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Scuola in Toscana, in isolamento 3.900 ragazzi. La Regione cambia strategia: cosa accadrà in caso di un alunno positivo

I presidi chiedono nuove regole. Il ministero tace e allora la Regione punta a far da sé: pronte le le nuove linee operative

Quasi 200 classi e circa 3. 900 studenti toscani in isolamento e costretti alla didattica a distanza. A due settimane dal suono della prima campanella, il Covid-19 è già entrato a scuola e ha portato presidi e Asl a prendere la misura drastica della cosiddetta “quarantena allargata”.

Se uno studente o un professore risulta positivo (con o senza sintomi) , l’intera classe resta a casa e segue le lezioni davanti a un computer. Sette i giorni di didattica a distanza per gli alunni vaccinati, dieci per i non vaccinati. Lo stabilisce l’ordinanza della Regione Toscana pubblicata nell’ottobre 2020 – una decina di giorni dopo l’elezione a presidente di Eugenio Giani – aggiornata nell’aprile scorso ma non modificata nella sostanza.


Entro la metà di ottobre Firenze dovrebbe rivedere le linee operative in caso di positivi a scuola. Si lavora a una delibera di giunta che consentirà di alleggerire l’impatto del virus sull’organizzazione scolastica, «questo in attesa che si pronunci in merito l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute, visto che lo scenario è cambiato con l’avanzare della campagna vaccinale», fanno sapere dalla Regione.

Il modello da prendere a esempio è quello dell’Emilia Romagna, che già oggi mette in isolamento soltanto i contatti stretti (ovvero i vicini di banco) del giovane risultato positivo. La modifica del provvedimento che risale a un anno fa è richiesta anche dai dirigenti scolastici. «Noi oggi abbiamo il compito improprio, che spetterebbe agli operatori sanitari, di fare delle indagini sul comportamento del ragazzo positivo – spiega Alessandro Artini, presidente toscano dell’Associazione nazionale presidi – tra l’altro ricostruendo il tracciamento dei contatti nei sette giorni precedenti. Secondo noi è una follia. Perché sarebbero comunque coinvolti tutti i professori di quel consiglio di classe, che andrebbero messi in quarantena. Nel caso poi di un professore positivo, numerose classi dovrebbero andare in isolamento, fino a nove se il docente insegna educazione fisica. C’è il rischio di fermare la didattica in presenza e di riportare un’intera scuola a distanza, quando forse non ce ne sarebbe motivo come nella seconda parte dello scorso anno scolastico».

Aggiunge Artini: «Per tutti questi motivi va sicuramente rivisto qualcosa a livello regionale. Anche se forse circoscrivere i contatti stretti non è così semplice, visto che in molte scuole la distanza tra i banchi è inferiore a un metro e i ragazzi sono stretti come sardine».

La sorveglianza andrebbe poi potenziata nei minuti che separano una lezione e l’altra e nella pausa della ricreazione. Per ora comunque, nelle scuole toscane, non sembra esserci troppo allarme. Su 22. 157 classi in totale (dalle materne alle superiori) 197 sono finite in quarantena, circa lo 0,9 per cento. E 3.900 studenti – su 465.711 complessivi – seguono le lezioni a distanza. È insomma un fenomeno che può essere ancora arginato.

Questa la ripartizione per territori. Nell’Asl Toscana Centro, 75 classi in isolamento in provincia di Firenze, 16 a Pistoia e dieci a Prato; nell’Asl Nord Ovest, 14 in provincia di Livorno, 17 a Pisa (11 in città e 6 in Valdera), 12 a Lucca (tra le quali 4 in Versilia) e due in provincia di Massa-Carrara (entrambe in Lunigiana); nell’Asl Sud Est, 18 nell’aretino, 30 in provincia di Siena e cinque a Grosseto. I dati sono in continuo aggiornamento.

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