Mps, filiali a rischio chiusura in almeno quattro province della Toscana

Il sindacalista Stefano Bellandi: se si realizzasse il “matrimonio” con Unicredit sarebbe un duro colpo per la nostra regione

SIENA. Almeno quattro province in Toscana saranno colpite pesantemente dalla scure della chiusura delle filiali. Questo se si realizzeranno – come le definiscono i sindacati – le “nozze al buio” (la fusione, ndr ) tra Monte dei Paschi di Siena e Unicredit. «Stiamo parlando di 161 filiali tra le province di Siena, Grosseto, Arezzo e Prato – spiega Fabio Brunamonti , segretario responsabile First Cisl Gruppo Mps – . Quando la quota di mercato non supera il 25 per cento né del mercato né di una sua parte sostanziale, l’operazione di concentrazione può considerarsi compatibile. Altrimenti l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) è costretta a intervenire. Con una conseguenza sostanziale: la chiusura di una parte delle filiali. Stiamo facendo i conti per capire quante siano, in effetti, quelle a rischio. È difficile da dire al momento, ma una cosa è certa: quattro province della nostra regione sono maggiormente in pericolo rispetto ad altre. E stiamo parlando di 161 filiali».

«In questo senso – spiega Brunamonti – l’operazione non è stata ancora perfezionata e continuiamo a lottare per scongiurarla. Se si realizzasse il “matrimonio” tra Mps e Unicredit sarebbe un duro colpo per la Toscana. Per i dipendenti, l’indotto, le aziende. Non possiamo abbassare la guardia. Non ora, in questo momento. Ci sono persone che lavorano in banca da sempre e vivono questa incertezza con grande apprensione. Purtroppo, al momento, non possiamo fare altro se non scendere in piazza. E protestare». E lo stesso pensa Stefano Bellandi , segretario generale First Cisl. «Siamo molto preoccupati – sottolinea – per gli esuberi che potrebbero derivare dalla chiusura delle filiali, anche in Toscana. Siamo preoccupati perché, in cinque mesi, il ministero dell’Economia e delle Finanze non ha mai convocato le parti sindacali. Tutto si sta svolgendo nelle “segrete stanze”, senza il coinvolgimento dei lavoratori». In queste ore i sindacati sono al lavoro. Senza sosta, per cercare di capire quale futuro li attenda. «Siamo convinti che fino a metà ottobre non ci saranno novità sostanziali – conclude Brunamonti – . Continuiamo a ricevere telefonate da parte di colleghi, soprattutto toscani, preoccupati dalla situazione che stiamo attraversando. Vorremmo tutti quanti delle risposte che, ad oggi, non ci sono. Intanto delle filiali saranno chiuse, se la fusione si farà. Continueremo a lottare perché ciò non avvenga».

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