Ambiente, armi, Covid e Gkn: le battaglie di Piero Pelù. «Dal palco possiamo fare anche buona politica»

Il cantante Piero Pelù durante un'iniziativa per ripulire una delle spiagge della Maremma

Fiorentino classe 1962, è tra gli artisti che questa estate hanno potuto riprendere a esibirsi in concerto. «Noi discriminati, sogno un sindacato dei musicisti»

Pierò Pelù, fiorentino classe 1962, è tra gli artisti che questa estate hanno potuto riprendere a esibirsi in concerto, portando la sua musica e la sua energia al pubblico, pronto ad accoglierlo. D’altronde ha uno zoccolo duro di affezionati fan che lo seguono con passione, sia nelle sue escursioni (ormai sempre più frequenti) come solista, sia all’interno della band dei Litfiba da lui formata nell’80 insieme al chitarrista “Ghigo” Renzulli. Nel “fatidico” 2020 Pelù doveva festeggiare i 40 anni di attività, quattro decenni di dischi e di palchi. Un risultato prestigioso e un periodo di attività che lo ha visto protagonista, sempre in primo piano, mai gregario o “appannato”.

L’idea per il raggiungimento di questo traguardo era proprio quella di festeggiarlo stando su un palco con il suo rock, le sue canzoni, il tutto da condividere con il pubblico. Ma la pandemia ha scombussolato i piani di chiunque, e così tutto si è fermato e la vita di ognuno di noi si è “freezzata”, sospesa tra stupore, dolore, incertezza, rabbia e speranza. Ma il 2021 ha dato spazio per festeggiare i 41 anni di attività; e allora via con il tour che si è concluso pochi giorni fa proprio nella sua Firenze.

I live dell’artista sono famosi sia per l’aspetto musicale come per le aperture che concede a temi lontani dalla musica ma vicini alla sua passione, al suo senso civico e politico. Gli aspetti extra musicali lo vedono abbracciare talvolta posizioni radicali di cui Pelù non fa mistero e che è pronto a sostenere con forza anche quando questo gli può essere nocivo o causare problemi. Il “Pelù politico” è sempre pronto a esplodere e a non rinunciare a esprimersi con parole e gesti concreti che lo vedono coinvolto in prima persona, come ad esempio le varie pulizie delle spiagge da lui organizzate e a cui ha attivamente partecipato a ogni occasione.

Ha appena terminato un tour. Com’è andata?

«Tornare sul palco dopo così tanto tempo è stata una liberazione meravigliosa e non solo per me. In questo lungo periodo di assenza di musica live abbiamo tutti sofferto. Nel mondo dello spettacolo ci sono dei lavoratori, più ancora che degli artisti, che senza la musica dal vivo non possono proprio mangiare. Gli artisti hanno la fortuna di mettere qualcosa da parte per sopravvivere ma chi, come un tecnico, un fonico, un tour manager, che deve lavorare duecento cinquanta giorni all’anno per pagare il mutuo e vivere, non hanno avuto certo un periodo facile. Lo abbiamo detto tante volte ma in un anno e mezzo la situazione non è cambiata, ci siamo accorti ora di questa categoria lavorativa e produttiva che è considerata di lavoratori di serie B e non ha ricevuto nemmeno un sostegno. Al contrario enti lirici e teatri di prosa hanno ottenuto il 100 per cento dei contributi perché hanno saltato un anno di programmazione. È una situazione paradossale e offensiva per questo mondo delle partite Iva. Già molti anni fa, ai tempi della Dinamo Rock, avevo pensato di fare una sorta di sindacato dei lavoratori della musica. Era nata Assomusica, l’associazione degli organizzatori di spettacoli, ma mancava il nostro corrispettivo, quello dei lavoratori. Mi misi a costruire qualcosa con la Cgil-Fiom però alla fine, sebbene le adesioni iniziali, ci siano state i miei colleghi non mi hanno seguito».

Durante i suoi concerti lei apre a temi differenti, anche invitando sul palco dei rappresentanti di diverse associazioni. Quali sono le istanze che le stanno più a cuore?

