libertà si comincia a conquistare con la partecipazione, astenersi sarebbe il primo errore. Le urne semivuote rappresenterebbero una sconfitta per tutti. La rinuncia a decidere generalmente è il primo pericoloso passo verso rassegnazione e assuefazione. Non solo verso tutto ciò che di negativo ci circonda e i fascismi di ritorno ma anche verso le prepotenze di quel poco diffuso ma attivissimo mondo no-vax, no-Green pass, no- buon senso. Un’area variegata che confonde la sciocchezza con la ragione, che guarda il dito e non la Luna, che disprezza gli strumenti di salvezza aprendo pericolosamente la strada al vero nemico: il virus.

In fondo ignoranza e disinformatija sono da sempre funzionali ai peggiori strumenti di controllo sociale. Quelli di chi non vuole partecipazione e consapevolezza: fondamenta della civiltà.

Twitter: @s_tamburini

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