Terza dose, in Toscana prima 50mila fragilissimi

Hanno precedenza in quanto “categoria a rischio”. Il siero va somministrato dopo 28 giorni dalla seconda iniezione. Ora l’Asl li chiamerà

FIRENZE. Dose addizionale: per i fragilissimi questo è il termine corretto. Tecnicamente è una terza iniezione, da un punto di vista clinico è la somministrazione che completa il ciclo vaccinale primario, «al fine di raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria». Se per tutti gli altri under 12 il Comitato tecnico scientifico e l’Agenzia italiana del farmaco considerano sufficienti due dosi per proteggersi dal Covid-19 nell’arco di almeno nove mesi, per i soggetti più vulnerabili di dosi ne servono tre. Da inoculare tra l’altro a distanza ravvicinata: «La dose addizionale va somministrata dopo almeno 28 giorni dall’ultima dose», si legge sulla circolare diffusa di recente dal ministero della Salute. Per questo lunedì è cominciata la nuova fase della campagna vaccinale rivolta a coloro che hanno determinate patologie. In Toscana sono oltre 50.000 persone: 5.000 trapiantati, 2.100 dializzati, 5.000 persone con sindrome di Aids, 25.000 pazienti oncologici e circa 13/15.000 immuno compromessi.

Questi cittadini hanno ricevuto la prima dose di vaccino tra marzo e aprile scorsi, e il richiamo passati 21 giorni. Adesso sono chiamati alla terza iniezione in pochi mesi. Molti di loro si stanno rivolgendo ai medici di famiglia per capire i motivi di queste inoculazioni in serie.


Lo spiega la circolare ministeriale: «Le attuali evidenze sui vaccini anti Covid-19 in soggetti sottoposti a trapianto di organo solido o con marcata compromissione della risposta immunitaria per cause legate alla patologia di base o a trattamenti farmacologici, e che abbiano già completato il ciclo vaccinale primario, mostrano un significativo beneficio, in termini di risposta immunitaria, a seguito della somministrazione di una dose aggiuntiva di vaccino». I sieri che saranno somministrati sono quelli a mRNa messaggero, ovvero Moderna e Pfizer. Ce ne sono disponibili oltre 11 milioni di dosi in Italia. Le scorte dunque non mancano.

La Toscana, come ha detto il presidente della Regione Eugenio Giani, punta a vaccinare questi 50. 000 cittadini nel giro di quindici giorni, con un ritmo di oltre 3. 000 al giorno. «I medici di famiglia non sono coinvolti in questa fase, i pazienti verranno chiamati direttamente dalle strutture sanitarie, le Asl, le Aziende ospedaliere universitarie, i singoli ospedali e le strutture specialistiche», fanno sapere fonti fiorentine. Il ministero precisa poi cosa attende le altre categorie considerate ad alto rischio. Ovvero ultraottantenni, ospiti delle Rsa e personale sanitario, soprattutto quello più esposto al coronavirus, che lavora cioè nei reparti Covid di degenza ordinaria, nelle terapie sub intensive e intensive. A questa platea di persone, entro la fine dell’anno, verrà somministrata una dose “booster”, vale a dire «una dose di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario, a distanza di un determinato intervallo temporale (dopo almeno sei mesi dall’ultima dose), somministrata al fine di mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria».

In questa fase rientreranno in gioco i medici di famiglia, insieme ai centri vaccinali e ai farmacisti. La distinzione spiega dunque il procedere della campagna vaccinale: dose addizionale per i fragilissimi, «come parte di un ciclo vaccinale primario”, e dose “booster” per le persone a rischio, “come richiamo dopo un ciclo vaccinale primario».

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