Orlando: «Lo Stato azionista di Gkn»

Il direttore del Tirreno Stefano Tamburini intervista il ministro Orlando

Pisa, il ministro del lavoro: «Guadagnato tempo, ora cerchiamo chi subentra». L’azienda? «Scorretta». E sulla sicurezza annuncia 1.200 nuovi ispettori

PISA. «Far entrare lo Stato all’interno di una società che rileva un’azienda come Gkn è una proposta in difesa del patrimonio industriale italiano». Così il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, iniziando a rispondere alle domande del direttore del Tirreno, Stefano Tamburini, nell’intervista realizzata sul palco della Festa dell’Unità al circolo Arci di Putignano a Pisa.

Caso nazionale


Un tema centrale quello della fabbrica dell’automotive di Campi Bisenzio, la cui proprietà ha licenziato a inizio luglio i 422 lavoratori attraverso l’invio di una mail. Un caso nazionale che ha sollevato la protesta degli operai e che li ha visti esultare quando il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso presentato dalla Fiom Cgil per condotta anti-sindacale, condannando Gkn a revocare la procedura di licenziamento collettivo.

«Scorretti»

Una partita ancora tutta da giocare, perché la società ha ribadito l’intenzione di chiudere lo stabilimento e di ripartire con l’iter per lasciare a casa i lavoratori. Ecco perché dal governo è partita l’idea di affiancare eventuali acquirenti entrando nella compagine societaria. «Gkn ha fatto rientrare i lavoratori durante la cassa Covid dando l’idea di portare avanti la produzione di un’auto nuova mentre stavano invece spostando l’azienda a Brunico». Un esempio che Orlando racconta per sottolineare la condotta ritenuta scorretta da parte della multinazionale che deriva da una storica azienda britannica. Ma ora il governo, secondo il ministro, ha conquistato tempo: «Si deve puntare a cambiare lo scenario. La sentenza ci dà tempo ed è servita a rivedere la posizione dell’azienda che ha messo sul piatto l’attivazione della cassa integrazione per cessazione dell’attività. Ora si può capire se c’è un ripensamento o se ci sono altri soggetti interessati a subentrare. Il tempo è fondamentale. Capire come si limita il danno e come si attivano politiche attive del lavoro può fare la differenza. In passato abbiamo subito la desertificazione industriale. Dobbiamo avere gli strumenti per impedire queste situazioni». E qui Orlando sottolinea «l’esigenza di una legge che impedisca le delocalizzazioni selvagge».

Condotta criminale

La sicurezza sul lavoro e cosa si può fare per evitare altri casi come quello in cui è morta Luana D’Orazio in un’azienda tessile di Prato è stato l’altro grande tema dell’intervista fatta da Tamburini ad Andrea Orlando. E il ministro non usa mezzi termini: «In molti casi si tratta di condotte criminali. A ottobre arriveranno 500 uomini all’ispettorato del lavoro e ci saranno presto 1.200 ispettori del lavoro. Per dare una svolta serve il coordinamento e una banca dati. Il sindacato chiede la patente a punti, ma se non c’è traccia di eventuali sanzioni o comportamenti non conformi che permette di ottenere una tracciabilità di quanto messo in campo dalle aziende in fatto di sicurezza, tutti gli sforzi restano inutili. La responsabilità di filiera è un altro elemento centrale. Abbiamo applicato il principio della sostenibilità ambientale a molte filiere. Ma non a tutte. E dobbiamo porre rimedio a questo contesto. La responsabilizzazione dei grandi marchi è fondamentale. E lo si vede nel tessile, dove spesso c’è una selva di terzisti che lavorano a un singolo ordine con pochi margini. Decidere quale dimensione applicare alla produzione è la strada da percorrere. Piccolo non è sempre bello perché gli incidenti avvengono spesso nelle piccole realtà dove il precariato dilaga molte volte. Lunedì incontreremo il sindacato con il presidente Mario Draghi per creare ulteriori misure che vadano in questa direzione».

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