Gkn, sì al confronto: «Andremo da Todde, ma la trattativa è solo coi sindacati»

La multinazionale pronta a convocare di nuovo i lavoratori. Il futuro resta incerto, c’è l’ipotesi di un ingresso dello Stato

FIRENZE. Sì al confronto immediato con i sindacati, ma solo con i sindacati. E, in più, «disponibilità a partecipare agli incontri che le istituzioni riterranno di convocare per lavorare, con il sindacato, all’individuazione delle eventuali soluzioni utili alla gestione della vertenza». È dunque un doppio binario, quello portato avanti da Gkn pochi giorni dopo lo stop, disposto dal tribunale, alla procedura di licenziamento collettivo che la società aveva avviato per 422 operai. Trattativa con i sindacati, da una parte e apertura al tavolo ministeriale, dall’altra. Tavolo che peraltro dovrebbe essere fissato nei prossimi giorni al ministero dello Sviluppo economico. Questa, per lo meno, è la volontà espressa dalla viceministra Alessandra Todde. Anche se al momento, a quanto risulta, non è ancora stata scelta una data per l’incontro.

Dunque, al di là della volontà di Gkn di aprire una trattativa con i sindacati, l’atmosfera rimane quella dell’attesa. Attesa legata alla volontà della società di impugnare la sentenza con cui il tribunale di Firenze l’ha condannata a revocare la procedura di licenziamento collettivo in quanto derivante da una condotta anti sindacale. Attesa per capire se e in quali termini potrà prendere corpo un possibile ingresso dello Stato (tramite un socio) nel capitale di Gkn, ipotesi di cui hanno parlato sia il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti sia il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

La viceministra Todde, invece, lavora per risolvere la vertenza su un altro piano, quello che passa dai tavoli di confronto. Tutti scenari. Ma ora che cosa succede? Di certo c’è che Gkn sostiene di aver avviato, come comunica tramite una nota, «le procedure di consultazione indicate, nei tempi e nei modi previsti dalle norme contrattuali invocate dal sindacato». E così ha eseguito le disposizioni del tribunale del Lavoro, convocando i sindacati una prima volta lunedì scorso, ma i lavoratori non si erano presentati contestando le modalità. Poi precisa che «l’avvio della procedura alla presenza del solo sindacato risponde all’obbligo di dare esecuzione al provvedimento giudiziale. Ma c’è la totale disponibilità, comunicata direttamente al ministero dello Sviluppo economico e a quello del Lavoro, a partecipare agli incontri che le istituzioni riterranno di convocare». Adesso, dunque, si procede su un duplice piano: quello più istituzionale, con la ricerca di soluzioni per risolvere la vertenza. E quello aziendale, con Gkn che ha intenzione di riavviare l’iter per lasciare a casa i lavoratori e, in questo contesto, con l’avvio della discussione con i sindacati. Nelle procedure di licenziamento collettivo c’è una fase di consultazioni per cui sono previste delle scadenze. «Ma la legge non fissa termini in maniera rigida, in modo tale da favorire gli accordi tra le parti – spiega il professor Pasqualino Albi, giuslavorista e docente di diritto del lavoro all’università di Pisa –. Solo alla fine della fase di confronto sindacale, il datore prenderà una decisione e sceglierà se licenziare e in quale misura. Se non rispetta questa procedura e c’è un licenziamento, questo può essere illegittimo. Ma potrebbe anche accadere che sia giudicato antisindacale il comportamento del datore di lavoro. E nel caso di Gkn sono avvenute entrambe le cose». Adesso, coi licenziamenti revocati, si riavvolge il nastro e la procedura riparte da capo, dato che Gkn ha ribadito l’intenzione di chiudere lo stabilimento. Nel frattempo da Roma non si esclude la possibilità che lo Stato possa entrare, tramite un socio, in Gkn. Concetto, questo, già espresso al Tirreno dal ministro dello Sviluppo economico Giorgetti e ribadito dal ministro del Lavoro Orlando. Intervistato dal direttore Stefano Tamburini, Orlando ha sottolineato che «far entrare lo Stato all’interno di una società che rileva un’azienda come Gkn è una proposta in difesa del patrimonio industriale italiano». L’idea, dunque, c’è. Ma per considerare percorribile questa ipotesi bisogna che si trovi chi vuole investire. E al momento non sembra che si siano individuati eventuali candidati disposti a subentrare nella proprietà della fabbrica.

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