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Gkn, il ministro Giorgetti: «Se entra un socio lo Stato c’è»

il ministro Giancarlo Giorgetti e gli operai Gkn in presidio

Il titolare dello Sviluppo economico critica Melrose, ma chiede ai sindacati una riflessione: «Servono imprenditori coraggiosi che investano in un settore proficuo». E non esclude che il governo possa entrare nel capitale. Ecco a quali condizioni

 

«Il governo con un investitore privato è disponibile a fare la sua parte con quello che serve a sostegno dei lavoratori e per una produzione che funziona e crea sviluppo e crescita». Lo dice al Tirreno il ministro allo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti entrando nel merito del caso Gkn all’indomani della sentenza di condanna per comportamento antisindacale della multinazionale che ha cessato l’attività dello stabilimento nell’area fiorentina.

Lo fa tracciando un percorso per investire nella salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti ma soprattutto in un’azienda che sia capace di stare sul mercato. Il ministro non ipotizza un intervento di Stato per lasciare le cose così come sono ma un progetto di costruzione di una realtà industriale nuova, che abbia un futuro economicamente sostenibile. E solo in quel caso il governo potrà avere un ruolo da protagonista anche entrando nel capitale come è accaduto per l’azienda di Mantova, Corneliani. Un punto di vista che mira a valorizzare il rischio di impresa con l’incentivazione di chi sceglie di investire e non, al contrario, disincentivare chi vuol lasciare il paese. «I vecchi schemi sembrano non funzionare più, è cambiato lo scenario economico e sociale anche a causa della pandemia», dice il ministro. «Il caso Gkn è emblematico: non credo francamente che con le regole e le leggi si possa orientare il mercato o costringere a scelte che non hanno un futuro».


Il riferimento, neppure troppo velato, è alla bozza di decreto anti-delocalizzazione Todde-Orlando ferma a Palazzo Chigi dopo le bordate del presidente di Confindustria Carlo Bonomi e – per una parte della maggioranza che esprime il ministro – con un rafforzamento delle tutele dei lavoratori che farebbe scappare a gambe levate quelle aziende interessate a investire in Italia. Per Giorgetti la soluzione per il salvataggio di Gkn non può prescindere da imprenditori che investano «con senso di responsabilità da parte di tutte le parti». «Se è vero – aggiunge il ministro – che non è accettabile che un fondo, senza nemmeno un volto, espressione di un capitalismo che non ci piace non si presenti ai tavoli istituzionali, com’è accaduto l’altro giorno, è altrettanto vero che è necessaria una riflessione anche dal lato dei sindacati. Certamente servono imprenditori coraggiosi pronti a investire in un settore che funziona (le componenti prodotte da Gkn sembrano avere un mercato interessante) ma dall’altra parte sarebbe auspicabile che i lavoratori prendessero consapevolezza che possono intraprendere anche nuovi percorsi».

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