«Dono i capelli a chi non li ha più per motivi di salute. Un piccolo gesto che spero possa restituire un sorriso»

La cronista del Tirreno Giulia Serni prima e dopo il taglio benefico dei capelli

Giulia Serni, cronista del Tirreno, racconta come le è venuta l'idea e come funziona l'iniziativa

«Un piccolo gesto che, mi auguro, possa restituirti un grande sorriso». È questa la frase che qualcuno leggerà, quando riceverà i miei capelli. Una treccia castana lunga 40 centimetri. Per una persona meno fortunata di me, che con le mie ciocche potrà riavere un pizzico di normalità, o almeno spero. Da una chiacchierata tra amiche. Così nasce l’idea. Sono anni che non taglio i capelli, a dir la verità che non vado proprio dal parrucchiere. Corti li ho avuti credo solo a 16 anni. Di tempo ne è passato. Parlando con loro è venuta fuori questa cosa di donare i capelli a chi per motivi di salute non li ha più. E mi sono detta, perché no? Senza troppi giri di parole, i capelli che il parrucchiere ci taglia, vanno a finire nel secchio della spazzatura. Perché allora non sfruttare la possibilità di riutilizzarli aiutando persone che non li hanno per cure oncologiche e chemioterapiche?

Inizia così la ricerca sul web tra associazioni, centri specializzati ed enti che si occupano appunto di realizzare parrucche con capelli veri, donati da altri. Ce ne sono veramente molte in tutta Italia. In generale chiedono di avere i capelli preferibilmente non trattati, anche se in alcuni casi vanno bene meches, schiariture o tinte. Fini, spessi, ricci. Possono essere di qualsiasi tipo. L’importante è che siano lunghi, tanto da poter realizzare una treccia dai 25 ai 40 centimetri circa. Per donarli non è quindi necessario un gesto drastico come il mio. Una volta tagliata, basta mettere la treccia in una busta, di quelle con il pluriball, e inviarla per posta all’ente scelto.


Tra le tante associazioni alcune ricevono i capelli per poi donare a loro volta le parrucche a chi ne ha bisogno, altre invece fanno da intermediarie con aziende che poi le vendono. Ho preferito le prime. Le parrucche con capelli naturali sono piuttosto care, si parla di centinaia di euro, se non migliaia, e non tutti possono permetterselo.

Una di queste me la suggeriscono Mario e Giovanna, titolari di PickYou, il salone di parrucchieri che c’è a Pisa a due passi dal teatro Verdi. Da anni indirizzano a questa associazione le clienti. Giovanna mi racconta che non solo posso donare i capelli e ma che ho anche la possibilità di entrare in contatto con la persona che li riceve. Mi parla del progetto Smile che scopro essere un’iniziativa di solidarietà nata nel 2011 attraverso la quale è infatti possibile donare i propri capelli che sono poi utilizzati per realizzare parrucche e ricostruzioni post terapiche della chioma per pazienti oncologici al solo costo della lavorazione. Chi dona i capelli lascia anche un pensiero, uno “smile” appunto, per la persona che li riceve creando con lei un legame simbolico di solidarietà.

Nato su iniziativa di Atri Onlus, il progetto è sostenuto da Tricostarc e dalla Fondazione Prometeus Onlus che da anni promuovono tutta una serie di iniziative a sostegno del “diritto alla bellezza” per tutti, aiutando chi non ha le possibilità economiche a risolvere il problema della calvizie, in modo particolare dei pazienti oncologici, con l’intento di garantire loro “il recupero della propria immagine corporea, sostenendoli ed aiutandoli a riconquistare quell’autostima e quella forza necessarie per affrontare la malattia e gli effetti negativi e devastanti che la cura porta con sé al fine di ritrovare quel benessere fisico, psicologico e sociale”. «Se vuoi puoi scrivere anche la tua mail o il numero di telefono – mi spiega Giovanna –. Così la persona che riceve la parrucca con i tuoi capelli può scriverti e ringraziarti».

Perfetto. Adesso non resta che tagliare. E così faccio. Prendo appuntamento. Giovanna raccoglie in una treccia, legata alle due estremità, i capelli e con un colpo di forbici li taglia. È importante, che “i capelli prima di essere spediti siano ben puliti e soprattutto asciugati, perché tendono ad intrecciarsi, indurirsi, rovinarsi e ammuffirsi”.

Per curiosità misuriamo la treccia. È lunghissima. Il metro dice quaranta centimetri. La impacchetto. Metto nella busta anche il bigliettino bianco, con su scritto il messaggio e la mail. Non mi resta che aspettare che qualcuno la riceva. I tempi di assegnazione possono essere sia brevi che lunghi, da un mese a un anno. Tutto dipende dal tipo di capelli della paziente per cui verranno utilizzati.

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