Tagli e assunzioni bloccate, sanità in rivolta in Toscana: «Giani non ci ascolta, scendiamo in piazza»

I sindacati di infermieri e medici in stato di agitazione. Chiedono 2mila nuovi ingressi. E ora preparano la maxi protesta

FIRENZE. Per la via bonaria la trattativa non ha sortito effetti, allora i sindacati passano alle maniere forti. Le Funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil – che rappresentano infermieri, Oss e amministrativi – hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori del servizio sanitario regionale. Oggi anche le rappresentanze dei medici e dei dirigenti sanitari e veterinari dovrebbero dare la loro adesione.

Il blocco di 2.000 assunzioni per coprire il turnover degli ospedalieri, spiegato con il buco da 420 milioni di euro stimato nel bilancio preventivo della Regione Toscana, ha creato un fronte compatto di protesta, come non si vedeva da almeno un decennio. «Siamo in una situazione molto delicata, non c’è comprensione e capacità di tutelare i lavoratori», dice Mario Renzi , segretario toscano della Fpl Uil. «Facciamo sul serio – aggiunge Riccardo Bartolini della Fp Cgil – ci confronteremo sulle forme di mobilitazione da attuare ospedale per ospedale, con raccolte firme, banchini, presidi. E potremmo andare verso un corteo generale se non verrà data risposta alle nostre richieste». Afferma Mauro Giuliattini , segretario regionale della Fp Cisl: «Il presidente Giani e l’assessore alla sanità Bezzini dovrebbero farsi un giro tra le corsie per vedere di persona qual è la situazione». Nella nota unitaria, le sigle confederali definiscono «inaccettabile» il comportamento delle Asl e della Regione, «che continuano a “rinviare risposte» sulla necessità di «dare opportuna regolamentazione ai processi di mobilità interaziendale dei lavoratori». E sottolineano, «la carenza di adeguati stanziamenti al Fondo sanitario regionale, sufficienti a sostenere la crescita dei costi della pandemia e il recupero di efficacia ed efficienza del servizio sanitario».

Per i sindacati, entro il 31 dicembre dovranno essere assunti 1.200 tra infermieri e operatori socio sanitari, oltre a 400 medici e altrettanti tecnici sanitari e amministrativi. Oggi l’organico degli ospedalieri conta 55.000 persone. «Le graduatorie sono pronte – evidenzia Bartolini – senza questo personale in sostituzione di chi va in pensione, la sanità toscana non sarà in grado di assicurare i servizi, e non potranno essere smaltite le liste di attesa cresciute con la pandemia». Nell’ultimo anno e mezzo, l’attivazione dei reparti Covid, degli hub vaccinali e delle Usca, ha dirottato molto personale dai servizi ordinari. Che sono andati avanti con pochi operatori, costretti a turni massacranti, a saltare ferie e giorni di riposo. E a trasferte oltre i 100 chilometri per sopperire alle carenze di organico. «E con il blocco del turnover, il sistema rischia il default», sostiene Flavio Civitelli , responsabile per la Toscana del sindacato dei medici Anaao. Lo stato di agitazione avvia un negoziato che potrebbe durare un paio di mesi. Si aprirà un confronto di fronte ai prefetti, che convocheranno le parti nel tentativo di raggiungere un accordo. Dal faccia a faccia tra sindacati, Regione e le tre Asl (Centro, Nord Ovest e Sud Est) si conoscerà il futuro della sanità toscana

. Se le assunzioni richieste non ci saranno, le rappresentanze dei lavoratori sono pronte a «programmare iniziative di lotta da attuarsi nel breve e medio periodo». Lo sciopero non dovrebbe essere un’ipotesi percorribile. Probabili invece sit-in, raduni e assemblee sui vari territori, non c’è ospedale che soffra meno di un altro. Le barricate che si stanno alzando in queste ore potrebbero culminare, tra ottobre e novembre, in una manifestazione generale davanti alla sede della presidenza della Regione.

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