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In Toscana vaccini al 70%, Bonanni: «Ma con la Delta la soglia sale al 90, necessario proteggere i bambini»

Il professor Paolo Bonanni

Secondo il professore di Igiene applicata all’università di Firenze il risultato centrato dalla Toscana è tra i migliori in Europa, ma non basta: «Con la ripresa delle scuole ci sono già molte classi in quarantena»

«In Toscana è stato fatto un ottimo lavoro ma non è il momento di fermarsi. Dobbiamo crescere ancora». Per il professor Paolo Bonanni, ordinario di Igiene applicata all’università di Firenze, aver superato la quota del 70 per cento di cittadini completamente vaccinati, con doppia dose anti Covid-19, non è un punto di arrivo ma anzi è la soglia dalla quale partire per aumentare il numero dei vaccinati. Lo scenario è diverso rispetto a qualche mese fa. Le incognite maggiori per raggiungere la cosiddetta immunità di gregge sono due: l’impatto delle varianti (ce ne sono almeno undici, la Delta è la più diffusa) e i rischi portati dalla popolazione under 12, che finora non rientra nella platea dei vaccinabili.

Professore, il 70 per cento dei cittadini toscani immunizzati non è sufficiente per sentirsi al sicuro?


«Ancora no, non basta. Intanto perché la percentuale deve essere calcolata sulla popolazione totale residente, e non sul numero di soggetti potenzialmente vaccinabili. Inoltre il calcolo per arrivare all’immunità di gregge è fatto sulla prima versione del vaccino, che è la meno contagiosa».

Qual è l’obiettivo che devono porsi i responsabili della campagna vaccinale?

«Dico il 100 per cento della popolazione, ma sono consapevole che ci saranno sempre delle “sacche” resistenti al vaccino. Il 70 per cento al quale siamo arrivati è un bel risultato, siamo tra i primi in Europa. Ma non possiamo accontentarci se vogliamo sconfiggere il virus: l’obiettivo deve essere vaccinare con il ciclo completo almeno il 90 per cento sul totale della popolazione residente».

Visto l’andamento della campagna vaccinale non sarà facile centrare il risultato.

«Non capisco le persone che ancora non si sono vaccinate, è per me una decisione irragionevole, un atto autolesionista, è libertà di farsi del male. Questi soggetti giustificano la loro scelta sventolando la bandiera della libertà. Invece è proprio il contrario: resteranno schiavi del virus, che li terrà prigionieri perché continuerà a circolare fra di noi».

È per colpa delle varianti che dovrà essere alzato il target dell’immunità di gregge?

«Basti un dato. Il Covid-19 originario ha una R0 (il parametro della contagiosità degli agenti patogeni, nda) di 3/3,5, la variante Delta per esempio ha una R0 di 8/9. Significa che un soggetto positivo può contagiare otto o nove persone, non più tre come la prima versione del virus. È necessario crescere nella quota dei vaccinati per considerarci davvero al sicuro».

Quanto influiscono sui contagi i giovanissimi tra i 5 e i 12 anni non ancora coinvolti nella campagna vaccinale?

«È l’altra questione fondamentale. Dobbiamo muoverci a vaccinare questa fascia di età, le agenzie del farmaco devono dare l’autorizzazione al più presto. Lo abbiamo visto con la ripresa delle scuole: ci sono già centinaia di classi in quarantena. Il vaccino non serve solo a proteggere gli anziani. È necessario per tutelare gli stessi giovani che nella maggior parte dei casi hanno sintomi lievi, ma abbiamo visto come cresca il numero di bambini con forme più gravi».

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