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Scandalo concerie, keu: ecco i valori dei veleni nei terreni sotto inchiesta. I dati zona per zona

Concentrazione di cromo tra 50 e 70 volte superiore ai limiti di legge: le analisi confermerebbero le ipotesi della Procura. Dove sono i siti contaminati e il sistema creato secondo l'accusa

A Massarosa, a ridosso delle sponde del lago di Massaciuccoli, c’è un terreno, lungo via Duccini, dove non sono mai sorti capannoni industriali. Il cantiere è stato bloccato dalla Dda di Firenze (la direzione distrettuale anti-mafia) perché considerato una delle “discariche” di Francesco Lerose: l’imprenditore considerato vicino alla ’ndrangheta – è l’accusa – avrebbe utilizzato questa area per smaltire in modo irregolare rifiuti inquinanti usciti dal suo impianto di trattamento delle ceneri dei fanghi (il keu) delle concerie di Santa Croce. I risultati dei prelievi effettuati dai carabinieri per conto della procura in estate, il 25 giugno, nella zona di Montramito-Massarosa rivelerebbero che, almeno in un punto, la concentrazione di cromo – il metallo pesante indicatore degli scarti di conceria – è 10.576 (microgrammi per chilo sul secco). Il limite di legge è di 150 microgrammi in terreni a destinazione verde, ambientale; 800 microgrammi in terreni a destinazione industriale. Considerato che quella non è un’area industriale, non è un depuratore, il cromo individuato supera di 70 volte il limite di legge.

Anche l’arsenico


In altri punti del cantiere bloccato, comunque, è più basso, a Massarosa: il cromo si ferma a 3.243. Eppoi che sarà mai? Mica come nei cantieri in provincia di Arezzo (nel comune di Bucine) dove il terreno che ha ricevuto gli scarti di conceria dagli impianti di Francesco Lerose risulta inquinato anche da arsenico, rame, selenio e solfati in base ai “test di cessione”. Già i test di cessione: sono quelli – spiega la tenente colonnello Maria Ciappelli, comandante del nucleo investigativo di polizia ambientale, agro-alimentare e forestale dei carabinieri – che indicano quanto i «rifiuti usciti dagli impianti di trattamento rilascino metalli pesanti nell’ambiente». Insomma, quanto inquinino i terreni e magari le falde acquifere. I risultati eseguiti in estate rivelano la presenza, anche massiccia, di cromo e solfati in tutte le aree nelle quali l’imprenditore calabrese ha smaltito i suoi rifiuti “inerti”, creati con le ceneri dei fanghi ci conceria, spacciandoli per riempimenti sicuri per cantieri, come quello della strada regionale 429 nell’Empolese. L’inchiesta della Procura di Firenze e della Dda, infatti, sostiene che il sistema di smaltimento dei fanghi conceria di Santa Croce non fosse virtuoso. E che la politica locale e regionale abbia agito per favorire questo sistema con consuetudini e provvedimenti.

Il sistema

Il sistema creato – secondo la Procura – funzionava in questo modo: l’associazione dei Conciatori di Santa Croce utilizzava gli impianti di smaltimento dei rifiuti del Consorzio Aquarno. Gli scarti dei fanghi di conceria bruciati dall’ex inceneritore Ecoespanso non avrebbero avuto le caratteristiche per essere “riciclati”, ma avrebbero dovuto essere smaltiti in discarica per l’alta concentrazione di cromo ancora contenuto. Invece, venivano inviati all’impianto di “trattamento” di Francesco Lerose a Pontedera: qui, però, invece di essere “trattati” e resi innocui, venivano mischiati a materiale inerte, scarti di edilizia (macerie tritate). «I rifiuti di conceria, per le loro caratteristiche – conferma la comandante Ciampelli – non avrebbero potuto essere inviati agli impianti di trattamento di Lerose. Tanto meno potevano uscire dagli impianti solo mischiati a inerti: per diventare innocui per l’ambiente, avrebbero dovuto essere mischiati a cemento armato, in modo da essere “incapsulati”. Così eventuali inquinanti si sarebbero dispersi nei terreni, soprattutto a contatto con piogge e agenti esterni».

La strada regionale

Come, invece, è accaduto. Infatti nell’area della strada regionale 429 dell’Empolese, non preoccupa solo il dato del cromo rilevato a 1592 (invece che a 150). Preoccupa anche il dato del cromo rilevato con il test di cessione, che indica il livello di dispersione: per legge la concentrazione dovrebbe essere inferiore a 50, invece almeno in un punto è di 1.331. Idem per i solfati: invece di restare sotto la soglia di 250 (indicata per legge) arrivano a 545. «E proprio cromo e solfati sono i traccianti dei rifiuti di conceria», conferma la comandante Ciampelli

Limite superato di 54 volte

Indicativa al riguardo, è anche la presenza di cromo rilevata in alcuni punti dell’ex cantiere Vacis di Pisa. In uno in particolare: il test di cessione mostra che il cromo schizza a 2.683, quasi 54 volte superiore al limite di legge. Questo spiega quello che già le intercettazioni avevano rilevato: il fatto che Lerose era disposto non solo a regalare il suo “materiale da riempimento”, ma addirittura era disposto a pagare gli imprenditori dei cantieri purché se lo portassero via. E comunque, in questo cantiere, il test di cessione rivela che perfino i solfati schizzano in un punto a 1.655.

La parola ai comuni

Altrettanto seria la situazione tracciata nel comune di Crespina e Lorenzana dove i riempimenti usciti dall’impianto di Lerose sono stati utilizzati per i lavori di un tratto di acquedotto: qui i campioni della procura dicono che il valore del cromo (su secco) arriva, in un punto, a 1401 e in un altro a 1112: il valore del cromo sul test di cessione, arriva a 720; superano i limiti di legge anche i valori dei solfati. Infine, problemi analoghi, con superamento limiti anche a Peccioli (nei terreni dell’azienda agricola I Lecci). Le amministrazioni comunali sono state informate dai carabinieri dei risultati dei test effettuati in estate sulla presenza del keu nei loro territori. Ora spetta ai sindaci prendere provvedimenti. Magari ampliare le aree dei campionamenti. E non fare finta di nulla.

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