Un coro: giù le mani dal Monte dei Paschi. Riuscito lo sciopero ma il governo tace

I manifestanti davanti alla sede centrale di Mps a Siena

I sindacati: ci escludono dalla discussione. Anche Letta pressa il Tesoro, ma la fusione con Unicredit non è più cosa fatta

SIENA. È un coro unico che da Nord a Sud, da Milano a Bari, passando da Roma ha raggiunto Siena e piazza Salimbeni, la sede di Mps, della banca più antica del mondo. Un’unica voce partita dai 21mila dipendenti dell’istituto senese per chiedere al Governo di aprire un tavolo istituzionale con le organizzazioni sindacali prima che la trattativa in esclusiva tra Ministero del tesoro e Unicredit giunga a termine. Una giornata di sciopero generale unitaria proclamata dal coordinamento sindacale First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Fabi e Unisin, per ribadire con forza la contrarietà all’esclusione dei rappresentanti dei lavoratori dalla discussione in corso sulle sorti del gruppo, oltreché l’assenza di chiarimenti su possibili opzioni alternative a Unicredit. E i montepaschini hanno risposto presente con un’adesione che dalle organizzazioni sindacali è stata definita’forte e unitaria’in tutta Italia.

Circa 200 quelli presenti davanti a Rocca Salimbeni, a Siena, a cui non ha voluto far mancare il loro sostegno il sindaco Luigi De Mossi: «È necessario far capire a chi di dovere, il governo, che la città non ha abbandonato la volontà di lottare per dipendenti del Monte, per l’indotto, per la tradizione e il marchio», ha detto il primo cittadino accompagnato dal candidato del centrodestra alle elezioni suppletive di ottobre per la Camera dei deputati Tommaso Marrocchesi Marzi. «Oggi mi sento di fare un appello ancora più forte al governo, è giusto che il governo incontri i sindacati e discuta con loro delle evoluzioni. Sono convinto che nei prossimi giorni una risposta arriverà. Non può non arrivare», ha detto da Arezzo, dove era impegnato per un’iniziativa elettorale, Enrico Letta. «Noi crediamo che la loro legittima richiesta di essere ascoltati e convocati dal governo, e di non pagare il costo della crisi, sia giusta e vada ascoltata», hanno fatto sapere i deputati toscani del Partito democratico che, in piazza, non si sono fatti vedere; così come quelli della Lega. «La Lega dice no alla svendita avventata di Mps a Unicredit, al licenziamento di migliaia di persone e alla perdita del marchio della banca più antica del mondo» hanno detto i capigruppo di Camera e Senato Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Solidarietà ai lavoratori anche dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. «Ho visto le rivendicazioni che sono poste a base della manifestazione, sono molto corrette, ben ponderate, mi trovano d’accordo in tanti di quei punti. Spero che vi sia la possibilità di incontrarsi con le parti sociali da parte del ministro competente». Sul piede di guerra invece sono rimasti i sindacati senesi, ultimo baluardo della città di fronte allo smantellamento del Monte, alla perdita del marchio e al rischio esuberi. «Chiediamo a Draghi, al ministro Franco e a tutto il governo di riflettere seriamente su questa operazione con Unicredit che sarebbe una catastrofe per il nostro territorio, bancari e non, giovani e anziani», ha detto Emanuela Anichini, segretario generale Cisl Siena. «Questa giornata è solo un passaggio di una vertenza molto complicata e che deve riportare nei giusti binari una discussione che ad oggi non c’è», ha sottolineato Fabio Seggiani, segretario generale Cgil di Siena.

«È un presidio per combattere contro un’operazione che comporta lo smembramento di Mps e mette a rischio migliaia di posti di lavoro», ha aggiunto Marco Spinella della Uil di Siena. Intanto la trattativa tra Ministero dell’economia e finanze e l’Istituto di piazza Gae Aulenti dopo le accelerazioni iniziali vivrebbe una fase di congelamento in attesa dell’esito delle elezioni del 3 e 4 ottobre con cui si assegnerà il seggio vacante alla Camera dei deputati nel collegio Toscana 12 di Siena e Arezzo. A pochi giorni dalla chiusura della trattativa, non sono esclusi ulteriori colpi di scena con Unicredit che pur trattando ancora da una posizione di forza, potrebbe non essere più l’unica interessata nell’operazione di fusione.



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