Invitalia sarà nel capitale di Jsw, così lo Stato entra nelle acciaierie di Piombino

Avrà una quota del 49 per cento. Il sindaco Francesco Ferrari: «Un primo passo dopo lo stallo»

PIOMBINO. Un passo concreto dopo mesi di stallo. Lo Stato, tramite la società pubblica Invitalia, entrerà nel capitale di Jsw Steel, l’azienda che detiene la proprietà dell’acciaieria di Piombino. Lo ha annunciato la viceministra allo Sviluppo economico Alessandra Todde nel corso del consiglio comunale monotematico che si è tenuto ieri pomeriggio a Piombino, nell’insolita sede del teatro Metropolitan.

Il sito produttivo piombinese è alle prese con una crisi senza fine che si protrae da 13 anni. Gli impianti marciano a singhiozzo e la quasi totalità dei circa duemila addetti usufruisce degli ammortizzatori sociali. Nel 2018 l’acquisto dello stabilimento da parte del gruppo indiano sembrava aver segnato una svolta, ma da allora non è accaduto nulla. Il piano industriale non è stato definito, gli investimenti latitano e gli operai sono sfiancati da una vertenza che si protrae da anni.


In realtà dell’ingresso di Invitalia in Jsw, con una quota pari al 49 per cento, se ne parla da un anno. Tanti gli annunci, innumerevoli le promesse e fin troppo lunghi i silenzi. Ma stavolta, hanno assicurato la viceministra Todde e il vicepresidente di Jsw Italy Marco Carrai, «siamo alle firme». «I temi legali che dovevano essere smarcati, sono stati smarcati, quindi il protocollo si firmerà», ha spiegato Todde. A essere sottoscritto è, di fatto, un memorandum of understanding, tra Invitalia e Jsw che fissa impegni e scadenze reciproche per l’ingresso del socio pubblico nel capitale delle acciaierie di Piombino. Nel corso del consiglio comunale di ieri il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, i consiglieri comunali e i sindacati hanno chiesto, grosso modo, le stesse cose. Tempi rapidi e risposte chiare. Tanto che il primo cittadino Ferrari ha dato una sorta di ultimatum ad azienda e governo: «Entro il 31 dicembre siano date delle risposte alla città, oltre non si può andare».

In campo, infatti, ci sono ancora tante questioni irrisolte. Come rilanciare il sito di Piombino? Su quali prodotti siderurgici puntare? Realizzare o no il forno elettrico chiesto a gran voce dai sindacati? Il consiglio di ieri non ha chiarito niente di tutto questo. Ma ha segnato almeno un primo passo. Forse già oggi sarà firmato il memorandum che fissa, per contratto, dei tempi stringenti che dovranno condurre all’ingresso di Invitalia nel capitale di Jsw. Entro un massimo di due mesi si dovrà concludere la due diligence, «perché l'ingresso di Invitalia – ha spiegato la viceministra Todde – comporta la valutazione dello stabilimento», e dunque «comporta il fatto che Jindal e Invitalia si devono mettere d'accordo». Le cifre versate da Invitalia saranno interamente impiegate per il revamping dei treni di laminazione dello stabilimento di Piombino, che necessitano di una riqualificazione urgente. Dal canto suo la viceministra Todde pare intenzionata a premere sull’acceleratore. Ha già annunciato la convocazione di un tavolo interministeriale su Piombino e ha avvertito pubblicamente Jsw: «Il governo è disponibile a investire, vuole far parte della governance, ma all’azienda deve essere chiara una cosa: non siete gli unici player sul mercato. Ora basta perdere tempo, dobbiamo dare risposte a lavoratori e territorio».

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