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Schiacciato dai rulli in un macchinario che non prevedeva protezioni. La moglie: «C'è qualcosa che non torna»

I carabinieri all'azienda Alma e Giuseppe Siino, operaio di 48 anni morto schiacciato dai rulli

Giuseppe Siino aveva 48 anni e lavorava come operaio alla Alma di Capalle. E' rimasto incastrato in una macchina rotolatrice ed era solo al momento dell'incidente. Nei prossimi giorni ci sarà l'autopsia



CAMPI BISENZIO. È rimasto incastrato fra i rulli, due su cui era la stoffa e uno di gomma. Sembra che girassero piano. Così è morto Giuseppe Siino, operaio 48enne che da tempo viveva a Prato, nella zona di San Giusto, con la moglie e una figlia di 13 anni. Ma la dinamica di quello che è successo alla Alma Carpets – prestigiosa azienda della zona industriale di Capalle che trasforma la fibra tessile in moquette, a cento metri dal confine con Prato e gestita dalla famiglia dell’ex presidente di Confindustria Toscana Alessio Marco Ranaldo – è ancora in gran parte da chiarire. Al centro della tragedia ancora un macchinario, diverso ma non troppo rispetto a quelli in cui sono morti quest’anno altri due giovanissimi lavoratori pratesi, Luana D’Orazio lo scorso maggio e Sabri Jaballah tre mesi prima, a febbraio. La prima risucchiata da un orditoio a Montemurlo, il secondo schiacciato da una pressa in una fabbrica tessile di Montale. Giuseppe Siino ha trovato la morte in una macchina rotolatrice che serve per stirare il pelo. Si chiama “agugliatura”, è lunga cinque metri e non ha lame né aghi. Per questo viene ritenuta poco pericolosa.

L’incidente

Alle 21, 15 di venerdì 17 settembre Siino, come ha raccontato il capo del reparto rifinizioni Saverio Giorgetti, aveva quasi finito il turno pomeridiano. L’operaio si trovava da solo in una zona in cui le macchine coprono la visuale e producono parecchio rumore: nessuno ha sentito delle grida. I colleghi lo hanno trovato imprigionato nei rulli già esanime, hanno provato a rianimarlo col defibrillatore aziendale. Un tentativo disperato durato 50 minuti. Ma non c’è stato niente da fare, neppure per il personale della Croce d’Oro di Prato giunto sul posto. Sono arrivati i carabinieri di Campi Bisenzio, i vigili del fuoco, poi i tecnici del Dipartimento prevenzione nei luoghi di lavoro dell’Asl. Le prime verifiche sul macchinario, che è stato sequestrato, le prime persone ascoltate sul posto, a cominciare dai colleghi di lavoro. Poco dopo è arrivata anche la moglie di Siino, allarmata perché non stava rientrando a casa, lui che avvertiva sempre quando era in ritardo. Scene strazianti. Sul posto anche il magistrato di turno della procura di Firenze, che ha aperto un’inchiesta: lunedì darà l’incarico per l’autopsia. Al momento non ci sono indagati. L’uomo lavorava in quella fabbrica da poco meno di vent’anni, quindi era ritenuto molto esperto. Ma solo da alcune settimane era stato assegnato a quel reparto. Tra le prime ipotesi quella che Siino abbia avuto un malore prima di finire nel macchinario, ma è tutta da dimostrare e sarà l’autopsia a chiarirlo.

Il giallo delle protezioni
Da quanto riferisce il Dipartimento prevenzione dell’Asl, non sarebbero state viste manomissioni evidenti sui dispositivi di sicurezza. È invece emerso un dato sorprendente che potrebbe complicare l’inchiesta della procura fiorentina: da un primo esame del libretto di manutenzione e d’uso, sembra che quel macchinario non prevedesse protezioni. Infatti, è stato realizzato prima della normativa europea sulla sicurezza, cioè prima del 1996. Ma su questo aspetto i tecnici della prevenzione hanno ordinato ulteriori accertamenti. Nell’uno e nell’altro caso, sia che le fotocellule di protezione non siano scattate quando l’operaio ha avvicinato la mano, sia che il libretto non preveda protezioni, ci sarebbe un bel problema da risolvere. È stato anche accertato che l’agugliatrice andava piano e che può essere manovrata anche da un solo operaio, che la manovra e controlla che tutto vada bene.

La regina del red carpet
La Alma di Campi Bisenzio, 120 dipendenti, è un’azienda prestigiosa, con sede nel distretto fiorentino ma con la testa a Prato. La titolare è Carla Casini, che nel 2018 ha ricevuto dal presidente Mattarella il titolo di Cavaliere del lavoro. Nella gestione dell’azienda c’è anche il figlio Alessio Marco Ranaldo, presidente di Confindustria Prato e, fino a un anno fa, di Confindustria Toscana. Carla Casini è stata definita “regina del red carpet”, per aver realizzato con le moquette della Alma i tappeti rossi dei festival di Venezia e Cannes.

L’azienda: «Siamo sconvolti»
Nel pomeriggio Alma spa, tramite l'avvocato Olivia Nati, ha diffuso una nota per commentare la morte dell’operaio. «Le titolari e l’azienda intera – si legge nella nota – sono sconvolte per quanto accaduto ad uno dei suoi dipendenti, che lavorava presso l’Alma da quasi 20 anni. In questo momento di profondo dolore la proprietà e l’azienda sono vicine alla moglie e alla figlia, alle quali non faranno mancare ogni sostegno necessario anche in futuro. L’Alma rimane a disposizione degli organi inquirenti per tutti gli approfondimenti necessari a ricostruire la dinamica della disgrazia, consapevole che, da sempre, la società ha rivolto la massima attenzione ed ogni opportuno investimento per la tutela e la sicurezza dei propri lavoratori».

Morire come 50 anni fa
«E ora non chiamatela fatalità – dice il segretario della Cgil di Prato Lorenzo Pancini – Se come 50 anni fa si continua a morire di schiacciamento, è evidente che c’è stato un abbassamento nei livelli di sicurezza, è evidente che la ripresa ha imposto ritmi per cui i macchinari devono sempre girare e non bloccarsi, è evidente che i sistemi di sicurezza degli stessi macchinari non sono pienamente attivati». Mentre Confindustria Toscana Nord sottolinea il dato saliente di questa ennesima tragedia: si muore «anche in aziende ritenute da tutti, fondatamente, di specchiata correttezza nell’applicazione delle misure di sicurezza».

La moglie disperata
La moglie di Giuseppe Siino, Sara Ventisette, è disperata ma vuole vederci chiaro: «C’è qualcosa che non mi torna. Aspetto i risultati delle indagini per capire come è morto il mio Giuseppe» ha detto, aggiungendo di aver sentito che il macchinario aveva le protezioni. Siino era un grande appassionato di calcio e per cinque anni aveva giocato nel Sant’Ippolito. Tanti i ricordi e gli aneddoti che i compagni di squadra hanno pubblicato sui profili Facebook appena si è sparsa la notizia che Giuseppe non li avrebbe più raggiunti.