«Moltissimo quello dell’ambiente. Nel 2019 ho pubblicato “Picnic all’inferno”, che contiene un duetto virtuale con Greta Thunberg, con cui ho rinnovato la mia attenzione verso le tematiche del cambiamento climatico, di cui in realtà avevo già parlato sin dai tempi di “Litfiba Tre” (1988) e ripreso anche nella mia carriera solista e nuovamente con i Litfiba nell’ultimo disco “Eutòpia”. La difesa dell’ambiente è un punto fondamentale di civiltà. Ora la pandemia lo ha fatto scivolare in secondo piano ma la situazione è allarmante. Lo dimostrano le temperature record estive, la violenza degli eventi climatici e la distruzione degli incendi, spesso legati a interessi delle mafie. Adesso abbiamo la grande aspettativa del recovery fund, ma anche qui possiamo toccare sempre più con mano l’aggressività delle mafie nel nostro paese. L’Italia inoltre è tra i più grandi produttori di armi al mondo che esportiamo ai sauditi, ai talebani e a coloro che le usano contro lo Yemen in un silenzio assordante. Mi auspico la riconversione delle fabbriche italiane di armi in, ad esempio, un’industria che possa costruire una nostra flotta di Canadair per evitare di strapagarli all’estero.

Ultimamente si è interessato anche alla Gkn. È andato a trovarli e portare loro solidarietà...

«Situazioni come quella degli amici di Gkn si stanno diffondendo sempre di più sul territorio. Ciò che è avvenuto alla Gkn, ma anche alla Whirpool, sono gli esempi dell’ultimissima frontiera del capitalismo spietato senza nomi e volti di riferimento. Come gravissima è anche la morte di Luana D’Orazio a Prato presumibilmente avvenuta per la ricerca di un maggior profitto e tutte le altre morti sul lavoro».

La scorsa primavera lei ha anche portato in giro con Aldo Cazzullo, autore del libro su Dante, uno spettacolo sul Sommo Poeta. Che esperienza è stata?

«Pazzesca e meravigliosa, nata da una boutade. Sentii Aldo presentare il suo saggio su Dante prima del lockdown di novembre. Rimasi incantato dai temi e dal modo di raccontarlo, avessi avuto io dei professori così avrei amato Dante sin da ragazzo. Finita la presentazione lanciai ad Aldo una sfida: lui sarebbe stato Virgilio e io un Dante rock. La cosa lo ha pietrificato. Poi ci ha ragionato su ed è accaduto... ed è stato un grande successo».

Durante la prima fase della pandemia si diceva che ne saremmo usciti migliori. Sta succedendo questo secondo lei?

Mai pensato che ne saremmo usciti migliori, non l’ho mai creduto. Detesto ogni film dove viene detta la frase: “Non ti preoccupare andrà tutto bene”. Di sicuro dopo due scene qualcuno muore. Questo è uno tsunami che sta lasciando solo drammi, a partire dalla perdita di milioni di posti di lavoro ufficiali che hanno alimentato e stanno alimentando il lavoro nero e le morti sul lavoro».

Allora da queste o su queste macerie cosa può rinascere?

«Non lo posso dire e sfido chiunque a prevedere cosa potrà essere tra 3-5 anni. So solo che mi fa paura. Io penso che il punto chiave sia la serietà e il rigore con cui verranno gestiti i soldi che sono arrivati dall’Europa. Se il 90 per cento di quei fondi fosse destinato a opere e alla manodopera, per i prossimi 10 anni, rivolgendosi principalmente alle energie rinnovabili, potremmo avere un futuro. Però sento parlare di ritorno al nucleare. Mi sembra di vivere nel gioco dell’oca in cui si torna alle caselle di partenza. Non è bastato il disastro di Fukushima? Di cosa stiamo parlando?».

Come vede l’attuale situazione per gli spettacoli?

«Mi piacerebbe conoscerne il futuro in quanto cantante, in quanto attore di teatro e cinema. Stiamo aspettando di far uscire il film di cui ho scritto la colonna sonora, con un singolo nuovo che è una bomba. Ma, mi domando e domando, cosa faranno per le sale teatrali, per il cinema e per i concerti? C’è una paradossale situazione potenzialmente esplosiva. Questa estate i lounge bar erano apertissimi e nessuno si è scandalizzato. I concerti, lo testimoniano le esperienze fatte all’estero con le piene capienze e in sicurezza, sono stati i luoghi e gli eventi meno contagianti di tutte le manifestazioni possibili. Eppure siamo penalizzati da capienze ridotte che rendono difficile pensare e fare qualunque cosa. È inaccettabile. Se vogliamo salvare la situazione per la prossima stagione al chiuso abbiamo solo pochi giorni per capire come comportarci e dare speranza all’universo dello spettacolo». RIPRODUZIONE RISERVATA