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Pisa, sventato il blitz “no pass” in autostrada: l'obiettivo, l'intervento della polizia e i messaggi nelle chat

L’iniziativa intercettata dalle forze dell'ordine: 20 identificati e flop totale. Ma su Telegram si batte la grancassa: «È solo l’inizio»

PISA. Sui gruppi Telegram hanno passato il pomeriggio a contarsi, ma l’unico blocco autostradale che i manifestanti “No Green pass” hanno visto ieri è stato quello delle pattuglie della polizia che li hanno fermati e identificati all’ingresso dell’uscita Pisa Centro. Una ventina le patenti controllate; come segno d’identificazione qualcuno aveva appeso con il nastro adesivo ai finestrini cartelli contro il certificato verde. E i meno coraggiosi, fermati mentre provavano a rallentare il traffico, hanno accampato scuse: «No, guardi, avevo sentito un rumore alla ruota destra». Per poi vantarsi dell’impresa digitando sulla tastiera.

«È solo l’inizio», annuncia uno dei membri del gruppo Telegram “No Green pass Toscana” dopo che è circolata la notizia del blitz della polizia all’uscita Pisa Centro. Un proclama che suona più come un’auto-consolazione che come grido di battaglia. Il piano era bloccare il traffico tra le uscite di Pisa Centro e Pisa Nord. Risultato? Fallimento totale, una ventina di automobilisti identificati e qualche selfie buono per un momento di gloria tra sodali.


La manifestazione è stata scoperta perché la colonna di auto procedeva molto lentamente lungo l’Aurelia e la polizia stradale con il supporto di volanti, Digos e carabinieri, ha individuato le auto dei manifestanti bloccandole dopo l'ingresso in autostrada. Secondo quanto emerso è probabile che la comitiva di “no Green pass” fosse diretta a Migliarino con l’obiettivo di bloccare il casello di Pisa Nord.

Una volta identificati, i manifestanti sono stati obbligati, sotto la scorta della polizia, a invertire la marcia e a uscire dall’autostrada. «Nessun problema di ordine pubblico, né di interruzione della circolazione, grazie al tempestivo e professionale intervento della polizia», spiegano dalla questura.

Su Telegram intanto si va avanti, tra considerazioni sul valore imprescindibile dell’impresa fallita e la cronaca di quanto successo al casello. E la realtà si capovolge: l’identificazione diventa «schedatura»; il lavoro per farli uscire dall’autostrada si traduce come «mezz’ora di sequestro di persona». La paranoia la fa da padrona. Si cercano di continuo infiltrati sul gruppo. Come se non fosse aperto e accessibile a tutti, creato per confrontarsi tra “No green pass” e diventato casualmente caotico punto di organizzazione. Il più desolante è il messaggio della sorella di un camionista che pare abbia «guidato sull’A11 da Lucca a Firenze, per poi prendere per Roma Fiano sull’A1... ma è tutto libero». L’evidenza del flop non passa però e nell’ossessione da accerchiamento c’è chi addossa la colpa ai media «che oscurano» e persino alle app sul traffico che segnalano rallentamenti in varie autostrade come «avarie». Ovviamente per mascherare il successo del blocco.

In ogni caso ci riproveranno. Allacciare le cinture e occhio alle quattro frecce. Purtroppo, a quanto pare, a queste persone un incidente fa meno paura di un vaccino.

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