Rave party tra Lazio e Toscana, una colonna di camper fece scattare l'allarme a Livorno. Ma il raduno non fu fermato

Lamorgese alla Camera spiega come fu possibile il raduno illegale e difende il suo operato. "Troppo rischioso intervenire con la forza, senza i controlli della polizia sarebbero stati in 30.000". Il primo controllo tra Livorno e Cecina, "ma non c'erano evidenze di forme di illegalità tali da impedire il viaggio"

La polizia aveva intercettato 40 camper il 13 agosto sull'Aurelia tra Livorno e Cecina. Li ha controllati e li ha lasciati andare. Perché non erano emerse "evidenze circa forme di illegalità che legittimassero misure restrittive".

È uno dei passaggi chiave dell'intervento della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese alla Camera, in risposta all'interrogazione di Fratelli d'Italia sul rave di Ferragosto a Mezzano, nel comune di Valentano (VT), al confine tra la Maremma e la Tuscia, tra il 13 e il 19 agosto. Il rave non si poteva evitare, spiega la ministra, perché è stato organizzato segretamente, con comunicazioni su chat "nascoste". La massa dei camperisti, che ha toccato punte di 7mile persone, è arrivata contemporaneamente da diverse direttrici. Si è deciso a quel punto che fosse troppo rischioso un intervento di sgombero con la forza, visto che erano presenti anche bambini. Nessuno li ha scortati, come pure è stato detto e scritto. "C'è stato un monitoraggio, non una scorta". E se non ci fosse stata un'opera di dissuasione, attraverso i cordoni stradali e i controlli della polizia, i partecipanti sarebbero stati anche 30mila e il rave si sarebbe protratto fino al 23 agosto.

Difendendo strenuamente il suo operato, la ministra ha ricostruito i passaggi del raduno illegale, tra le contestazioni della destra in Aula. Ha sottolineato come gli organizzatori siano riusciti a tenere riservata fino all'ultimo momento la location scelta per il raduno. "Alle 20.45 del 13 agosto - ha detto Lamorgese nella sua informativa - sono stati controllati sull'Aurelia circa 40 camper con a bordo una cinquantina di persone che hanno genericamente detto che andavano verso il sud, con vaghi cenni alla regione Puglia. Non è stata riscontrata la presenza a bordo dei veicoli di materiale o strumenti per la diffusione sonora e non c'erano evidenze di forme di illegalità tali da impedire il viaggio".

"Alcuni dei soggetti fermati - ha proseguito - risultavano al controllo gravati da precedenti di polizia per invasioni di terreno o di edifici, reato che è tipicamente oggetto di contestazione nei confronti di organizzatori e partecipanti a rave party. Tale sospetta circostanza induceva ad attuare un articolato servizio di osservazione e di monitoraggio allo scopo di accertare, in mancanza di ogni altro elemento informativo, quale effettivamente fosse il loro luogo di destinazione finale. Di tale dispositivo veniva informata la sala situazioni del Dipartimento della pubblica sicurezza".

"A mezzanotte e mezza del 14 agosto - ha detto ancora Lamorgese - perveniva alla compagnia "Tuscania" dell'Arma dei carabinieri una telefonata di un giovane che riferiva di un possibile rave nei pressi di un lago, senza essere in grado, tuttavia, d'indicare esattamente il luogo dell'evento. Lo stesso giovane comunicava che il luogo prescelto per il rave sarebbe stato indicato ai partecipanti dagli organizzatori solo dopo il posizionamento dei mezzi e l'avvio della diffusione sonora della musica. Infatti, solo un minuto prima dell'una, in una successiva telefonata, sempre indirizzata allo stesso presidio dell'Arma, il precedente interlocutore indicava le coordinate del rave: una zona rurale, isolata, a nord del lago di Mezzano. A seguito di quest'ultima chiamata, la compagnia di Tuscania pochi minuti dopo, all'1.05 del 14 agosto, inviava una pattuglia della stazione dei carabinieri di Valentano in perlustrazione nella zona del lago".

All'1,55, dopo circa 40 minuti di ricerca, ha aggiunto, "la pattuglia dei carabinieri riusciva a individuare in aperta campagna l'area segnalata, riscontrandovi la presenza già di moltissime persone, non esattamente quantificabili per il buio ma certamente in numero non inferiore a diverse migliaia nonché di impianti di diffusione installati".

A quel punto, ha proseguito il ministro, considerato "l'elevato numero di soggetti coinvolti, tra cui anche minori, le caratteristiche dell'area, la consistente presenza di automezzi, anche di grandi dimensioni" è stato valutato opportuno "avviare da subito un'attività dissuasiva e di pressione sui partecipanti, ravvisando, invece, come controindicata un'azione di forza. Un intervento di sgombero dell'area avrebbe potuto determinare rischi di ordine pubblico".

La linea d'azione, peraltro, ha sottolineato, è stata condivisa dal Dipartimento della pubblica sicurezza e "io stessa ho seguito passo passo il corso della vicenda". Una linea, ha ricordato, seguita in altre occasioni simili: i rave party, infatti, ha rimarcato, "non sono un fatto inedito, né una questione italiana, ce ne sono stati tanti in passato ed in nessun caso si è deciso di intervenire con la forza se non quando lo hanno consentito circostanze di tempo e luogo. Il Viminale sull'ordine pubblico non può essere ondivago, le forze dell'ordine agiscono sulla base di criteri frutto di esperienze e competenze consolidate, non soggette ad improvvisazioni".

Il bilancio alla fine  è stato quello di un morto ed una denuncia per violenza  sessuale; sono state identificate e segnalate all'autorità giudiziaria 4.235 persone, di cui 784 stranieri. Il ministero dell'Interno chiederà di potersi costituire parte civile nei relativi procedimenti penali.

Lega e Fratelli d'Italia attaccano. Riccardo Molinari (Lega) si è rivolto al ministro dicendo: "Noi siamo entrati nel governo per vedere una discontinuità e non per assistere da spettatori a cose che non ci piacciono. Cambi rotta perché diversamente così non possiamo andare avanti". La leader di Fratelli d'Italia Meloni ha definito "imbarazzante" l'informativa ribadendo la richiesta di dimissioni.