In bici da Montecatini a Capo Nord e ritorno, l’impresa di John Biagini

John Biagini , 29 anni, dopo quasi cinque mesi di viaggio in bici da Montecatini a Capo nord e ritorno è di nuovo a casa. Oggi alle 13, con novemila chilometri nelle gambe, sarà atteso davanti alla sua abitazione dal sindaco di Chiesina Uzzanese Fabio Berti, dove è residente, e da quello di Montecatini Luca Baroncini. Per l'occasione i due primi cittadini senza fascia e in tenuta sportiva lo scorteranno in bicicletta fino al traguardo finale al cancello dello stabilimento termale Il Tettuccio. «Spero che non mi facciano rallentare, non vorrei impiegare per gli ultimi quattro chilometri più tempo di quanto mi è servito per arrivare in Norvegia». John era partito il 3 maggio. La prima cosa che farà una volta casa sarà abbracciare la mamma forte forte, come ripete lui canticchiando. «Mi è mancata veramente - si commuove John - e soprattutto ho un grande desiderio di abbuffarmi sui suoi gustosi manicaretti. Dopo mesi in cui mi sono arrangiato un bel piatto cucinato dalla mamma è un sogno ad occhi aperti». John , la sua bici, un bagaglio leggero e una indiscutibile potenza nelle gambe che gli ha permesso di concludere un progetto ambizioso a cui si era preparato con due anni di allenamenti sulle strade della Toscana. Non è stanco questo giovanotto che in tempi di coronavirus ha attraversato mezza Europa e ha rallentato a volte solo per problemi burocratici legati alla pandemia. «Fra un tampone e l'altro, ce l'ho fatta anche a passare da una nazione all'altra. In Finlandia sono stato fermo 6 giorni aspettando il permesso di passare la frontiera norvegese. Poi mi sono fermato a Como da un'amica. Sono stato a Milano fino al 13 per la festa della sede nazionale Uildm. Il 12 da buon milanista sono andato a San Siro a vedere Milan- Lazio». Un po' di meritato riposo prima di tornare nella città termale che con il sindaco Luca Baroncini in prima fila lo aspetta per una festa di bentornato che si svolgerà davanti allo stabilimento Tettuccio. «Ho percorso pedalando più di novemila chilometri. Il mio alloggio? Ospitalità gratuita, campeggio, ostelli e piccoli alberghi. Mi sono alleggerito in due momenti per poter affrontare meglio le salite. Quando sono uscito dalla Norvegia ho rispedito tutta la roba invernale a casa e prima delle Alpi ho lasciato anche la tenda. Così ho risparmiato sette chili». Per John non sono mancati gli imprevisti. «Ho bucato spesso soprattutto al ritorno, anche sette volte, nonostante avessi cambiato i copertoni già a Bodo sulla via del ritorno. Sono anche caduto come un citrullo due volte: una volta in Francia dove un dosso preso leggermente più forte mi ha fatto staccare una borsa facendomi perdere l'equilibrio e un'altra volta tre giorni fa prima di Bellinzona durante una discesa, perché avevo frenato più forte. Fortunatamente per ora non mi sono fatto nulla». Momenti di sconforto e paura di non farcela? «Zero - risponde Biagini - Ho avuto solo momenti difficili specialmente da Brema fino a Parigi, poiché ho trovato sempre tanto vento contro. Il tempo era bello, ma questo vento costante mi ha dato noia. Però in confronto tanta voglia di Italia. Così in due giorni ho pedalato e fatto 230 chilometri tra le Alpi. Volevo tornare in Italia per stare più tranquillo, togliermi il pensiero della fatica delle Alpi e rivedere molti amici». John non si è mai separato dalla sua compagna di viaggio. «La bicicletta l'ho sempre portata in camera anche di nascosto. Quando qualche albergatore mi diceva che non si poteva. La chiamo la mia Bianchina, perché è di marca Bianchi». Nel nord John ha trovato mille ostacoli. Paesaggi caratteristici. «Le isole Lofoten sono state una incredibile, ma terribile tappa. Ho affrontato veramente un tempo estremo , ma sono riuscito a fare ben 250 chilometri senza mai scendere dalla bicicletta. Fiordi bellissimi e un paesaggio talmente particolare da togliere il fiato. Anche se gli acquazzoni me li ricorderò per parecchio».

A Capo Nord il ciclista è arrivato il 12 luglio. «Ho pedalato in compagnia di sciami di api che per fortuna non mi hanno attaccato. Era un caldo incredibile. Quando stavo per raggiungere la mia meta ho cominciato ad aver paura che potesse accadere qualcosa. Meno male che nonostante il vento fortissimo e un camper che mi ha sorpassato di colpo facendomi sbandare tutto è andato come previsto».

Ma quanto è costato questo viaggio particolare? «Soldi spesi fortunatamente pochi - risponde John - Sono stato bravo riuscendo ad avere da parte ancora gli aiuti delle persone e gli sponsor che hanno creduto in me. Quello che è avanzato lo donerò alla Uildm, l'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare. Il mio prossimo viaggio? Prima devo trovare i soldi, poi mi aspetta l’America».