Gkn, la rivincita degli operai. Ma l'azienda insiste e ora si spera nel Governo: appello a Draghi

La multinazionale annuncia di impugnare la sentenza del giudice del lavoro: il futuro dei lavoratori è sempre molto incerto, ma almeno ora c'è più tempo a disposizione per intervenire

CAMPI BISENZIO. «Abbiamo segnato in contropiede al novantesimo. Ci siamo guadagnati i tempi supplementari». Quando l’avvocato Andrea Stramaccia ha comunicato a Daniele Calosi, segretario fiorentino della Fiom, che il giudice aveva condannato Gkn per comportamento antisindacale era in auto a Firenze. Ha cominciato a strombazzare col clacson. Una festa durata ore e ore fin dentro lo stabilimento alla periferia, nel comune di Campi Bisenzio.

LA SENTENZA


Gkn ha negato fino agli ultimi giorni di voler cessare l’attività nello stabilimento e lo ha chiuso dopo aver messo in ferie tutti i lavoratori per un giorno. Non ha informato le rappresentanze sindacali interne nei modi e nei tempi previsti dal contratto nazionale e dagli accordi siglati con i metalmeccanici danneggiando il sindacato che non ha potuto svolgere il suo ruolo.

Sono queste in sintesi le motivazioni con cui la giudice del lavoro Anita Maria Brigida Davia ha condannato la multinazionale per comportamento antisindacale.

Non l’avrebbe ammesso nessuno ieri ma non era una vittoria scontata, non lo era per nulla. È una sentenza che segna un cambio di passo e non solo nella vertenza fiorentina. La procedura di cessazione dell’attività è infatti sospesa e dovrà ricominciare dall’inizio dando ai lavoratori un vantaggio di altri 75 giorni (quelli previsti per legge) a cui si somma il tempo necessario a pre-informare i sindacati delle motivazioni che portano la multinazionale Melrose a voler chiudere. Intanto, teoricamente, da oggi nell’enorme stabilimento ultratecnologico dovrebbero riaccendersi i macchinari e Dario Salvetti, uno dei leader del Collettivo di fabbrica, potrebbe togliersi la maglietta della protesta e tornare a produrre semiassi per le Maserati nella cella di montaggio 11. Insieme con lui, nelle rispettive mansioni, gli altri 421 lavoratori.

Gkn, in fabbrica arriva la notizia della sentenza ed esplodono i cori degli operai



IL RICORSO

Gkn non sembra però averne voglia. In tarda serata, mentre la festa dei lavoratori era ancora in corso, ha annunciato di voler impugnare la sentenza del tribunale. «Proprio tenendo conto di quanto stabilito dal tribunale – ha fatto sapere con una nota – la società tiene a precisare che la decisione di chiusura non è stata intaccata. Proseguiremo lo stato di liquidazione in atto e il confronto sindacale potrà avvenire nell’ambito delle procedure legali invocate in giudizio sulle quali il tribunale di Firenze si è pronunciato. In questa fase, eventuali altri tavoli, ancorché istituzionali, saranno affrontati tenendo conto dei vincoli normativi e delle statuizioni del giudice del lavoro».

IL TAVOLO AL MINISTERO

Già al tavolo convocato al ministero dello Sviluppo economico la situazione era stata molto tesa. Per Gkn erano collegati da remoto gli avvocati («professionisti senza potere decisionale», ha commentato De Palma, nazionale Fiom) che da subito hanno fatto intendere che l’atteggiamento sarebbe stato molto, molto rigido. E solo per caso, a riunione in corso, è arrivata la notizia che Gkn aveva inviato una Pec ai sindacati convocando un incontro in un hotel di Firenze per oggi. Uno sgarbo istituzionale non averlo anticipato ai membri del tavolo ma soprattutto la riprova che la multinazionale non intende mettere tempo in mezzo e seguire formalmente quanto richiesto dal giudice, nulla di più. Ai tavoli istituzionali, per intendersi, non si è obbligati a partecipare, non a tutti almeno. Da questo punto di vista la strategia della multinazionale sarà valutata senza margine di errore la prossima settimana quando, forse già lunedì o martedì, la vice ministra Todde riconvocherà un incontro perché, sembra ribattere a Gkn, «il ministero dello Sviluppo economico ha un ruolo di mediazione ed è indispensabile che le istituzioni lo svolgano».

GLI SCENARI

E ora cosa accadrà? Si chiede la riapertura dello stabilimento. Lo fa il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, lo fa la Fiom nazionale. Lo chiede il Collettivo di fabbrica Gkn. Ma il futuro è assai meno roseo. C’è più tempo a disposizione e non è poco (il 22 sarebbero partite 422 lettere di licenziamento) ma per dirla con un post del consigliere regionale delegato Valerio Fabiani: «Ora ciascuno faccia fino in fondo la propria parte senza perdere tempo prezioso. Dotando il Paese di una norma di civiltà in grado di garantire il principio di responsabilità sociale dell’impresa».

Il riferimento è alle norme sulla delocalizzazione – la proposta Orlando-Todde – per cui ancora non c’è accordo in maggioranza. Si sollecita un intervento di urgenza da Draghi. Renderebbe più difficile alle multinazionali lasciare il Paese ma, alla lunga, per Gkn l’unica opzione sembra essere un passaggio di proprietà. «Una reindustrializzazione con lo Stato protagonista», chiedono i lavoratori fiorentini.

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